Rogatoria: che significa e come funziona
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Antonio Ciotola
 


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Rogatoria: che significa e come funziona

Rogatoria interna e rogatoria internazionale: caratteristiche e finalità di un istituto tra amministrazione della giustizia e politica dello Stato.

 

Talvolta capita che una autorità giudiziaria (pensiamo ad esempio all’ufficio del pubblico ministero) debba eseguire un atto di indagine (es. interrogare un testimone) all’estero oppure, anche se in Italia, in una circoscrizione diversa rispetto alla sua competenza territoriale ed alla sua giurisdizione: la rogatoria è appunto quell’istituto la cui funzione è quella di rendere possibile, per l’autorità giudiziaria, il compimento di atti processuali e/o la raccolta di elementi di prova presso una diversa autorità giudiziaria, italiana o straniera.

 

 

Rogatoria interna e rogatoria internazionale

Tradizionalmente, e nel linguaggio comune, si suole distinguere tra “rogatoria interna” e “rogatoria internazionale”, a seconda che la richiesta del compimento dell’atto processuale venga avanzata (o sia richiesta) ad una autorità giudiziaria italiana (es. il Tribunale di Napoli lo richiede al Tribunale di Ancona) ovvero ad una autorità giudiziaria straniera.

In senso più strettamente tecnico-giuridico il termine rogatoria dovrebbe essere riferito esclusivamente alle richieste internazionali poiché, nel caso di richiesta interna, sarebbe più corretto parlare di “atto di delega” (es. il pubblico ministero di Roma “delega” il p.m. di Milano affinchè, quest’ultimo, interroghi un testimone a Milano e trasmetta poi il verbale dell’interrogatorio all’ufficio di Roma).

 

Cercando di semplificare, possiamo dire che, quando nel corso di un indagine o di un processo (penale o civile) debbano compiersi atti ricadenti nella competenza territoriale o nella giurisdizione di un’altra autorità giudiziaria, l’ufficio presso il quale è incardinata l’indagine (o il processo) avanza “richiesta di rogatoria”, con la quale si chiede ad altra autorità giudiziaria (italiana o straniera) il compimento di specifici atti, (interrogare testimoni, acquisire documenti e quant’altro ritenuto utile e necessario per la prosecuzione delle indagini o del processo) non ricadenti nella propria competenza territoriale o nella propria giurisdizione.

 

Com’è facile immaginare, la disciplina più complessa è quella delle rogatorie internazionali penali.

 

Per le “rogatorie interne” non vi sono particolari problemi: sia il codice di procedura civile, sia di quello di procedura penale, prevedono il compimento dell’atto “delegato” da parte dell’ufficio giudiziario territorialmente competente, su richiesta dell’ufficio giudiziario incompetente (è agevole comprendere che se così non fosse si potrebbe generare la paralisi della giustizia in tutti i casi in cui sono coinvolti diversi uffici giudiziari) ed il dovere di trasmettere l’atto compiuto in delega all’ufficio giudiziario richiedente.

 

 

Rogatoria internazionale penale: tra giustizia e politica dello Stato

Più complessa è, come si diceva, la disciplina delle “rogatorie internazionali penali” dove vengono in rilievo, anzitutto, gli accordi tra gli Stati nonché le convenzioni internazionali.

 

La disciplina prevista dal codice di procedura penale ha carattere sussidiario, nel senso che, trova applicazione solo nei casi in cui tra gli Stati coinvolti non vi siano specifici trattati. Si tratta di una normativa particolarmente articolata e complessa, coinvolgendo anche profili diversi da quelli strettamente giuridici quali i rapporti diplomatici e politici tra gli Stati.

 

Involgendo (e potendo influenzare) direttamente i rapporti internazionali tra gli Stati, è previsto l’inoltro e la ricezione delle richieste di rogatoria attraverso il ministero della giustizia al quale è riconosciuto un potere di controllo e di blocco delle richieste che possano, ad esempio, sulla base di una valutazione politica, compromettere la sicurezza o gli interessi dello Stato [1].

 

Sono previste, inoltre, una serie di garanzie per così dire accessorie: se, ad esempio, l’autorità giudiziaria italiana richiede all’autorità giudiziaria di un altro Stato la consegna di una persona affinchè quest’ultima possa testimoniare in un determinato processo in Italia, è anzitutto previsto che quel testimone, anche se ricercato nel nostro Paese per determinati reati, non possa, una volta rientrato in Italia per testimoniare, essere arrestato per quei reati. (Salvo che dopo aver testimoniato, continui a permanere in Italia per un certo periodo). Lo Stato straniero, inoltre, potrebbe porre delle specifiche condizioni alla consegna del testimone ed, anche in tal caso, lo Stato italiano dovrebbe rispettarle al fine di rendere possibile l’utilizzazione dell’atto compiuto in rogatoria.

 

Con una certa approssimazione possiamo dire, per concludere, che la rogatoria internazionale (che si distingue tra attiva e passiva, a seconda che sia lo Stato italiano a chiedere ad un altro Stato di compiere certi atti o viceversa) è una procedura complessa che si avvia con una richiesta proveniente dalla corte di appello, inviata al ministero della giustizia, il quale, ove non ricorrano circostanze ostative, la rimette, per via diplomatica, all’autorità giudiziaria dello Stato estero richiedendo all’autorità giudiziaria di quello Stato il compimento di specifici atti processuali.

 

Se tra gli Stati coinvolti sussistono specifici trattati internazionali la disciplina di riferimento è quella prevista dagli stessi trattati.


[1] Art. 723 cod. proc. pen.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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