La mancanza di fiducia nelle istituzioni: l’iperdemocrazia
Editoriali
30 Gen 2016
 
L'autore
Rubbettino
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

La mancanza di fiducia nelle istituzioni: l’iperdemocrazia

Sfiducia nella politica, iperdemocrazia, eccesso di conflitto tra organi dello Stato, inefficienza del sistema giudiziario, applicazione delle norme.

 

Il problema che è proprio la mancanza di fiducia. Mancanza di fiducia da parte dei cittadini nelle istituzioni; in particolare nella politica, per non essere capace di rappresentare con lealtà le istanze o con competenza le necessità della gente: non siamo più convinti, non avendo potuto sceglierle direttamente, di avere eletto in Parlamento le persone migliori. Mancanza di fiducia anche nel governo, per non riuscire a mantenere gli impegni assunti. In parte, perché questi impegni molto spesso sono stati presi a fini prettamente elettorali, senza verificarne la piena sostenibilità, in parte perché la nostra forma di governo è debole, probabilmente voluta così di proposito.

 

Ma anche nella capacità dei governi di raggiungere gli obiettivi dichiarati, a causa delle sempre maggiori interferenze esterne quali, ad esempio, le imposizioni normative che provengono dall’Europa, o, in certi casi, le valutazioni delle agenzie di rating che influiscono, attraverso la valutazione sull’affidabilità del debito, sull’operato dei governi (in particolare in Italia). Queste criticità generano quella che era indicata nella nota che abbiamo ricevuto: l’iperdemocrazia.

 

Un’iperdemocrazia che tende a essere paralizzante, perché legittima il cittadino a intervenire direttamente per la tutela delle proprie istanze che non vede più garantita dalle istituzioni. A questo si aggiunge la rinuncia alla delega da parte della classe politica che sceglie di trasferire, sulla volontà popolare, le decisioni più scomode, spogliandosi di fatto di una responsabilità, pur di mantenere la posizione. L’assoluta incertezza nei tempi di decisione e del diritto rappresenta un’ulteriore criticità, che deriva da una caratteristica della democrazia: la necessità di gestire il conflitto attraverso la mediazione.

 

Purtroppo, questo è un momento in cui sperimentiamo un eccesso di conflitto, soprattutto fra potere centrale e locale, ma anche fra politica e magistratura. Sono innumerevoli e anche recenti, gli esempi di paralisi dovuta alla difficoltà di decidere tra potere legislativo e giudiziario. Il sempre più frequente cambio delle regole poi, non fa che rendere più incerta la messa in opera e l’avanzamento dell’iter decisionale. Una incertezza acuita dalla complessità delle regole stesse, attraverso cui la burocrazia esercita un forte potere d’interdizione da cui, a volte, trae anche illeciti vantaggi.

 

Le innovazioni che possiamo immaginare riguardano innanzitutto il sistema elettorale. Credo sia unanime il consenso sulla necessità di questa riforma. Dobbiamo avere la possibilità di identificare con chiarezza le persone a cui noi attribuiamo la nostra delega e credo sia utile altresì introdurre un limite al numero dei mandati, per evitare che la logica sia sempre quella della ricerca del consenso, a costo di non decidere e non fare. È necessaria la formazione di una maggioranza solida che permetta di prendere delle decisioni, come altrettanto fondamentale è avere una forma di governo più efficace.

 

Per invertire la tendenza alla dilatazione dei tempi è necessaria una forte limitazione degli enti coinvolti nel processo decisionale e un ricorso meno frequente a consultazioni popolari. Un ulteriore miglioramento sarebbe ottenibile dall’applicazione meno diffusa di sospensioni da parte dei tar, magari sostituite, ove fattibile, da un inasprimento del quadro sanzionatorio in caso di accertate irregolarità.

 

L’inefficienza del sistema giudiziario rappresenta una delle maggiori criticità del nostro sistema Paese e uno dei maggiori disincentivi agli investimenti stranieri. Per questo io credo sarebbe molto importante anche al di fuori di quello che sono gli organi di controllo e di governo della magistratura, di avere dei criteri oggettivi e trasparenti, che misurino l’operato dei magistrati in termini di efficienza e che abbiano poi delle ricadute sullo sviluppo di carriera. Sarebbe, inoltre, da valutare con attenzione la possibilità di limitare il numero di gradi di giudizio per contenziosi di minore entità ed estendere, per quanto possibile, l’istituto della mediazione. In generale, per quanto riguarda la pubblica amministrazione, l’applicazione di norme che consentano una elevata mobilità del personale, permetterebbe una maggiore efficienza e un forte contenimento di costi, specie in prospettiva. Per quanto concerne il sistema delle imprese, secondo me, è molto importante che passi sempre più il concetto di sostenibilità in alternativa alla logica del profitto di breve termine.

 

Quando parliamo di sostenibilità parliamo di people profit and planet, cioè quella che è la definizione di sostenibilità data anche dalla Commissione europea. È fondamentale comprendere che la valorizzazione della funzione sociale dell’impresa non è affatto in antitesi col profitto, ma essa stessa lo genera stabilmente. Le analisi dell’Harvard University, hanno verificato come, le aziende che dimostrano maggiore attenzione verso gli stakeholders, sono quelle che ottengono una crescita di valore maggiore attraverso ritorni più stabili e cospicui. Ma è anche necessario che il mondo delle imprese, anche attraverso i suoi sistemi associativi, emargini quegli operatori che, attraverso pratiche opache o addirittura illegali, creano sfiducia e sospetto verso la realtà produttiva italiana.

 

Una maggiore diffusione dell’applicazione delle norme esistenti (es. legge 231) e una applicazione equilibrata delle normative anticorruzione, porterà un indubbio beneficio all’intero sistema Paese. Quindi, in sintesi, come costruire, come recuperare la fiducia? Sicuramente con una maggiore trasparenza da parte della politica, con una maggiore efficienza da parte del sistema della giustizia, e con atteggiamenti più responsabili da parte delle imprese. Non dimentichiamo che la fiducia è una delle chiavi di successo dell’economia. Lo ha sostenuto con efficacia Francis Fukuyama, professore di economia della Johns Hopkins University: il successo di una società è direttamente proporzionale al grado di fiducia che caratterizza la società stessa.

 

la-fiducia-nelle-societa-moderne


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti