Accertamenti fiscali: notifica nulla, il messo è irregolare
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31 Gen 2016
 
L'autore
Angelo Greco
 


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Accertamenti fiscali: notifica nulla, il messo è irregolare

Assunzioni irregolari e vizi di notifica: per poter contestare l’eventuale pignoramento non bisogna ricorrere contro l’atto nullo.

 

È una sentenza allarmante quella emessa qualche giorno fa dalla Cassazione [1] che, sebbene indirettamente, scoperchia un vaso di cui, probabilmente, non si è voluto parlare troppo. Il punto di partenza è: può una notifica di un accertamento fiscale essere valida se effettuata da un soggetto che non sia un postino, un ufficiale giudiziario o un messo comunale? Certamente no; sembrerebbe più un caso “scolastico”, uno di quegli esempi estremi utilizzati dai manuali di diritto per spiegare cosa significhi il concetto di “inesistenza” di un atto giuridico. Eppure, al di là della fantasiosa ipotesi dell’usurpazione di un ruolo pubblico (che certo in Italia viene difficile pensare che qualcuno si metta a fare un lavoro che nessuno gli ha mai chiesto), esistono situazioni a queste equiparabili, che si verificano per esempio quando l’atto di assunzione del postino o del messo notificatore non sia valido o sia scaduto. In tali casi, allora sarebbe nullo l’accertamento fiscale, la notifica della cartella di pagamento di Equitalia e, ovviamente, sarebbe inesistente anche la consegna di qualsiasi atto giudiziario.

 

Che una notifica possa essere invalida perché il messo comunale o il postino, deputato a consegnare l’atto, non sia assunto regolarmente era già un dubbio che era venuto al giudice di Pace di Taranto, tempo fa, quando ebbe a dichiarare nulla la notifica di un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate effettuato da un postino cosiddetto “trimestrale”, ossia assunto con contratti sociali da tre mesi, volti a ridurre le file dei disoccupati. Ed ora la stessa questione si pone per i messi comunali assunti dagli enti locali e dei quali si serve spesso l’Agenzia delle Entrate per notificare i propri avvisi di pagamento.

 

Se n’è accorta “di striscio” la Cassazione, chiamata a decidere sulla richiesta di risarcimento avanzata dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di un Comune per aver utilizzato, per le notifiche degli atti fiscali, dei messi comunali assunti in forza di una delibera non più efficace al momento della notifica degli avvisi. E la Corte non ha dubbi: in questi casi la notifica è invalida, o meglio nulla. La conseguenza è che l’atto fiscale si deve ritenere come mai notificato e, quindi, niente è dovuto dal contribuente.

 

Ma qui viene il bello: come fa il destinatario della notifica a sapere se il postino o il messo comunale che ha bussato alla sua porta è inquadrato con un regolare contratto di lavoro o non si tratta, invece, di un incarico provvisorio, magari scaduto, utilizzato solo per rimpiazzare il titolare della funzione pubblica? L’unica via concessa al contribuente è quella di presentare un’istanza di accesso agli atti amministrativi e chiedere di verificare nome e cognome del soggetto notificante, l’atto di assunzione dello stesso e, quindi, la relativa validità. A questo punto, verificato che il postino o il messo comunale non è “regolare”, non bisogna fare l’errore che hanno fatto i protagonisti della vicenda giudiziale che ha riguardato il caso in questione: non bisogna cioè impugnare la notifica. Questo perché esiste un principio – che la Cassazione richiama nella sentenza in commento – secondo cui l’impugnazione di un atto, la cui notifica è nulla, sana il vizio stesso.

 

In buona sostanza, il nostro ordinamento fa questo ragionamento: scopo della notifica è portare a conoscenza del destinatario un determinato documento, ed è solo questo l’importante, a prescindere dalle forme e dai modi in cui ciò avviene (salvo alcune ipotesi straordinarie). Per cui, se il contribuente impugna la notifica perché sostiene che è viziata, in realtà non sta facendo altro che ammettere di aver ricevuto l’atto in questione; ciò significa che la notifica ha raggiunto il suo scopo, ossia portare a conoscenza del destinatario il contenuto del documento.

 

Vi sembra un gatto che si morde la coda? Che senso ha sostenere che un atto è viziato se, non appena lo si impugna, si sana il vizio? I cinesi sostenevano: “Siediti sulla riva di un fiume ed aspetta: prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico”. Ed è questo il consiglio che la legge dà al contribuente. Se non puoi impugnare l’atto che ti è stato notificato in modo invalido, non puoi fare altro che aspettare la notifica del successivo atto conseguente al primo: di norma un avviso di pignoramento, di ipoteca o di fermo. E impugnare quest’ultimo sostenendo di non aver mai ricevuto il precedente. A quel punto la controparte dovrà fornire la prova contraria ed è allora che apparirà una notifica viziata, di cui il giudice non potrà tenere conto. Dunque, il contribuente vincerà la causa.

 

Questo ragionamento – conclude la Cassazione – non vale solo per la notifica degli atti giudiziari, per i quali, nel caso in cui l’ufficiale giudiziale non sia correttamente assunto, non si parlerebbe più di nullità della notifica bensì di vera e propria inesistenza. La differenza è sostanziale: nel caso di inesistenza – vizio di gran lunga più grave della nullità – l’eventuale impugnazione della notifica non sana il vizio. Dunque, solo in questo caso non ci sarebbe bisogno di attendere il successivo atto e il contribuente potrebbe subito adire il giudice.

 

Alla fine di tutto questo non resta che iniziare a dubitare non solo del contenuto degli atti che ci vengono notificati, ma anche dei soggetti che ce li notificano. Come è facile vedere, le assunzioni irregolari non sono un problema solo degli imprenditori privati.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 9 ottobre 2015 – 28 gennaio 2016, n. 1615
Presidente Di Palma – Relatore Bisogni

Fatto e diritto

Rilevato che:
1. L’Agenzia delle Entrate ha convenuto davanti al Tribunale di Caltanissetta il Comune di Troina chiedendo il risarcimento dei danni subiti dall’erario per effetto della notifica eseguita invalidamente dal Comune, cui l’Agenzia delle Entrate l’aveva affidata, degli avvisi di accertamento ai contribuenti M.N. e D. relativi a cartelle di pagamento IRPEF e ILOR. I contribuenti avevano infatti impugnato davanti alla competente Commissione tributaria le cartelle di pagamento deducendo la invalidità della notifica degli avvisi di accertamento e avevano ottenuto l’accoglimento del ricorso, confermato in appello dalla Commissione tributaria regionale. In particolare ha dedotto l’Agenzia delle Entrate che l’amministrazione comunale aveva illegittimamente affidato la notifica degli avvisi di accertamento a un soggetto che aveva svolto le funzioni di messo comunale per un periodo di sei mesi in forza di una delibera comunale non più efficace al momento della notifica degli avvisi di accertamento. L’inesistenza delle notifichi così eseguite, attribuibile alla responsabilità del Comune di Troina, aveva

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[1] Cass. sent. n. 1615/16.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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