Veranda: abbattimento se antiestetica
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31 Gen 2016
 
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Redazione
 


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Veranda: abbattimento se antiestetica

L’alterazione del decoro architettonico ben può riguardare la parte interna del palazzo e non necessariamente la facciata: è sufficiente una lesione all’insieme delle linee e delle strutture, pure per immobili non di pregio.

 

Sì alla costruzione della veranda sul terrazzo se rispetta le norme in materia urbanistica, e quindi ha ricevuto il permesso a costruire del Comune, e, nello stesso tempo, non altera il decoro architettonico dell’edificio e non ne pregiudica la stabilità. Si tratta di due prescrizioni differenti, con differenti soggetti legittimati ad agire:

 

– la prima normativa, di carattere amministrativo, vede come unica controinteressata la pubblica amministrazione. Il che significa che solo la polizia locale potrà accertare l’illecito e comandare la demolizione (il privato avrà, tutt’al più, la possibilità di una segnalazione, ma null’altro);

– la seconda, invece, di carattere civilistico, ove l’eventuale controparte è il condominio. Dunque, l’amministratore può agire in causa, in difesa dell’intero stabile, per chiedere l’abbattimento della veranda, solo se la stessa non è in linea con l’estetica dell’edificio oppure ne pregiudica la stabilità.

 

Posta la totale autonomia delle due discipline, il ricevimento del parere positivo dell’ente locale non garantisce il proprietario da eventuali contestazioni dei vicini di casa per la violazione delle norme civilistiche, così come l’assenza del permesso a costruire non autorizza l’amministratore a chiederne l’abbattimento per tale ragione (a chiederlo potrà essere solo il Comune).

 

Di recente, la Cassazione si è interessata di tale questione e, soprattutto, è intervenuta ad interpretare il concesso di “decoro architettonico” dello stabile, cui la veranda deve essere rispettosa. Secondo la Corte, la veranda può ledere il decoro architettonico anche se non è posta sulla facciata principale dell’edificio, quella cioè sul lato strada, ma sulla parte interna dello stabile, che chiude la corte. Questo perché “l’alterazione del decoro può riguardare anche una facciata interna” [1].

 

Inoltre, ricordano i supremi giudici, per decoro architettonico del fabbricato, ai fini della tutela prevista dal codice civile [2], deve intendersi l’estetica dell’edificio, costituita dall’insieme delle linee e delle strutture ornamentali che ne costituiscono la nota dominante ed imprimono alle varie parti di esso una sua determinata, armonica fisionomia, senza che occorra che si tratti di edifici di particolare pregio artistico. Questo significa che anche un palazzo di periferia, con un’estetica piuttosto basilare e senza particolari rifiniture di pregio, può essere pregiudicato, nel suo insieme, dalla costruzione di una veranda.

 

Attenzione però: il fatto che in una occasione la Suprema corte si sia espressa in tal senso, riferendosi a una veranda realizzata da un condomino sulla terrazza a livello del proprio appartamento nella parte retrostante il fabbricato, non implica che tale pronuncia possa calzare per ogni occasione. Al giudice resta dunque il compito di stabilire, volta per volta, se in concreto ricorre il denunciato danno all’aspetto della facciata, esterna o interna che sia.


[1] Cass. sent. n. 1718/16 del 29.01.2016.

[2] Art. 1120 cod. civ.

 


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