Quali nomi si possono dare a bambini e bambine?
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31 Gen 2016
 
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Redazione
 


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Quali nomi si possono dare a bambini e bambine?

Si può dare a una bambina il nome Andrea, le regole sui nomi ridicoli, vergognosi, stranieri, di sesso diverso: cosa prevede la legge sull’anagrafe.

 

Esistono delle norme di legge anche in materia di nomi da dare ai bambini: la legge lascia completamente liberi i genitori, purché nel rispetto di determinate regole di cornice che vedremo di seguito.

 

 

Si può dare un nome straniero a un bambino?

Nel caso degli stranieri, i relativi nomi – legittimi anche in Italia – devono essere espressi in lettere dell’alfabeto italiano, incluse le lettere J, K, X, Y, W.

 

 

Quali sono i nomi ridicoli?

In Italia è vietato dare nomi ridicoli o vergognosi, tali cioè da costituire fonte di discredito e di vergogna per l’uomo o la donna che lo porterà. Il concetto è, ovviamente, rimesso alla valutazione dell’ufficiale dell’anagrafe, che dovrà stabilire se accettare o opporsi all’indicazione fatta dai genitori in sede di registrazione e, in caso di opposizione da parte di questi, al giudice che deciderà il caso.

 

Per esempio, è stato ritenuto offensivo il nome “Venerdì”. A riguardo, riportiamo la massima della Corte di Appello di Genova [1]: “Posto che è vietato imporre ad un bambino un nome ridicolo, pertanto inusuale, strano, bizzarro, va rettificato il nome “Venerdì” imposto ad un bambino dai genitori, che è quello di un giorno della settimana, oltretutto evocante notoriamente connotazioni negative, di sfortuna, ed inoltre riferibile ad un personaggio letterario caratterizzato da un ruolo di sudditanza e di inferiorità”.

 

“I concetti di ridicolo e di vergognoso, d’altra parte, sono estremamente vaghi, ai limiti dell’irriducibilmente soggettivo, specie il primo, senza altro riscontro nell’ordinamento. Secondo uno dei più prestigiosi dizionari della lingua italiana, ridicolo è ciò «che suscita riso, derisione, schernocurioso, stravagante; per estensione è ancora impensabile, incredibile, assurdo, inaccettabile», vergognoso (o piuttosto vergogna) è ciò che può essere fonte «di disonore o riprovazione, o che è considerato indecente, impudico, impuro» [2].

 

Quali nomi possono allora ritenersi ridicoli e (piuttosto che «o», nonostante il tenore apparentemente letterale della norma) vergognosi, quindi vietati?

In mancanza di riferimenti giurisprudenziali possono farsi solo mere ipotesi: sarebbero sicuramente illeciti nomi corrispondenti a parole o espressioni del turpiloquio, o esprimenti caratteristiche fisiche negative, menomazioni, malattie, specie se proprie della persona cui il nome è imposto; ciò anche se si tratta talora di diffusi soprannomi (Gobbo, Guercio…).

Ragionamento non diverso dovrebbe valere per riferimenti razziali o etnici se percepiti, anche in passato, negativamente” [2]

 

Non dovrebbero comunque ammettersi nomi di personaggi storici unanimemente riprovati, contemporanei o del passato (Bin Laden, Adolf Hitler, Yack the Ripper) o anche di personaggi letterali e comunque del mondo della fantasia (cinema, fumetto…) connotati negativamente: DraculaGambadilegno (ma potrebbe ammettersi un Topolino o un Paperino? Verosimilmente no).

Anche qui però occorre prudenza: Ponzio Pilato è un nome connotato negativamente, per la cultura occidentale, ma per la chiesa ortodossa è un santo, mentre per noi Attila è «il flagello di Dio», mentre in Ungheria è un nome molto diffuso [2].

 

 

Si può chiamare un figlio con il nome dei genitori o Junior?

Il nome del bambino non può essere lo stesso del padre o della madre, purché vivente, neanche se seguito dall’aggiunta “Junior” o Jr. Si può però aggiungere un secondo nome (se il padre si chiama Carlo, il figlio potrà chiamarsi Carlo Alberto; se la madre si chiama Lisa, la figlia potrà chiamarsi Rosa Lisa).

 

 

Si può chiamare una bambino con un nome di bambina e viceversa?

La legge vieta di dare un nome di donna a un uomo e viceversa. È possibile però dare, come secondo nome, a un maschietto il nome Maria.

 

 

Si può chiamare una bambina Andrea?

L’unica eccezione alla regola appena enunciata è quella del nome Andrea che, in gran parte degli altri Stati è considerato un nome adattabile tanto ai maschietti quanto alle femminucce. Sulla questione, comunque, si è aperto in passato un ampio dibattito giurisprudenziale, tra chi era favorevole e chi invece contro. Alla fine è prevalso il sì: la Cassazione, infatti, nel 2012 [3], ha ritenuto lecito chiamare una bambina “Andrea”, anche se i genitori non sono stranieri e, quindi, non hanno diverse tradizioni e usi da rispettare.

Secondo la Corte, il nome Andrea adattato a una femminuccia non è né eccentrico, né ridicolo, né ormai lede la dignità della persona. Difatti, la nostra società, ormai globalizzata, conosce diversi fattori di interferenza tra le varie culture e quindi consente di ritenere leciti anche nomi presi in prestito da tradizioni differenti da quella italiana.

 

Stando così l’interpretazione del più alto collegio giurisprudenziale, è possibile immaginare di dare anche un nome africano, jamaicano o americano a un bambino italiano. Più problematico potrebbe essere un nome espresso, in origine, con caratteri di un alfabeto diverso da quello italiano (si pensi a un nome giapponese); come si è detto in apertura, infatti, ogni nome deve poter essere scritto con i caratteri del nostro alfabeto, comprese le lettere J, K, X, Y, W.

 

 

Si può chiamare un figlio con un nome di una località geografica?

Sebbene vietato in passato, oggi si ammette sempre di più la possibilità di chiamare un bambino con nomi presi in prestito dalla cartina geografica, come per esempio Asia, Europa, America.

 

“Così esistono da sempre nomi propri di evidente derivazione geografica, a partire proprio da Italia, Italo, Romano; talora si tratta di nomi di origine classica (Germano, Germana), altre volte l’ascendenza è «patriottica» (specie con riferimento a quelle che un tempo si definivano terre irredente: Pola, Spalato, Istria, anche nella versione Istria RedentaDalmazio, che peraltro era anche un santo, ecc.).

Non sono mai mancati cognomi usati come nomi: basti ricordare il «patriottico» Menotti, che è il cognome di un martire del risorgimento (la «moda» fu lanciata da Garibaldi, che lo scelse per un suo figlio). D’altronde è frequente anche l’inverso, cioè la trasformazione di prenomi in cognomi” [2].

 

Quanti nomi si possono dare a un bambino?

In Italia è possibile dare fino a massimo di tre nomi a un bambino. Tali nomi possono essere separati da virgola o meno. Solo nel primo caso, però, negli estratti e nei certificati rilasciati dall’ufficiale dello stato civile e dall’ufficiale di anagrafe deve essere riportato solo il primo dei nomi. Il bambino potrà firmarsi, ovviamente, con tutti i nomi utilizzando la virgola.

 

Ulteriori nomi possono essere aggiunti solo in sede di battesimo in Chiesa, per chi decide ovviamente di aderire a tale funzione sacramentale: i nomi scelti all’atto del battesimo, però, non avranno valore ai fini civilistici e, quindi, non compariranno mai negli estratti anagrafici.

 

 

Nomi di origine naturale

Ai figli di cui non sono conosciuti i genitori non possono essere imposti nomi o cognomi che facciano intendere l’origine naturale, o cognomi di importanza storica o appartenenti a famiglie particolarmente conosciute nel luogo in cui l’atto di nascita è formato. Quindi non è possibile mettere ad esempio il cognome “Rossi” ai trovatelli se tale è il cognome degli effettivi genitori naturali.

 

 

Che succede se si sceglie un nome non lecito?

Se la coppia di coniugi si ostina nel voler dare al proprio figlio un nome di quelli non consentiti, l’ufficiale dello Stato Civile lo avverte del divieto e, se il dichiarante persevera nella sua intenzione, è comunque tenuto a formare l’atto di nascita non potendosi rifiutare dall’effettuare la registrazione, né potendo registrare il bambino con un nome diverso. Tuttavia, l’ufficiale di Stato civile dovrà subito darne notizia al procuratore della Repubblica ai fini dell’eventuale avvio del giudizio di rettificazione del nome. In seguito alla segnalazione, infatti, il Procuratore, a sua discrezione, decide se attivarsi o meno per chiedere una sentenza di rettifica del nome.

 

Pertanto in materia di scelta del nome il legislatore ha optato per lasciare grande libertà ai genitori, salvo il giudizio di rettifica che eventualmente il Procuratore voglia intraprendere dietro la segnalazione dell’ufficiale di Stato civile.

 

 

Che succede se uno dei due genitori registra il figlio con un nome che non piace all’altro?

Il genitore che non abbia partecipato alla procedura di registrazione del figlio all’anagrafe e scopra che l’altro genitore ha scelto un nome diverso da quello concordato o, comunque, un nome a lui non gradito può opporsi solo nel caso in cui detto nome sia ridicolo o vergognoso o di origine naturale. Per l’opposizione dovrà fare un’apposita istanza alla Prefettura. A decidere sarà il Prefetto con apposito decreto.


[1] C. App. Genova sent. del 10.11.2007.

[2] Così G. Casaburi in Giur. Merito fasc. 2, 2009.

[3] Cass. sent. n. 20385 del 20.11.2012.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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