Elusione fiscale: assoluzione retroattiva
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31 Gen 2016
 
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Redazione
 


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Elusione fiscale: assoluzione retroattiva

Retroattiva la riforma che esclude la punibilità penale dell’abuso del diritto: la Cassazione sulle sanzioni per gli illeciti fiscali prima del d.lgs. 128 del 2015.

 

Nessuna condanna penale, ma solo una sanzione amministrativa, per chi ha commesso un atto di elusione fiscale (o meglio, un “abuso del diritto”) prima della riforma delle sanzioni fiscali entrata in vigore ad ottobre dell’anno scorso [1]. La Cassazione è tornata sul tema della retroattività della legge che ha elevato le soglie di punibilità di numerosi illeciti penali e ha riscritto completamente l’abuso di diritto, la pratica cioè di utilizzare strumenti formalmente leciti (un atto di vendita, una donazione, ecc.) allo scopo di conseguire un vantaggio fiscale non dovuto. Il cosiddetto principio del “favor rei” impone infatti, nel caso di successione nel tempo di due leggi penali, l’applicazione di quella più favorevole al colpevole. Così, le nuove regole si applicano anche agli illeciti commessi prima dell’entrata in vigore della riforma ed a quelli il cui procedimento è stato avviato o si è concluso con sentenza non ancora definitiva.

 

Ribadendo questo principio in favore del contribuente la Corte di cassazione, con la sentenza in commento [2], ha anche affermato che sui beni da confiscare il presunto evasore non può esprimere alcuna preferenza.

 

 

La depenalizzazione è retroattiva

L’elusione fiscale non è più reato se non c’è frode: la stessa Cassazione, con sentenza dello scorso ottobre, aveva già affermato che, una volta accertato che la condotta contestata come illecita si esaurisca effettivamente in una mera operazione abusiva, non si applica più il codice penale; lo stesso deve applicarsi anche alle operazioni poste in essere prima dell’entrata in vigore della riforma.


[1] D.lgs. 128 del 2015

[2] Cass. sent. n. 3876/16 del 29.01.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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