Accertamento a tavolino: il contraddittorio è obbligatorio
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31 Gen 2016
 
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Accertamento a tavolino: il contraddittorio è obbligatorio

Avviso preventivo entro sessanta giorni dall’accertamento, obbligo di attivazione del contraddittorio anche negli accertamenti senza accesso ai locali dell’impresa: l’amministrazione è tenuta a redigere il pvc.

 

Prima di emettere l’accertamento fiscale, scattato a seguito di un controllo “a tavolino” dell’Agenzia delle Entrate, ossia senza l’accesso nei locali del contribuente o dell’azienda, l’amministrazione finanziaria è obbligata a redigere il verbale di chiusura delle indagini (il cosiddetto pvc), a notificarlo all’interessato e ad invitarlo, entro 60 giorni, a fornire chiarimenti di persona o presentando documento. È il cosiddetto contraddittorio preventivo che è obbligatorio sempre, anche per gli accertamenti appunto “a tavolino”, effettuati comodamente dal computer delle Entrate a tavolino. È quanto emerge dalla recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna [1].

 

 

Cos’è il controllo a tavolino?

I controlli a tavolino sono le verifiche eseguite presso la sede dell’ufficio in base alle notizie acquisite da altre pubbliche amministrazioni o da terzi, oppure fornite direttamente dal contribuente mediante la compilazione di questionari o in sede di colloquio presso l’ufficio.

 

 

Il diritto del contribuente a presentare osservazioni

Secondo la sentenza in commento, nel momento in cui l’Agenzia delle entrate attiva controlli a vario titolo (accertamenti bancari, richieste di documentazione contabile, invio di questionari e così via) nei confronti di una società o di qualsiasi altro contribuente non vi è ragione per cui, mancando l’accesso fisico ai locali dell’impresa (come, appunto, nei controlli “a tavolino”), non debba essere emesso il processo verbale di constatazione e attivato il contraddittorio (come, invece, è obbligatorio per i controlli presso la sede del contribuente).

 

I giudici della CTR emiliana ritengono, infatti, che l’ambito di applicazione della norma [2] secondo cui il contribuente può comunicare entro sessanta giorni dal rilascio del verbale le proprie osservazioni e richieste all’ufficio impositore, non può essere circoscritto ai soli casi di “attività materiale” di verifica presso gli uffici del contribuente stesso, specie nei tempi odierni in cui la maggior parte dei controlli avviene per via telematica, ma vada invece esteso anche a tutti i casi in cui i controlli avvengono “a tavolino”.

 

 

La vicenda

Con queste motivazioni è stato accolto il ricorso di un contribuente, destinatario di un avviso di accertamento a seguito di indagini bancarie, in quanto non era stato rispettato il termine dilatorio di sessanta giorni dalla consegna del verbale di constatazione: nel caso di specie il verbale di chiusura delle operazioni era risultato omesso

 

 

I precedenti della Cassazione

La questione era stata già affrontata, nello scorso mese di dicembre, dalle Sezioni Unite della Cassazione le quali, invece, avevano fornito una soluzione parzialmente diversa: in caso di controlli “a tavolino”, non esistono norme che prevedono l’obbligo del contraddittorio preventivo per i soli “tributi non armonizzati”, ossia per quelli non rientranti nella disciplina prevista dall’Unione Europea (come Irpef, Irap e Ires); per cui l’assenza dell’avviso spedito al contribuente non rende invalido l’accertamento fiscale. Diverso il discorso per i tributi come l’Iva (che, invece, ha natura comunitaria) per i quali invece la notifica del pvc e il contraddittorio preventivo entro 60 giorni è obbligatorio (leggi a riguardo: “Accertamenti fiscali a sorpresa”) e la mancata attivazione del contraddittorio amministrativo comporta l’invalidità dell’atto di accertamento, purché il contribuente dimostri che, in tale sede, avrebbe potuto produrre elementi difensivi.

 

In particolare sono stati enunciati i seguenti principi di diritto:

 

– differentemente dal diritto dell’Unione europea, la legge italiana non impone all’Agenzia delle Entrate che stia per emettere un provvedimento lesivo dei diritti del contribuente un obbligo di contraddittorio, comportante, in caso di violazione, l’invalidità dell’atto;

 

– ne consegue che, in tema di tributi “non armonizzati”, l’obbligo dell’Amministrazione di attivare il contraddittorio, pena l’invalidità dell’atto, sussiste esclusivamente in relazione alle ipotesi, per le quali siffatto obbligo risulti specificamente sancito;

 

– in tema di tributi “armonizzati”, invece, avendo luogo la diretta applicazione del diritto dell’Unione Europea, la violazione dell’obbligo del contraddittorio da parte dell’Agenzia delle Entrate comporta in ogni caso, anche in campo tributario, l’invalidità dell’atto, purché, in giudizio, il contribuente spieghi, in concreto, le ragioni che avrebbe potuto far valere, qualora il contraddittorio fosse stato tempestivamente attivato, e che l’opposizione di dette ragioni (valutate con riferimento al momento del mancato contraddittorio), si riveli non puramente pretestuosa e tale da configurare, in relazione al canone generale di correttezza e buona fede e al principio di lealtà processuale, sviamento dello strumento difensivo rispetto alla finalità di corretta tutela dell’interesse sostanziale, per le quali è stato predisposto.

 

In altri termini in materia di Iva non basta la mancata attivazione del contraddittorio per l’annullamento dell’atto ma il contribuente ha l’onere di allegare le ragioni e le argomentazioni che avrebbe proposto qualora il contraddittorio si fosse tenuto e sempreché le stesse non abbiano natura pretestuosa.

 

 

Statuto dei contribuenti alla Corte Costituzionale

La posizione della CTR Emilia Romagna, però, non è isolata e non pochi sono i giudici di merito secondo i quali il contraddittorio amministrativo preventivo è sempre obbligatorio, non solo per controlli presso la sede dell’azienda, ma anche per quelli a tavolino, nonostante si tratti di tributi non disciplinati dalla Comunità europea. Tanto è vero che, di recente, la CTR Toscana ha rinviato l’ultima parola alla Corte Costituzionale [3]: il sospetto è che lo Statuto del Contribuente [4] sia incostituzionale nella parte in cui prevede una disparità di trattamento tra contribuenti che ricevono l’accertamento presso la propria sede (nel qual caso è previsto espressamente l’obbligo del contraddittorio preventivo e il termine di 60 giorni per presentare proprie difese) e contribuenti che subiscono, invece, l’accertamento a tavolino (nel qual caso, invece, non esistono norme espresse che attribuiscono tale diritto).

 

Questa diversità di trattamento, secondo la Commissione tributaria toscana, risulta irragionevolmente discriminatoria in relazione a quei contribuenti che non hanno subito accesso o verifica nei locali. Di fatto, quindi, si genera una disparità: “Alcuni hanno diritto al contraddittorio altri no in relazione al fatto – in sé non pertinente- di aver subito un’ispezione”. Il collegio si dice scarsamente convinto anche dell’eventuale controobiezione secondo la quale in presenza di un’ispezione c’è, o ci può essere, l’acquisizione di dati e documenti non forniti dal contribuente mentre se i dati sono stati forniti dal contribuente in fondo c’è una sorta di contraddittorio preventivo. “L’osservazione non copre infatti – si legge in motivazione – la gamma intera delle possibili circostanze di fatto”. Qualche esempio? Prendiamo un accertamento emesso a carico di un soggetto in base a documenti di pertinenza di un altro imprenditore, reperiti in un accesso nella azienda di quest’ultimo. Il soggetto accertato potrebbe essere completamente all’oscuro delle informazioni individuate dall’amministrazione finanziaria e si vedrebbe notificare un accertamento esecutivo. E ancora “qualcosa di simile accade qualora un accertamento venga emanato sulla base di documenti forniti da terzi, così come accaduto per la lista Falciani; o di dati bancari ricavati da un conto neppur direttamente riconducibile al contribuente, ma di pertinenza di altro soggetto (come il coniuge) che si ipotizzi a lui collegato”


[1] CTR Emilia Romagna, sent. n. 337/8/15.

[2] Art. 12 comma 7 della legge 212/00.

[3] CTR Toscana ord. n. 736/1/2016.

[4] Art. 4, co. 7, legge n. 212/2000.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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