Somme corrisposte per sbaglio dall’Inps: quando non vanno restituite?
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1 Feb 2016
 
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Noemi Secci
 


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Somme corrisposte per sbaglio dall’Inps: quando non vanno restituite?

Pagamento indebiti sulla pensione da parte dell’Inps: quando si applica la sanatoria e le somme non devono essere restituite.

 

Anche se nella maggioranza dei casi è l’Inps ad erogare una pensione minore di quella spettante, capita non di rado che l’Istituto versi ai pensionati degli importi aggiuntivi non dovuti: questo accade, ad esempio, se cambia la situazione reddituale del contribuente (per quelle prestazioni soggette al limite di cumulo), o la situazione personale (laddove l’erogazione del trattamento sia soggetta a particolari requisiti), o, ancora, per l’intervento di norme o sentenze successive, che cambiano le condizioni della prestazione.

 

In queste ipotesi, dover restituire la somma, per il pensionato, costituisce un notevole problema, specie se l’importo dell’indebito è alto: vi sono però, a tutela del cittadino, delle sanatorie previste dalla legge, secondo le quali, in determinate ipotesi, nulla deve essere restituito all’Inps. Vediamo i casi in cui si possono applicare.

 

 

Prescrizione degli indebiti

In primo luogo, i pagamenti indebiti effettuati dall’Inps sono soggetti all’ordinario termine di prescrizione decennale: pertanto, trascorsi 10 anni dal pagamento, l’Inps non può più richiedere la somma indietro.

 

 

Sanatoria degli indebiti

Una nota legge [1], applicabile a tutti gli indebiti successivi al 31 dicembre 2000, prevede la sanatoria per le somme non dovute, erogate dall’Inps in base a un provvedimento formale e definitivo: il provvedimento, perché gli importi non siano ripetibili, deve risultare viziato da un errore di qualsiasi natura imputabile all’Istituto, escluse le ipotesi in cui l’indebita percezione è dovuta a dolo dell’interessato.

 

La norma prevede, invece, la restituzione degli indebiti, qualora il pensionato sia a conoscenza di fatti che incidono sul diritto alla pensione o sulla sua misura, e non li segnali, a meno che l’Ente non fosse già informato.

 

 

Sanatoria per errore contestuale alla liquidazione della pensione

Se l’Ente incorre in un errore contestuale al provvedimento di liquidazione della prestazione, o di ricostituzione della stessa, i pagamenti indebiti rientrano nella sanatoria se:

 

– sono stati effettuati sulla base di un provvedimento formale e definitivo;

 

– il provvedimento è già stato comunicato al pensionato;

 

– il provvedimento risulta viziato da un errore imputabile all’Istituto: lo sbaglio può anche consistere in una mancata o erronea valutazione, ai fini del diritto o della misura della prestazione, di redditi già conosciuti dall’Istituto [2].

 

Se l’interessato non comunica all’Istituto, o comunica parzialmente, eventuali fatti, sconosciuti all’Ente, che possono avere delle conseguenze sul diritto o sulla misura della prestazione, è esclusa l’imputabilità dell’errore all’Inps: conseguentemente, le somme indebitamente erogate sono integralmente recuperabili.

 

Qualora invece l’interessato comunichi la sussistenza di fatti che incidono sul diritto o sulla misura della prestazione, e l’Inps continui a erogare per intero le somme, quanto indebitamente percepito dal pensionato non può più essere recuperato.

 

 

Sanatoria per errore successivo alla liquidazione della pensione

Può capitare, inoltre, che siano erogati degli importi non spettanti, a causa di un errore successivo al provvedimento di liquidazione della prestazione: questo può essere dovuto alla mancata o tardiva applicazione di una norma, oppure al mutamento della situazione di fatto che incide sul diritto o sulla misura della pensione.

 

In pratica, si verifica tale situazione quando la prestazione viene liquidata in modo corretto, ma intervengono, posteriormente, delle norme o dei fatti in base ai quali il provvedimento di liquidazione della pensione deve essere riformato.

 

In queste ipotesi, si applica la sanatoria (quindi non possono essere richiesti gli indebiti) se le somme sono state erogate sulla base di una valutazione errata, da parte dell’Inps, dei fatti intervenuti successivamente al provvedimento e conosciuti dall’Ente.

Non può invece essere applicata la sanatoria se i fatti non erano conosciuti dall’Inps e sussisteva l’obbligo, da parte dell’interessato, di dichiararli.

 

 

Indebiti derivanti da errori sui redditi

Se le somme indebite liquidate al pensionato derivano da una valutazione mancata o errata dei redditi del pensionato, la situazione è più complessa.

 

In primo luogo, l’INPS ha l’onere di verificare ogni anno i redditi che possono incidere sulla misura o sul diritto alle prestazioni previdenziali: inoltre, esiste un preciso termine [3] entro il quale l’Istituto può procedere al recupero delle somme indebitamente erogate, superato il quale gli importi non dovuti non possono più essere richiesti indietro.

 

In particolare:

 

– se i redditi che hanno inciso su diritto o misura della pensione non erano, in principio, conosciuti dall’Istituto, l’indebita erogazione delle somme deve essere notificata entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello di conoscenza dei redditi;

 

– se i redditi incidenti su diritto o misura della pensione sono compresi nella dichiarazione annuale (730 o Modello Unico), l’indebita erogazione delle somme deve essere notificata entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello della dichiarazione.

 

In caso contrario, le somme non possono essere chieste indietro (eccettuate le ipotesi di dolo del contribuente).

 

 

Modalità di recupero degli indebiti

Nei casi in cui l’Inps può procedere al recupero delle somme indebite, queste devono essere corrisposte mediante una delle seguenti modalità:

 

compensazione con crediti del pensionato nei confronti dell’Inps: sono esclusi dalla compensazione gli assegni al nucleo familiare (Anf), la pensione o l’assegno sociale ed i trattamenti di invalidità civile, a meno che il debito e il credito del pensionato si riferiscano a prestazioni erogate allo stesso titolo e per lo stesso periodo;

 

trattenute sulla pensione: in questo caso, il recupero può essere effettuato entro 1/5 della somma delle pensioni in pagamento, ferma restando la salvaguardia del trattamento minimo, e senza interessi, a meno che la percezione non spettante sia dovuta a dolo dell’interessato; nessun recupero può essere effettuato sugli Anf, le pensioni e gli assegni sociali, e sui trattamenti di invalidità civile, se non per indebiti relativi allo stesso tipo di prestazione;

 

pagamento con rimesse in denaro: a seconda della situazione del debitore e dell’importo dovuto, l’Inps può stabilire un piano di recupero della durata massima di 24 mesi, salvo situazioni eccezionali.


[1] Art.13, L. 412/91.

[2] Inps Circ. n. 31/2006.

[3] C. Cost. sent. n. 166/1996.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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