Stop mantenimento al figlio fuoricorso all’università
Lo sai che?
1 Feb 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Stop mantenimento al figlio fuoricorso all’università

Non deve pagare l’assegno di mantenimento il genitore se il figlio è indietro con gli esami e non dimostra di valorizzare gli sforzi dei genitori.

 

“Onora il padre e la madre” non è solo un comandamento religioso, ma anche giuridico: il figlio, infatti, che non ha il benché minimo rispetto per gli sforzi economici sostenuti dai propri genitori, tra loro separati, per mantenerlo all’università e, pur iscritto ai corsi, dimostra uno scarsissimo rendimento, restando indietro con gli esami, perde il diritto ad essere mantenuto. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza di questa mattina.

 

 

L’assegno di mantenimento non è per i perditempo

L’obbligo dei genitori di mantenere il figlio fino all’indipendenza economica è previsto sia nel caso in cui la coppia sia sposata, sia qualora intervenga la separazione o il divorzio. In questi ultimi due casi, il giudice fissa la misura dell’assegno di mantenimento che il coniuge non collocatario (ossia colui che non convive coi figli) deve versare all’altro o, se maggiorenne, allo stesso figlio.

 

La legge, però, dice che l’obbligo di mantenimento sussiste non per chi, invece, sta in panciolle sul divano e non tenta di rendersi autonomo. Come spiega la Suprema corte, il dovere di mantenimento del figlio maggiorenne cessa ove il genitore onerato dia prova che il figlio abbia raggiunto l’autosufficienza economica oppure quando il genitore provi che il figlio, pur posto nelle condizioni di raggiungere una autonomia economica, non ne abbia tratto profitto, sottraendosi volontariamente allo svolgimento di una attività lavorativa adeguata e corrispondente alla professionalità acquisita.

 

Lo stesso discorso va fatto nel caso di studenti universitari “ad oltranza”. Non si può rimanere una vita sui banchi di scuola e così, chi non mostra alcuno sforzo per passare gli esami, perde non solo la possibilità di laurearsi, ma anche l’assegno di mantenimento del genitore.

 

Nel caso esaminato – scrive la Corte – i genitori hanno dato a entrambi i figli la possibilità di frequentare l’università, ma senza brillanti risultati da parte di questi ultimi. Pertanto, l’assegno di mantenimento va revocato.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 29 settembre 2015 – 1 febbraio 2016, n. 1858
Presidente Di Palma – Relatore Dogliotti

Svolgimento del processo

Con ricorso in data 26/11/20121 S.R. chiedeva la modifica delle condizioni di divorzio di cui alla sentenza 30 luglio 2001 del Tribunale di Napoli tra essa E.V. che aveva posto a suo carico un contributo di lire 800.000 mensili per il mantenimento dei figli (omissis) e (omissis), conviventi con il padre .
L’ E. non si era costituito in giudizio.
Con decreto in data 09/05/2013 il Tribunale di Napoli rigettava la domanda di revoca dei l’assegno, disponendo che la somma fosse versata direttamente ai figli maggiorenni, ma non autosufficienti economicamente.
Proponeva reclamo la S., insistendo per la revoca del contributo al mantenimento dei figli.
Non si costituiva l’E..
La Corte di Appello di Napoli, con decreto depositato in data 25/10/2013, in accoglimento del reclamo revocava il predetto contributo.
Ricorre per cassazione l’E..
Resiste con controricorso la S..

Motivi della decisione

Con il primo motivo il ricorrente lamenta violazione degli artt. 101, comma 1, 291, comma 2, 171 cpc. ma per violazione del principio del contraddittorio , essendo

Mostra tutto

[1] Cass. sent. n. 1858/2016.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti