Violenza sessuale: reato toccare la scollatura e lo spazio tra i seni
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1 Feb 2016
 
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Violenza sessuale: reato toccare la scollatura e lo spazio tra i seni

L’uomo che mette una mano nella camicetta della donna, arrivando solo a sfiorare la scollatura e non i seni commette ugualmente reato.

 

Toccare la parte del petto posta fra i due seni di una donna contro la sua volontà configura il reato di violenza sessuale consumata e non quello di violenza sessuale tentata o ancora quello di molestia. La linea di demarcazione tra i due seni rientra tra le parti intime di una persona ed è da considerarsi una zona erogena. È quanto chiarito dalla Corte di Appello di Palermo in una recente sentenza [1].

 

 

La vicenda

Un uomo, dopo aver tentato di abbracciare una ragazza di ritorno da scuola, aveva messo la mano nella sua maglietta, dentro la scollatura, toccandole così il petto nella linea di demarcazione che distingue i due seni.

La difesa si è concentrata nel convincere il giudice della tesi secondo cui la linea di demarcazione tra i due seni non può essere considerata come una zona erogena e, pertanto, non potrebbe trattarsi di violenza sessuale consumata, ma, al massimo, tentata o, eventualmente, di molestia.

 

 

La violenza sessuale riguarda tutte le zone erogene

Il codice penale [2] sanziona il delitto di violenza sessuale definendolo come l’azione di chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali. È quindi necessaria una sopraffazione fisica, anche nel compimento insidioso dell’azione criminosa, tale da superare la contraria volontà della vittima in ordine all’invasione della sua sfera della libertà sessuale.

 

Perché si configuri violenza sessuale consumata, però, è necessario raggiungere una parte erogena del corpo della donna. Tale è stata considerata, in passato, la coscia, le natiche e il petto prima ancora di raggiungere il seno. Dunque, tutte le volte in cui la condotta dell’imputato si estrinseca nel toccamento di una parte intima del corpo della persona offesa, come appunto la zona del petto posta tra i due seni, che deve considerarsi come una delle zone erogene “suscettibili di eccitare la concupiscenza sessuale, anche se in modo non completo e di breve durata”, scatta il reato di violenza sessuale consumata. A tal fine, infatti, è del tutto irrilevante che il soggetto attivo consegua la soddisfazione erotica.


La sentenza

Corte d’Appello di Palermo – Sezione III penale – Sentenza 6 luglio 2015 n. 2605

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

La Corte di Appello del distretto di Palermo, Terza Sezione Penale

Composta dai Signori:

1. Presidente Dott. RAIMONDO LOFORTI

2. Consigliere Dott. EGIDIO LA NEVE (relatore)

3. Consigliere Dott. MARIO CONTE

il 12/06/2015 con l’intervento del Pubblico Ministero rappresentato dal Sostituto Procuratore Generale della Repubblica Dott. GI.FI. e con l’assistenza del Cancelliere El.Ba.

Ha emesso e pubblicato la seguente:

SENTENZA

Con sentenza del 27.5.2013 il Tribunale di Marsala ha dichiarato El.Br. colpevole del reato di violenza sessuale consumata, così qualificata l’originaria imputazione, in danno di Ma.Ma. – commesso in (…) – e, con la circostanza attenuante del fatto di minore gravità e le circostanze attenuanti generiche, lo ha condannato alla pena di anno uno e mesi due di reclusione, con pena sospesa, con le pene accessorie di legge e condanna al risarcimento dei danni, liquidati in complessivi Euro 5.000,00.

Avverso la sentenza ha proposto appello il difensore dell’imputato, che ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste o perché non costituisce reato

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[1] C. App. Palermo, sent. n. 2605/2015 del 6.07.2015.

[2] Art. 609-bis cod. pen.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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