È valida la donazione condizionata alla morte del proprietario del bene?
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1 Feb 2016
 
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Redazione
 


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È valida la donazione condizionata alla morte del proprietario del bene?

Mia madre vorrebbe farmi una donazione che avrà effetto alla sua morte: è valido un atto di questo tipo?

 

La legge vieta la donazione a causa di morte, quella cioè condizionata all’evento del decesso del donante. Si parla a riguardo di “donazione a causa di morte” (anche detta donazione mortis causa). Tuttavia è bene fare una distinzione, perché non sempre l’atto è invalido. Vediamo di comprendere meglio come la legge e l’interpretazione dei giudici classifica questo negozio tra privati.

 

 

Donazione “si praemoriar”

È valida la donazione condizionata alla premorienza del donatario. Si tratta della donazione cosiddetta “si praemoriar” (ossia, se premuoia, a condizione che premuoia). In tal caso si tratta di un vero e proprio atto già completo in tutti i propri elementi, i cui effetti però sono condizionati alla morte del donante, o meglio alla pre-morte del donante rispetto al donatario. È chiaro, quindi, che se dovesse morire prima il donatario, la donazione non sortirebbe i propri effetti e il bene resterebbe in capo al donante e non andrebbe agli eredi del donatario.

 

Nella donazione “si praemoriar” il donatario diviene subito titolare di un’aspettativa che il diritto tutela, consentendogli di porre in essere atti di conservazione della propria futura proprietà. Potrebbe anche vendere il suo bene futuro, condizionando anche tale atto dispositivo all’evento pre-morte del donante.

 

 

Donazione a causa di morte

Diverso è il caso della donazione a causa di morte, che invece si ritiene nulla perché si tratta di un cosiddetto “patto successorio” che la legge vieta. È, in particolare, nullo l’accordo con cui un soggetto si vincola a disporre, per testamento, un determinato bene in favore di un altro soggetto, in quanto il testamento è un atto libero, che non può essere soggetto a condizioni.

A differenza del caso della donazione “si praemoriar”, qui la donazione non è ancora efficace, ma lo diviene solo con la morte del donante. Invece, nella donazione “si praemoriar”, il donante non dispone della propria successione, ma solo di un proprio bene.

 

 

La promessa di donazione è giuridicamente vincolante?

Come ha chiarito la giurisprudenza, una promessa di donazione non è giuridicamente produttiva dell’obbligo a contrarre, perché la coazione all’adempimento contrasta con il requisito della spontaneità della donazione, il quale deve sussistere al momento del contratto.

 

 

Cos’è la donazione

La donazione è il contratto con il quale una parte (donante), per spirito di liberalità, arricchisce l’altra (donatario), disponendo in suo favore di un proprio diritto o assun1endo verso la stessa una obbligazione.

 

Da quanto detto discende che sono elementi del contratto di donazione:

 

a) lo spirito di liberalità del donante (cosiddetto animus donandi), che consiste nella coscienza di compiere un atto che arricchisce gratuitamente il donatario senza esservi in alcun modo tenuto, nemmeno in adempimento di un dovere morale o sociale;

 

b) l’arricchimento del donatario, ossia l’incremento del suo patrimonio, che può realizzarsi sia disponendo a suo favore di un diritto (donazione reale), sia assumendo un’obbligazione verso il medesimo (donazione obbligatoria).

 

Va sottolineato che il donatario ha l’obbligo di fornire gli alimenti al donante che in seguito venga ad averne bisogno, ma tale obbligo sussiste soltanto nei limiti del valore della donazione tuttora esistente nel patrimonio del donatario, e sempre che non si tratti di donazione rimuneratoria (ossia quella fatta in segno di riconoscenza o per meriti del donatario) oppure di donazione obnuziale (cioè quella fatta in vista di un futuro matrimonio).

 

Oggetto della donazione può essere qualsiasi bene presente nel patrimonio del donante; ne deriva l’esclusione di beni futuri o di beni altrui, nel qual caso la donazione sarà nulla.

 

 

Cos’è la donazione indiretta?

Si ha donazione “indiretta” quando il donante raggiunge lo scopo di arricchire un’altra persona servendosi di atti che hanno una causa in senso tecnico-giuridico differente dalla donazione. Si pensi al pagamento di un debito altrui, la cui causa consiste nell’estinzione del debito, ma che avvantaggia il debitore come se gli si donasse la somma dovuta per il pagamento.

La donazione indiretta non può dunque ritenersi, tecnicamente, una donazione vera e propria, ed infatti a differenza di quest’ultima non richiede la forma dell’atto pubblico. Tuttavia ad essa si applicano alcune regole tipiche della donazione, quali la collazione e la revoca per ingratitudine o per sopravvenienza di figli.


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