Diffamazione: scatenare insulti su Facebook con un post non è reato
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2 Feb 2016
 
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Redazione
 


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Diffamazione: scatenare insulti su Facebook con un post non è reato

Non è reato la critica moderata anche se da questa segue una serie di insulti.

 

Chi critica anche duramente una persona, scrivendo per esempio su Facebook un post per denunciare in pubblico la propria opinione, non è responsabile poi per tutti gli insulti degli altri utenti che si aggiungono al threat e che, così facendo, intendono associarsi al suo “dissenso” e rafforzarlo. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

 

Non scatta, quindi, una condanna per diffamazione a carico di chi esercita il proprio diritto a manifestare un’opinione apertamente ostile nei confronti della parte offesa, anche se dalla sua considerazione, fatta in pubblico, ne scaturiscono altre sicuramente con valenza ingiuriosa e diffamante. E ciò perché chi aggiunge la propria opinione con uno scritto, che non risulta di per sé offensivo, aderisce certo alla critica nei confronti del soggetto preso di mira, ma non anche alle forme illeciti scelte dagli altri partecipanti alla discussione che si apre sul social network.

 

Il giudice deve valutare solo il singolo post, senza considerare ciò che da esso è scaturito non certo per sua volontà o colpa. Se il commento su Facebook, preso singolarmente, benché contenente una critica accesa, è esposto in modo pacato e senza travalicare i confini del lecito, oltre i quali soltanto scatta il reato, allora l’autore non è responsabile per le condotte altrui espresse in successione. Diversamente si finirebbe per accordare all’autore una responsabilità oggettiva per fatti e comportamenti a questi non attribuibili e, soprattutto, si finirebbe per negare qualsiasi effettività alla libertà di manifestazione del pensiero garantita dalla Costituzione [2].

In definitiva, l’imputato che partecipa alla sequenza di commenti, ma non amplifica con il proprio post le offese che altri hanno rivolto alla vittima, non è responsabile per diffamazione.


[1] Cass. sent. n. 3981/16 dell’1.02.2016.

[2] Art. 21 Cost.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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