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Lo sai che? Pubblicato il 2 febbraio 2016

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Lo sai che? Cartelle Equitalia: l’accesso agli atti originali

> Lo sai che? Pubblicato il 2 febbraio 2016

L’estratto di ruolo non è sufficiente: il contribuente ha diritto al rilascio di copia conforme agli originali delle cartelle di pagamento?

Il problema è di molti italiani: chi si vede iscrivere a ruolo, a proprio carico, debiti dei quali non ha mai avuto alcuna notizia, la prima cosa che fa è certamente chiedere a Equitalia contezza della regolare notifica di tali cartelle di pagamento. La richiesta viene fatta con una istanza di accesso agli atti amministrativi, che può essere effettuata in carta semplice e, soprattutto, senza particolari formalità. Il contribuente, in pratica, ha il diritto di prendere visione della relazione di notifica effettuata dal messo notificatore e/o della cartolina di ricevimento firmata al postino all’atto della consegna della cartella; o, in ultimo, in caso di irreperibilità del destinatario, della cartella originale depositata presso la casa comunale e della successiva comunicazione – inviata al destinatario con raccomandata a.r. – con cui lo si informa di tale adempimento (comunicazione che gli consente, così, di andare eventualmente a ritirare il plico).

Che succede se Equitalia non risponde all’istanza? Intanto non vi è dubbio – secondo i giudici – che all’Agente della riscossione, per quanto costituito in forma di società di capitali (s.p.a.), si applichino le stesse norme della pubblica amministrazione e, pertanto, deve rispondere alla richiesta di accesso agli atti. Ma il punto che si è posto innanzi ai tribunali è se Equitalia possa limitarsi a esibire il semplice estratto di ruolo o debba invece mostrare gli originali delle cartelle e/o delle ricevute di consegna.

A quanto pare non tutti i giudici sono della stessa opinione. Il Tar Lazio [1], ad esempio, sostiene che l’estratto di ruolo è più che sufficiente. Esso costituisce “una riproduzione fedele ed integrale degli elementi essenziali contenuti nella cartella esattoriale”. Il Collegio richiama una sentenza della stessa Cassazione secondo cui l’estratto di ruolo deve contenere tutti i dati essenziali per consentire al contribuente di identificare a quale pretesa dell’amministrazione esso si riferisca, consentendogli così di difendersi. L’estratto contiene – si legge nella sentenza – tutti i dati necessari ad identificare in modo inequivoco la contribuente, ovvero nominativo, codice fiscale, data di nascita e domicilio fiscale; tutti i dati indispensabili necessari per individuare la natura e l’entità delle pretese iscritte a ruolo, ovvero il numero della cartella, l’importo dovuto, l’importo già riscosso e l’importo residuo, l’aggio, la descrizione del tributo, il codice e l’anno di riferimento del tributo, l’anno di iscrizione a ruolo, la data di esecutività del ruolo, gli estremi della notifica della cartella di pagamento, l’ente creditore [2].

Equitalia quindi avrebbe adempiuto al proprio dovere inviando al contribuente solo l’estratto di ruolo.

Fortunatamente questa interpretazione non è condivisa dal Consiglio di Stato, giudice di secondo grado del contenzioso amministrativo. Secondo infatti il collegio [3], Equitalia deve conservare per almeno cinque anni (termine minimo e non massimo) la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso di ricevimento ed ha l’obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell’amministrazione. Secondo la sua costante giurisprudenza, il contribuente vanta un interesse concreto ed attuale a prendere visione di tutti gli atti relativi alle fasi di accertamento, riscossione e versamento, dalla cui conoscenza possano emergere vizi sostanziali procedimentali tali da palesare l’illegittimità totale o parziale della pretesa impositiva. Dunque l’accesso ai documenti non può essere soddisfatto dall’esibizione di un documento interno, quale è l’estratto di ruolo, che l’amministrazione e non il privato ricorrente giudica equipollente.

Inoltre, è bene chiarire che l’esibizione non può che riguardare i documenti in originale, atteso che il personale dipendente di Equitalia non riveste la qualifica di pubblico ufficiale e, pertanto, non ha il potere di certificare la conformità della copia all’originale.

Equitalia – conclude il consiglio di Stato – deve conservare (ed esibire) le cartelle di pagamento anche anteriori al quinquennio. Questo perché essa ha un obbligo minimo di conservazione delle cartelle per cinque anni, da intendersi come termine minimo e non massimo di conservazione delle stesse. Tanto è vero che esistono crediti erariali che si prescrivono in 10 anni e anche di essi il contribuente ha diritto a chiedere eventuale esibizione.

note

[1] TAR Lazion, sent. n. 1338/2016 del 29.01.2016.

[2] Cass., sent. n. 12888/2015.

[3] Cons. St. sent. n. 5410/2015.

TAR Lazio, sez. III, sentenza 27 – 29 gennaio 2016, n. 1338
Presidente De Michele – Estensore Blanda

Fatto e diritto

Con istanza di accesso formulata ex art. 22 e ss. della l. 241/1990 inviata a Equitalia S.p.a. in data 25.9.2015 V. Renato ha chiesto di estrarre copia dei seguenti documenti:
“1. copia conforme agli originali delle cartelle di pagamento nn. 0972005025157315000 – 0972008029029255991600 – 09720100067305887000 – 097201000291968217000 – 09720100372985163000 – 09720110130371703000 – 09720120155445690000 – 09720120209231436000 – 09720130231819705000 – 09720130237468340000 – 0972013030322726902000 – 09720140132030478000 – 09720140210006433000;
2.       copia conforme all’originale dei ruoli consegnati dai vari Enti Creditori portati nelle sopra indicate cartelle di pagamento e le relative dichiarazioni di esecutorietà;
3.       copia conforme all’originale dei rapporti di consegna dei ruoli sottesi alle suindicate cartelle di pagamento dei vari enti creditori a codesto Agente per la Riscossione”.
Assume il ricorrente che Equitalia S.p.a., con nota del 5.10.2015 inviata via PEC, ha trasmesso 26 cartoline di ricevimento e copia dell’estratto dei ruoli sottesi alle cartelle di pagamento emarginate, senza fornire alcun risconto in ordine ai seguenti documenti:
“1.     copia conforme agli originali delle cartelle di pagamento nn. 0972005025157315000 -09720080290292559916000 – 09720100067305887000 – 097201000291968217000 09720100372985163000 – 09720110130371703000 – 09720120155445690000 -09720120209231436000 – 09720130231819705000 – 09720130237468340000 -0972013030322726902000 – 09720140132030478000 – 09720140210006433000;
2.       copia conforme all’originale dei ruoli consegnati dai vari Enti Creditori portati nelle sopra indicate cartelle di pagamento e le relative dichiarazioni di esecutorietà;
3.       copia conforme all’originale dei rapporti di consegna dei ruoli sottesi alle suindicate cartelle di pagamento dei vari enti creditori a codesto Agente per la Riscossione”.
Ciò premesso l’istante ha impugnato il silenzio diniego sull’istanza di accesso, al fine di ottenere l’accertamento del diritto alla ostensione della documentazione richiesta, deducendo i seguenti motivi:
Violazione e falsa applicazione artt. 22 e ss. L. 241/1990. Violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e ss. del d.P.R. 184/2006;
sul silenzio serbato sulla richiesta di accesso alla copia conforme all’originale delle cartelle sottese al preavviso di fermo e alla copia conforme all’originale dei ruoli: Violazione e falsa applicazione art. 26 comma 4, DPR n. 602/1973. Eccesso di potere, illogicità, contraddittorietà.
Equitalia Sud S.p.a. – Agente per la Riscossione dei Tributi per la Provincia di Roma si è costituita in giudizio per resistere al ricorso.
Alla camera di consiglio del 27 gennaio 2016, dopo ampia discussione tra le parti, il ricorso è stato trattenuto per decisione.
Il ricorso non è fondato.
Dalla documentazione depositata da Equitalia si evince che le cartelle di pagamento oggetto della richiesta di accesso agli atti sono state già notificate all’interessato e che il medesimo concessionario della riscossione ha già consegnato gli estratti di ruolo (cfr. doc. 2 allegati alla memoria di Equitalia) e le copie degli avvisi di ricevimento delle notifiche (cfr. doc. 3 allegati alla memoria di Equitalia).
A tal riguardo si osserva che l’estratto di ruolo costituisce una riproduzione fedele ed integrale degli elementi essenziali contenuti nella cartella esattoriale, in quanto “deve contenere tutti i dati essenziali per consentire al contribuente di identificare a quale pretesa dell’amministrazione esso si riferisca (e per consentire al contribuente di apprestare le sue difese e al giudice ove adito di verificare la fondatezza della pretesa creditoria o gli altri punti sollevati dall’opponente) perché contiene tutti i dati necessari ad identificare in modo inequivoco la contribuente, ovvero nominativo, codice fiscale, data di nascita e domicilio fiscale; tutti i dati indispensabili necessari per individuare la natura e l’entità delle pretese iscritte a ruolo, ovvero il numero della cartella, l’importo dovuto, l’importo già riscosso e l’importo residuo, l’aggio, la descrizione del tributo, il codice e l’anno di riferimento del tributo, l’anno di iscrizione a ruolo, la data di esecutività del ruolo, gli estremi della notifica della cartella di pagamento, l’ente creditore (indicazioni obbligatoriamente previste dall’art. 25 del d.P.R. n. 602 del 1073 (ndr art. 25 del d.P.R. n. 602 del 1973), oltre che dagli artt. 1 e 6 del d.m. n. 321 del 1999” (cfr. Cassazione n.12888/2015 del 23 Giugno 2015).
Sulla base di tali premesse, quindi, risulta venuto meno in capo al ricorrente l’interesse diretto, concreto ed attuale necessario per esercitare il diritto di accesso agli atti, così come previsto dall’art. 22 della legge n. 241/1990, in quanto Equitalia Sud S.p.a. con comunicazione del 5 ottobre 2015 ha inviato la documentazione richiesta e in suo possesso, fornendo tutti gli elementi necessari per consentire all’interessato di cogliere le ragioni delle pretese tributarie dell’Amministrazione.
In conclusione il ricorso deve essere respinto.
Le spese del giudizio seguono la regola della soccombenza nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio in favore di Equitalia S.p.a., che liquida nella misura complessiva di €. 1000,00 (mille/00) oltre IVA e CPA.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

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1 Commento

  1. Ho avuto una decurtazione della mia pensione,nel novembre 2006 ,del quinto,NON HO MA SAPUTO IL PERCHE VIVO ALL ESTERO DAL 1991iscritto all AIRE,percependo il mensile tramite Ambasciate,MA mai avuto notizie di pendenze tributarie VIVO DI PENSIONE, SON NULLA TENENTENON HO MAI AVUTO ALTRE ENTRATE TRANNE PENSIONE GRAZIE

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