Lavoro fino a 70 anni: il dipendente non ha alcun diritto
Lo sai che?
2 Feb 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Lavoro fino a 70 anni: il dipendente non ha alcun diritto

Maturate le condizioni per la pensione, il dipendente non può decidere di lavorare fino a 70 anni senza il consenso del datore.

 

Una volta che siano scattate le condizioni previste per la pensione, il dipendente non ha il diritto di continuare a lavorare e proseguire il rapporto con l’azienda fino a 70 anni di età, ma c’è sempre bisogno del consenso del datore di lavoro. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

 

La questione era stata già affrontata l’anno scorso dalle Sezioni Unite della stessa Corte che, in tal modo, ha ricostruito il quadro normativo a seguito della riforma Fornero del 2011 (il famoso decreto “Salva Italia” del Governo Monti). La riforma, in particolare, ha disciplinato la prosecuzione del rapporto di lavoro fino a 70 anni, per i lavoratori che hanno maturato i requisiti per andare in pensione di vecchiaia. Per queste persone, la legge prevede che sia incentivata la prosecuzione del rapporto di lavoro anche dopo la maturazione del diritto alla pensione, e stabilisce espressamente l’applicabilità dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fino all’età di 70 anni.

 

In molti avevano creduto che detta normativa attribuisse un vero e proprio diritto soggettivo del lavoratore a proseguire il proprio rapporto di lavoro a propria insindacabile scelta. Interpretazione, però, che la Cassazione ha ritenuto non corretta. La Legge Fornero – hanno chiarito i giudici supremi – non attribuisce alcun diritto soggettivo a restare in servizio se manca il consenso del datore.

 

Nella sentenza pubblicata ieri, la Corte ribadisce detto orientamento. Nei confronti dei lavoratori dipendenti è consentito ritenere che, se maturate le condizioni previste per la pensione, il lavoratore possa prolungare il rapporto di lavoro fino al raggiungimento del settantesimo anno di età. Questo però non vuol dire che il lavoratore abbia un diritto potestativo di proseguire automaticamente nel rapporto contrattuale, ma necessita comunque del consenso dello stesso datore di lavoro.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 25 novembre 2015 – 1 febbraio 2016, n. 1850
Presidente Venuti – Relatore Tria

Svolgimento del processo

I.- La sentenza attualmente impugnata (depositata il 25 giugno 2014) accoglie il reclamo proposto dalla RAI – RADIOTELEVISIONE ITALIANA s.p.a. (d’ora in poi: RAI) avverso la sentenza del Tribunale di Cagliari n. 201/2014 e, in riforma di tale sentenza, rigetta la domanda con la quale P.M. ha impugnato il licenziamento comminatogli il 28 febbraio 2013 per il raggiungimento del sessantacinquesimo anno di età e dalla conseguente maturazione dei requisiti assicurativi e contributivi della pensione di vecchiaia previsti per gli iscritti all’Istituto nazionale per la previdenza dei giornalisti italiani (INPGI).
La Corte d’appello di Cagliari, per quel che qui interessa, precisa che:
a) come sostiene la RAI, nel primo motivo d’appello, è errata l’interpretazione data dal Tribunale ai commi 4 e 24 dell’art. 24 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, art. 24, commi 4 e 24, convertito dalla L. 22 dicembre 2011, n. 214, anche se va precisato che nessuna delle due tesi interpretative rispettivamente sostenute dalle parti ha un chiaro appiglio letterale;
b) si deve, pertanto, ricorrere alla interpretazione sistematica,

Mostra tutto

[1] Cass. sent. n. 1850/16 dell’1.02.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti