Sportivi professionisti
Editoriali
2 Feb 2016
 
L'autore
Pierluigi Vigo
 


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Sportivi professionisti

 

Chi sono, quali sport praticano, sostanziali differenze in ambito fiscale, federale, in materia di diritto del lavoro ed esempi concreti di atleti noti.

 

Molto spesso si parla di sportivi professionisti, non professionisti, dilettanti, amatori, senza conoscere approfonditamente il significato delle varie definizioni. Analizziamo le differenze più significative. Per individuare correttamente uno sportivo professionista (dico sportivo e non necessariamente calciatore), la legge alla quale fare riferimento è denominata “norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti” [1].

 

Anzitutto si noti che il legislatore, utilizzando il sostantivo “rapporti”, non può che fare implicito esclusivo riferimento a “rapporti di lavoro” intercorrenti tra le parti interessate. Non si può parlare quindi di lavoro professionistico sportivo, se l’eventuale rapporto (di lavoro), non sia stato sottoscritto tra uno sportivo professionista ed una società sportiva professionistica. Il concetto giuridico di rapporto di lavoro sportivo, si applica quindi solo tra due soggetti (lavoratore e datore), che rientrino nella specifica categoria dei cosiddetti “professionisti”. Per assurdo, se il noto calciatore Francesco Totti, fosse tesserato nella Caronnese (club che attualmente milita in serie D), non potrebbe essere definito “sportivo professionista”. Infatti, è professionista sportivo, colui il quale esercita attività sportiva a favore di una società sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità, nell’ambito delle discipline regolamentate dal CONI che hanno riconosciuto il professionismo.

 

Le federazioni sportive italiane affiliate al CONI, che hanno riconosciuto il professionismo sono:

 

– Federazione Italiana Giuoco Calcio (F.I.G.C.)

– Federazione Pugilistica Italiana (F.P.I.)

– Federazione Ciclistica Italiana (F.C.I.)

– Federazione Motociclistica Italiana (FMI)

– Federazione Italiana Golf (F.I.G.)

– Federazione Italiana Pallacanestro (F.I.P.).

 

Solo ed esclusivamente quegli atleti tesserati per quelle società sportive affiliate a federazioni che hanno riconosciuto il professionismo, possono essere considerati sportivi professionisti. Per fare alcuni esempi concreti:

 

– sono o sono stati sportivi professionisti: Gianluigi Buffon (calcio), Patrizio Oliva (pugilato), Marco Pantani (ciclismo), Marco Simoncelli (motociclismo), Dino Meneghin (pallacanestro);

 

non sono professionisti o comunque non lo sono mai stati: Adriano Panatta (tennis), Pietro Mennea (atletica leggera), Valentina Vezzali (scherma), Federica Pellegrini (nuoto), Carolina Kostner (pattinaggio), Alberto Tomba (sci), Armin Zoggeler (slittino), Francesca Piccinini e Andrea Lucchetta (pallavolo).

 

Tutti gli altri grandi e noti atleti / campioni italiani, seppur inseriti a pieno titolo nella storia dello sport nazionale ed internazionale, vengono giuridicamente considerati sportivi non professionisti (è errato definirli dilettanti), anche se dalla loro attività sportiva hanno conseguito notevoli guadagni economici. Alcuni giuristi definiscono tali atleti, come atleti professionisti di fatto.
Molti si chiederanno il perché, per il motociclismo, tra gli sportivi professionisti di diritto, ho citato Marco Simoncelli e non Giacomo Agostini o Valentino Rossi.

 

Marco Simoncelli (deceduto durante una competizione nel 2012), è stato tesserato professionista presso un club / scuderia professionistica italiana (Team Gresini Racing), iscritto alla F.M.I. – Federazione Motociclistica Italiana;

 

Giacomo Agostini (il più grande campione motociclistico mondiale di tutti i tempi), pur essendo motociclista tesserato F.M.I. presso una scuderia italiana tesserata F.M.I., disputava competizioni quando in Italia ancora non esisteva la legge sul professionismo sportivo (entrata in vigore nel 1981);

 

Valentino Rossi (grande campione assoluto ancora in attività), per il diritto italiano, è stato certamente sportivo professionista nel 2011 / 2012 quando era tesserato per il Team Ducati e anche dal 1996 al 1999 quando gareggiava per il Team Aprilia: infatti entrambi i team sono professionistici nonché affiliati alla F.M.I. . Oggi invece Rossi, essendo tesserato per il Team ufficiale Yamaha (team o club giapponese), affiliato certamente alla competente federazione motociclistica nipponica, non può essere definito con il concetto giuridico italiano di “sportivo professionista”. Spetta quindi al diritto sportivo vigente nell’Impero del Sol Levante, individuare giuridicamente l’atleta in questione, sulle basi dell’eventuale riconoscimento del professionismo sportivo che adotta la competente federazione motociclistica locale. Da tutto ciò si deduce che: guadagnare centinaia di migliaia di euro, giocare in serie A, disputare campionati d’eccellenza, partecipare alle olimpiadi o ai campionati del mondo, non significa necessariamente essere sportivo professionista.

 

Un articolo della legge sopra richiamata [2], contiene l’elenco delle figure sportive, definite “professioniste”, alle quali applicare il contratto di lavoro subordinato richiamato dalla legge in questione. Trattasi di: atleti, allenatori, direttori tecnico sportivi e preparatori atletici. In realtà, solo per l’atleta però, vige la presunzione di rapporto di lavoro subordinato. Per tutte le altre figure professionali invece, il tipo di rapporto, dovrà essere accertato di volta in volta sulla base di criteri forniti dalle norme in materia del diritto del lavoro. Infatti, la prestazione sportiva, può formare oggetto di lavoro autonomo, solo ove ricorrano i requisiti stabiliti [3]:

 

– l’attività sia svolta nell’ambito di una singola manifestazione sportiva o di più manifestazioni tra loro collegate in un breve periodo di tempo;

 

– l’atleta non sia contrattualmente vincolato per ciò che riguarda la frequenza a sedute di preparazione od allenamento;

 

– la prestazione che è oggetto del contratto, pur avendo carattere continuativo, non superiore a otto ore settimanali oppure cinque giorni ogni mese ovvero trenta giorni ogni anno.

 

Per gli sportivi professionisti, il rapporto di lavoro, si costituisce mediante assunzione diretta, con la stipulazione di un contratto in forma scritta, nel rispetto del modulo tipo predisposto ogni tre anni dalle federazioni sportive nazionali e dai rappresentanti delle categorie interessate. Le relative caratteristiche del suddetto contratto di lavoro sono:

 

– il contratto individuale stipulato nelle forme suddette, deve essere depositato presso la federazione sportiva o presso la lega di appartenenza che lo approva perfezionandolo;

 

– il contratto tra sportivo professionista e società professionistica, deve necessariamente contenere la clausola di rispetto da parte dello sportivo delle istruzioni tecniche e delle prescrizioni impartite per il conseguimento degli scopi agonistici;

 

– sono di regola inserite anche clausole compromissorie con le quali le eventuali controversie relative all’attuazione del contratto, siano deferite a collegi arbitrali speciali (autorità giudicanti presso il CONI);

 

– il contratto di lavoro non può avere durata superiore a 5 anni.

 

Per una società non professionistica, come ad esempio una società che pratica la pallavolo, a parità di costo d’ingaggio (esempio euro 200.000,00 a stagione), il costo di un atleta, che disputa un campionato di eccellenza (serie A), nonché le conseguenti competizioni europee, è pari al 55 % circa di quanto dovrebbe sostenere una società professionistica.

 


[1] Legge n. 91 del 23/03/1981.

[2] Art. 2 della Legge n. 91 del 23/03/1981.

[3] Art. 3 comma 2 della Legge n. 91 del 23/03/1981.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
2 Feb 2016 Paolo Rendina

Buonasera, mi permetto di segnalare che la Federazione MOTOCICLISMO ha rinunciato allo status di sport professionistico così come quella pugilistica se non erro.
Vedremo poi con l’applicazione del nuovo CCNL cosa succederà …
Ancora complimenti per il format ed i contenuti.

 
Pierluigi Vigo
3 Feb 2016 Pierluigi Vigo

Buongiorno a Lei, La ringrazio per la segnalazione confermando che la FMI, con una delibera statutaria recente del 18/12/2014 ha proprio rinunciato al settore mentre, per quanto riguarda la boxe o pugilato, la federazione è solo in fase di rinnovamento poichè, pur avendo sospeso il settore, ha già formalmente dato il via ai lavori affinchè entro il 31/12/2016, sia approvato il nuovo regolamento che prevede la creazione della nuova Lega Pro Boxe. Inoltre, grazie al Suo puntuale intervento, ho potuto altresì approfondire che anche il mondo del ciclismo professionistico non se la passa bene … Grazie