Contributi pensione casalinghe, come recuperarli
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2 Feb 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Contributi pensione casalinghe, come recuperarli

Pensione di anzianità e di vecchiaia fondo casalinghe Inps: come recuperare i contributi versati, adempimenti, trattamenti.

 

Sono molte le persone che, nell’arco della vita lavorativa, hanno versato dei contributi al Fondo pensione casalinghe dell’Inps: possono iscriversi al Fondo, difatti, tutti i soggetti tra i 18 e i 65 anni (anche uomini), privi di un’occupazione, o i lavoratori part time per i quali le settimane utili alla pensione siano ridotte.

 

Tuttavia, in diversi casi, i versamenti effettuati sono esigui, saltuari e frammentari, e di per sé non utili al conseguimento della pensione: ci si domanda, dunque, se sia possibile recuperarli in qualche modo, o unirli alla contribuzione presente in altre gestioni.

 

 

Ricongiunzione e totalizzazione pensione casalinghe

In primo luogo, la Gestione delle casalinghe non permette né la ricongiunzione con altre gestioni, né la totalizzazione: in pratica, i contributi versati al Fondo casalinghe non possono sommarsi con la contribuzione versata in altri fondi, né gratuitamente (totalizzazione), né a titolo oneroso(ricongiunzione)

 

 

Rimborso contributi pensione casalinghe

Anche il rimborso dei versamenti ha la “strada sbarrata”: difatti, per quanto riguarda la restituzione dei contributi, quelli accantonati nel Fondo casalinghe sono “assimilabili” ai contributi volontari e da riscatto. L’Inps ne prevede la restituzione, solo nel caso in cui non siano utili ad alcun trattamento previdenziale, se sussiste una delle seguenti condizioni:

 

– versamenti effettuati oltre la data di decorrenza della pensione (come confermato anche da un recente messaggio dell’Istituto [1]);

 

– mancato rispetto dei termini perentori per il versamento (in questo caso, per quanto concerne i contributi volontari, essi sono annullati e rimborsati d’ufficio, a meno che il lavoratore non ne richieda comunque l’accredito, riferito al trimestre successivo; per quanto concerne i contributi da riscatto, sono “tollerati” al massimo 5 ritardi di non oltre 30 giorni, pena la decadenza dal piano); nel Fondo casalinghe, non esistendo un termine perentorio di versamento, tale ipotesi di rimborso non si può applicare;

– in ultimo, è previsto il rimborso nel caso in cui i periodi coperti da contributi da riscatto, o da contribuzione volontaria, siano già coperti da altra contribuzione, anche figurativa [2]; tale caso, però, non è applicabile al Fondo casalinghe, in quanto alcune categorie di lavoratori part time possono iscriversi alla Gestione, pertanto la contemporanea presenza di altra contribuzione non rappresenta una causa ostativa che dia luogo alla restituzione.

 

L’Inps, al di fuori dei casi descritti, non riconosce il rimborso dei contributi, in quanto i versamenti sono astrattamente idonei a dar luogo a un trattamento previdenziale, o ad innalzarne la misura.

 

Tale principio è stato confermato dalla Corte di Cassazione [3], la quale nega sia il risarcimento del danno che la restituzione dei contributi volontari, in quanto considera i versamenti volontari comunque utili al diritto ed alla misura di una futura pensione, anche se non immediatamente raggiungibile.

 

Lo stesso principio, in materia di restituzione di contributi inutilmente versati, è affermato anche dalla Corte Costituzionale [4], la quale nega la restituzione dei versamenti facoltativi “inutili” (cioè che non danno luogo né al raggiungimento di un trattamento pensionistico, né all’aumento del suo ammontare): questo, in quanto non si tratta di accantonamenti né indebitierronei, ma potenzialmente idonei all’ottenimento di un trattamento previdenziale, a prescindere dalla situazione particolare verificatasi nel concreto.

 

 

Pensione Fondo casalinghe

Visto che non sono possibili né la ricongiunzione, né la totalizzazione, né il rimborso, l’unico modo di recuperare i contributi accantonati è il conseguimento della pensione, che può essere di anzianità, d’inabilità o di vecchiaia.

 

La pensione di anzianità, nota anche come pensione anticipata, può essere conseguita nella Gestione casalinghe a 57 anni, se l’assegno supera 1,2 volte l’assegno sociale (in pratica, se supera 538 euro).

 

La pensione di vecchiaia può essere conseguita a 65 anni e 7 mesi di età, se si possiedono almeno 5 anni di contributi.

 

Infine, può essere conseguita la pensione d’inabilità, se si verifica l’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa: l’inabilità, in questo caso, si verifica se l’assicurato non può svolgere le proprie mansioni derivanti da responsabilità familiari, e non riesce ad espletare altre attività lavorative. Sono comunque necessari 5 anni di contributi.

 

 

Come si raggiungono 5 anni di contributi nel Fondo casalinghe?

In quanto, per gli iscritti al Fondo casalinghe, non esiste un minimo o un massimo da versare, i periodi di contribuzione sono commisurati a quanto accantonato. Nel dettaglio:

 

– perché sia accreditato almeno un mese di contributi, è necessario il versamento di almeno 25,82 Euro;

 

– conseguentemente, perché risulti l’annualità intera, bisognerà versare all’Inps 310 Euro.

 

A quanto ammonta la pensione casalinghe?

La pensione casalinghe è calcolata col metodo contributivo, che si basa sulla contribuzione accantonata nell’arco della vita lavorativa e rivalutata annualmente (montante contributivo), e sul coefficiente di trasformazione, che converte gli accantonamenti in pensione, e cresce in base all’età pensionabile.

 

Ad esempio, per raggiungere un ammontare di circa 500 euro mensili con la pensione di vecchiaia, è necessario un montante contributivo di circa 120.000 euro, poiché:

 

– 120.000 per 5,431% (coefficiente di trasformazione per chi ha 65 anni e 7 mesi, l’attuale età pensionabile)=6.517,20 euro: questa cifra rappresenta la pensione annuale, che deve essere divisa per 13 mensilità;

 

– 6.517,20 :13= 501,32: questa cifra rappresenta la pensione mensile.

 

Un tale montante contributivo si potrebbe ottenere, ad esempio, versando circa 3.429 euro l’anno per 35 anni (l’importo da versare sarebbe in realtà minore, considerando le rivalutazioni).

 

È chiaro, dunque, che il recupero di 5 anni di contributi, il minimo richiesto per la pensione, darebbe luogo ad un importo di trattamento molto minore, a meno che i versamenti effettuati non siano molto alti: ad ogni modo, è sempre preferibile recuperare importi esigui, che “regalare” i soldi all’Inps.

 

 


[1] Inps Mess. n. 10406/2013.

[2] Art. 1, D.P.R. n. 1432 del 31/12/1971.

[3] Cass. sent. n. 3613/2002.

[4] C.Cost sent. n.307/1989.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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