Filtro in appello: sì al ricorso in cassazione contro l’ordinanza
Lo sai che?
3 Feb 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Filtro in appello: sì al ricorso in cassazione contro l’ordinanza

La possibilità di proporre ricorso in cassazione contro l’ordinanza filtro è in linea con l’idea di un giudice di secondo grado a cui non è rimesso la discrezionalità incontrollata di decidere se e quando il cittadino possa proporre appello.

 

Se l’atto di appello viene bocciato già all’udienza filtro, e quindi dichiarato inammissibile perché privo di chance di accoglimento, l’ordinanza emessa dal giudice di secondo grado (appunto chiamata “ordinanza filtro”) può essere impugnata in Cassazione. È questo l’importante chiarimento fornito ieri dalle Sezioni Unite della Suprema Corte [1]. Secondo la sentenza in commento, che mette fine a un contrasto interpretativo sorto negli scorsi anni, il ricorso in Cassazione deve essere considerato sempre l’ultima spiaggia per l’impugnazione di qualsiasi provvedimento a carattere decisorio dei giudici. A tutela del diritto di difesa riconosciuto dalla Costituzione, al cittadino deve essere sempre garantita la possibilità di impugnare sempre, per violazioni di legge commesse dai giudici di merito, i provvedimenti che non siano altrimenti modificabili o censurabili. Si rafforza così la funzione del ricorso in Cassazione come garanzia dell’interpretazione uniforme della legge, anche a tutela del singolo cittadino contro le violazioni della legge commesse dai giudici di merito.

 

Più nel dettaglio, secondo le Sezioni unite, seppur è vero che non esiste un diritto costituzionale a un secondo grado di giudizio nel merito (essendo libero il legislatore di decidere se conservarlo integralmente oppure sopprimerlo o ancora limitarlo per alcune categorie di controversie), è tuttavia altrettante vero che non si può lasciare completamente libero e svincolato da qualsiasi controllo il giudice di appello, così come avverrebbe se non si riconoscesse la possibilità di impugnare l’ordinanza filtro. Diversamente si finirebbe per riconoscere al quest’ultimo una discrezionalità assoluta nella valutazione se la parte può o meno utilizzare il giudizio di appello.

 

In sostanza si potrebbe arrivare a una sorta di incontrollabile soppressione di fatto del giudizio di secondo grado, finendo in pratica per privare le parti di tale impugnazione, anche oltre le ipotesi e i limiti previsti dal legislatore e per scaricare sulla Corte di cassazione questioni che potrebbero e dovrebbero essere “filtrate” attraverso il giudizio di appello.

 

La sentenza sottolinea però come non tutti gli errori di natura procedurale, rientranti in astratto nel perimetro di applicazione del ricorso straordinario in Cassazione, siano compatibili con la disciplina caratteristica introdotta in materia di ordinanza filtro. Tra i vizi rilevabili con il ricorso straordinario sono compresi la pronuncia dell’ordinanza quando questo non era possibile, quando era obbligatorio per esempio l’intervento del pubblico ministero oppure quando in primo grado la causa è stata disciplinata attraverso il rito sommario di cognizione.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza 6 ottobre 2015 – 2 febbraio 2016, n. 1914
Presidente Rovelli – Relatore Di Iasi

Ritenuto in fatto

Rizzani de Eccher s.p.a. e A. Zeudi s.r.l. stipularono, rispettivamente il 28 febbraio ed il 10 marzo 2008, un contratto di subappalto ed un contratto di fornitura aventi ad oggetto lavori di ammodernamento di un tratto della S.S. (omissis), e, a seguito di problematiche insorte durante l’esecuzione di tali contratti, addivennero poi, in data 26 agosto 2008, alla stipulazione di un atto di transazione prevedente tra l’altro la risoluzione consensuale dei predetti contratti. Nel luglio del 2009 Zeudi convenne Rizzani dinanzi al Tribunale di Udine al fine di ottenerne la condanna al pagamento di Euro 270.000 per omessa custodia e sorveglianza di mezzi meccanici della medesima Zeudi oggetto di furto mentre si trovavano nel cantiere della Rizzani: il Tribunale adito condannò quest’ultima società al pagamento, in favore della prima, della somma di Euro 200.000, e la Corte d’Appello di Trieste, con ordinanza ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c., dichiarò inammissibile l’appello di Rizzani per mancanza di ragionevole probabilità di accoglimento. In questa sede Rizzani propone due ricorsi: il primo, ai sensi degli artt. Ili comma 7

Mostra tutto

[1] Cass. S.U. sent. n. 1914/16 del 2.02.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti