La mia ragazza è incinta e non voglio riconoscere il bambino
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3 Feb 2016
 
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La mia ragazza è incinta e non voglio riconoscere il bambino

Sto per avere un figlio da una ragazza con cui ho avuto un rapporto occasionale: devo per forza disconoscere il figlio oppure posso raggiungere un accordo con la madre per cui lei si occuperà di tutto e non mi chiederà mai nulla?

 

Innanzitutto va detto che il solo fatto che nasca un figlio fuori dal matrimonio non fa presumere automaticamente la paternità in capo all’uomo con cui la madre abbia avuto una relazione occasionale; è necessario, invece, da parte di uno o di entrambi i genitori, di un atto formale: il cosiddetto riconoscimento.

 

Qualora l’uomo non riconosca il figlio, anche grazie all’accondiscendenza tacita della donna, potrebbe un giorno essere comunque convenuto nel giudizio di riconoscimento della paternità, promosso dal figlio stesso divenuto ormai maggiorenne.

 

Inoltre, l’eventuale patto tra i genitori, secondo cui la madre rinuncia al mantenimento per il figlio, è privo di effetti. Difatti entrambi i genitori, anche se non sposati, sono tenuti al mantenimento del figlio finché questi non diventi autosufficiente (il che potrebbe voler dire anche dopo molto tempo dal compimento della maggiore età). Sicché, anche in tal caso, qualora l’uomo si disinteressi di fornire alla donna, in qualità di madre, gli alimenti, potrebbe essere un giorno citato dal figlio maggiorenne in un’azione civile di risarcimento del danno volta ad ottenere un indennizzo per le prestazioni non erogate negli anni pregressi.

 

Sono numerose, infatti, le sentenze che attribuiscono alla prole il diritto al risarcimento del danno nei confronti del padre che, dopo aver messo incinta la propria compagna, è scomparso senza né riconoscere il figlio, né versare un contributo mensile in denaro per il suo mantenimento. Il risarcimento è volto da un lato a compensare i figli per l’assenza affettiva della figura paterna (cosiddetto danno non patrimoniale o morale), dall’altro a rimborsare alla madre le spese da questa sostenute per il sostentamento della prole (danno patrimoniale).

 

Oltre all’azione civile di risarcimento del danno, il figlio potrebbe agire anche in via penale per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. Ecco perché il padre è comunque tenuto a contribuire con la madre al mantenimento del figlio, versandole un assegno mensile che, in caso di mancato accordo tra le parti, viene determinato dal giudice.

È bene precisare che l’assegno viene riconosciuto solo per il mantenimento del figlio e non anche della madre. L’assegno alla madre, infatti, scatta solo nei casi di matrimonio e successiva separazione, tutte le volte in cui la donna possiede un reddito insufficiente a mantenere lo stesso tenore di vita che aveva durante la convivenza coniugale.

 

In ultimo è bene precisare che non sarebbe neanche valido un accordo tra padre e madre naturali che preveda, in capo al primo, il pagamento di un’unica somma iniziale a totale tacitazione di ogni pretesa presente o futura di lei o dei figli (la cosiddetta una tantum). In buona sostanza, l’uomo non può versare alla ex compagna un importo, con questa concordato, in un’unica soluzione e “a saldo e stralcio”. Il suo dovere di mantenimento deve essere periodico e, soprattutto, rapportato alle esigenze del figlio che non possono essere predeterminabili né nell’importo (si pensi a un bambino più cagionevole di salute che abbia bisogno di continue spese mediche) né nella durata nel tempo (si pensi al ragazzo che stenta a trovare collocazione nel mondo del lavoro anche dopo gli studi).

 

Per maggiori approfondimenti su questi aspetti si rinvia all’articolo: “Incinta: i diritti della donna non sposata”.

 

 

F.A.Q.

Come va effettuato il riconoscimento del figlio naturale?

Il riconoscimento, che consiste nella dichiarazione fatta da uno o da entrambi i genitori che una data persona è proprio figlio naturale, può essere operato:

 

a) nell’atto di nascita;

b) con apposita dichiarazione posteriore alla nascita o al concepimento resa davanti all’ufficiale di stato civile;

c) con atto pubblico;

d) con un testamento in qualsiasi forma redatto.

 

Il riconoscimento può essere effettuato soltanto da chi abbia compiuto i sedici anni, ed è efficace nei confronti di un figlio ultrasedicenne soltanto se vi è l’assenso di questi.

 

 

In quali casi è ammessa l’azione di disconoscimento della paternità?

Con l’azione di disconoscimento della paternità si mira a far cadere la presunzione di paternità del marito.

L’azione è consentita solo nei seguenti casi:

 

a) se i coniugi non hanno coabitato nel periodo compreso fra il trecentesimo e il centottantesimo giorno prima della nascita;

 

b) se durante il tempo predetto il marito era affetto da impotenza, anche soltanto di generare;

 

c) se nel detto periodo la moglie ha commesso adulterio o ha tenuto celata al marito la sua gravidanza e la nascita del figlio.

 

La sola dichiarazione della madre non esclude la paternità.

 

Legittimati ad agire sono:

– il padre, entro un anno dalla nascita, se si trovava nel luogo in cui è avvenuta, o dal giorno del suo ritorno nel luogo della nascita o della residenza familiare;

 

– la madre, entro sei mesi dalla nascita, o nell’ipotesi di impotenza solo di generare del marito dal momento in cui è venuta a conoscenza dell’impotenza stessa;

 

– il figlio, entro un anno dalla maggiore età o dal momento della conoscenza dei fatti che rendono ammissibile il disconoscimento se è avvenuta dopo il compimento dei 18 anni;

 

– un curatore speciale nominato dal giudice su istanza del figlio minore che abbia compiuto i 16 anni.

 

In caso di accoglimento dell’azione, il figlio risulta figlio naturale riconosciuto dalla madre.


Autore immagine: 123rf com

 


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