Responsabilità dell’avvocato: come dimostrarla
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3 Feb 2016
 
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Responsabilità dell’avvocato: come dimostrarla

Niente risarcimento nei confronti dell’avvocato inadempiente se non vi è prova di un effettivo danno, ossia che il giudizio sarebbe stato altrimenti vinto o avrebbe avuto un esito diverso.

 

Non per il semplice fatto che l’avvocato abbia sbagliato la difesa, perdendo la causa per via della propria ignoranza, superficialità o di altre inadempienze, spetta al cliente, in automatico, un risarcimento. Al contrario, per accampare pretese dal difensore, l’ex assistito deve dimostrare anche di aver subito un preciso e specifico danno derivante da tale condotta colpevole. Il che si prova dando dimostrazione che, in presenza invece di una condotta diligente del professionista, il giudizio avrebbe avuto un esito differente per la parte. Al contrario, anche l’errore più grave non è fonte di responsabilità. Lo ricorda la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

 

Per esempio: Tizio conferisce mandato all’avvocato Caio per difenderlo in una causa nella quale, tuttavia, ha evidente torto e ha scarse possibilità di successo. Caio, però, dimentica di depositare dei documenti e il giudizio si conclude con una clamorosa sconfitta di Tizio proprio per via della decadenza in cui è incorso Caio. Tale negligenza, però, non comporta la sua responsabilità professionale, atteso che il danno per Tizio è tutt’altro che provato.

 

 

L’orientamento della Cassazione

Secondo il consolidato orientamento della Cassazione [2], in tema di responsabilità del difensore, non è possibile affermare la responsabilità dell’avvocato per il solo fatto dell’inadempimento dell’attività professionale. Infatti, bisogna verificare se l’evento produttivo del danno lamentato dal cliente sia riconducibile alla condotta dell’avvocato, accertarsi che il danno si sia verificato effettivamente e accertarsi infine se il difensore, tenendo il comportamento richiesto, avrebbe invece fatto conseguire il riconoscimento delle ragioni al suo assistito.

 

Certo, la mancata produzione in giudizio di documenti da parte dell’avvocato integra comunque una violazione del dovere di diligenza professionale nell’esecuzione del mandato difensivo, ma ciò non è sufficiente per richiedere al professionista un risarcimento, data la mancanza di uno stringente rapporto di causa-effetto tra la condotta negligente denunciata e il danno lamentato dall’assistito.

 

 

Come dimostrare la responsabilità dell’avvocato

In conclusione, per dimostrare la responsabilità professionale dell’avvocato e ottenere il risarcimento del danno, il cliente deve dare prova che, se il professionista non avesse posto in essere la condotta negligente, la causa avrebbe avuto per lui un esito differente.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 19 novembre 2015 – 2 febbraio 2016, n. 1984
Presidente Mazzacane – Relatore Manna

Svolgimento del processo

V.C. con atto di citazione avanti al Tribunale di Aosta chiamava in giudizio l’avv. T.G. , che lo aveva in precedenza difeso nel corso di una causa civile per risarcimento danni contro la NITRI s.r.l., per sentire accertare e dichiarare l’inadempimento delle obbligazioni professionali allo stesso facenti carico nell’ambito dell’esecuzione e svolgimento del mandato difensivo conferitogli per la causa di cui sopra, e conseguentemente dichiarare la responsabilità professionale del T. con condanna al risarcimento di tutti i danni subiti, quantificati nell’importo di lire 360.000.000, oltre interessi legali.
In particolare l’attore lamentava che nella causa di risarcimento contro la Nitri s.r.l. egli aveva ottenuto solo il ristoro del danno da invalidità permanente, liquidato in L. 46.161.000, mentre era stata rigettata la domanda relativa ai danni morali ed ai danni patrimoniali, in quanto non sufficientemente provate la sussistenza dell’elemento psicologico della colpa, da un lato, nonché il lucro cessante ed il mancato guadagno, dall’altro, e tale esito parzialmente negativo della propria pretesa

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[1] Cass. sent. n. 1984/16 del 2.02.2016.

[2] Cass. sent. n. 2638/2013.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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