Responsabilità medica: come cambia con la riforma
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4 Feb 2016
 
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Responsabilità medica: come cambia con la riforma

Sanitari: cinque anni di tempo per far causa al medico e dieci all’ospedale.

 

Si delinea sempre più come sarà l’imminente riforma della responsabilità professionale dei medici, a partire dai termini per iniziare la causa: cinque anni al massimo per chiedere il risarcimento al sanitario e dieci, invece, all’ospedale in cui questo opera. Inoltre le regole saranno diverse a seconda che si agisca contro la struttura o il professionista.

 

Il progetto di legge di riforma della responsabilità del personale sanitario è stato appena approvato dalla Camera e ora passa all’esame del senato. La riforma stravolge l’intero sistema delle norme civili (rivolte soprattutto al risarcimento del danno) e finisce per toccare anche quelle sulla responsabilità penale, già di recente aggiornate dal noto Decreto Balduzzi [1].

 

 

Responsabilità civile

Iniziamo proprio dalle novità in materia di responsabilità civile. Viene innanzitutto operata una fondamentale distinzione tra la struttura sanitaria da un lato (l’ospedale, la clinica, ecc.) e il medico dall’altro. Entrambi i soggetti saranno responsabili, ma a titolo diverso. Vediamo le differenze e gli effetti pratici che deriveranno da tale distinzione:

 

struttura sanitaria: in tal caso sussiste la responsabilità contrattuale.

La prima conseguenza di ciò riguarda l’onere della prova: se il paziente (o, in caso di decesso, i suoi eredi) fanno causa all’ospedale o alla clinica, sarà quest’ultima a dovere provare di avere eseguito le prestazioni sanitarie con diligenza [2]. Al paziente non resta che provare il danno e il rapporto di causa/effetto, ossia che quel danno si è verificato in conseguenza dell’intervento presso quella specifica struttura.

Inoltre il malato avrà dieci anni di tempo per fare la causa; scaduto tale termine non potrà più invocare alcuna tutela;

 

medico: per l’esercente la professione sanitaria si parla invece di una responsabilità extracontrattuale [3]. In tal caso è il paziente che deve dimostrare gli elementi della condotta illecita del professionista. Sicuramente si tratta di un onere della prova più difficile e complesso, che richiederà vagli preventivi effettuati da altri professionisti del settore (consulenze di parte) e, certamente, imporrà una maggiore cautela nell’esercizio delle azioni giudiziarie. Laddove la prova dovesse essere nebulosa, per il paziente danneggiato potrebbe essere più conveniente desistere dal chiamare in causa il medico e preferire, invece, la citazione della sola struttura sanitaria, ottenendo solo da quest’ultima il risarcimento del danno.

 

Inoltre il termine per fare causa sarà di cinque anni.

 

In ogni caso la responsabilità civile del medico verso il paziente opererà anche in caso di colpa lieve (al contrario, ricordiamo che quella penale scatta solo per il caso di colpa grave, secondo quanto definito dal decreto Balduzzi). Per controbilanciare tale aumento di responsabilità viene prevista l’assicurazione obbligatoria per tutti i professionisti del settore.

 

La struttura sanitaria che abbia dovuto risarcire il paziente per l’errore medico si potrà rivalere nei confronti del sanitario, esercitando la cosiddetta azione di rivalsa, solo a condizione che questi abbia agito con dolo o colpa grave.

 

Sul piano processuale viene previsto l’obbligo di tentativo di conciliazione (consistente in una consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, quale condizione di procedibilità [4]) e la possibilità del paziente danneggiato di chiamare direttamente in causa l’assicurazione senza dover prima citare l’ospedale (cosiddetta azione diretta del danneggiato nei confronti dell’assicurazione), proprio come avviene in caso di sinistri da incidenti stradali.

 

 

Responsabilità penale

La responsabilità penale del medico, in caso di morte o lesioni personali per imperizia del sanitario, scatta solo per dolo o colpa grave [5].

 

Viene inoltre introdotta la scriminante speciale della colpa grave quando, salve le rilevanti specificità del caso concreto, sono rispettate le buone pratiche clinico-assistenziali e le raccomandazioni previste dalle linee guida ufficiali, che dovranno essere pubblicate entro 180 giorni. La criticità della norma è rappresentata dal riferimento alle “rilevanti specificità del caso concreto”, che apre la strada a una amplissima discrezionalità giudiziale.


[1] D.lgs. n. 158/2012.

[2] Artt. 1218 e 1228 cod. civ.

[3] Art. 2043 cod. civ.

[4] Art. 696-bis cod. proc. civ.

[5] Art. 590 ter cod. pen.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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