Lavoro, reati aboliti ma sanzioni più pesanti
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4 Feb 2016
 
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Noemi Secci
 


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Lavoro, reati aboliti ma sanzioni più pesanti

Depenalizzazione delle violazioni sul lavoro: dal 6 febbraio 2016 aboliti numerosi reati ma innalzate le sanzioni amministrative.

 

Dal 6 febbraio 2016 entra in vigore il nuovo decreto di depenalizzazione [1], che degrada, in materia di lavoro, alcuni rilevanti reati ad illecito amministrativo; tuttavia, il trasgressore ha poco di cui rallegrarsi: non sarà, difatti, solo la fedina penale a restare pulita, ma anche il suo portafogli.

Il decreto, in generale, depenalizza le violazioni (non solo nel settore lavorativo, ma anche in diversi ambiti) che prevedevano la pena della multa o dell’ammenda, ma eleva notevolmente le sanzioni.

 

Vediamo che cosa è cambiato.

 

 

Omesso versamento dei contributi a carico del lavoratore

Se il datore di lavoro non versa la quota di contributi previdenziali trattenuta al lavoratore, la depenalizzazione è prevista sino a una certa soglia.

 

Nel dettaglio, si applicano le seguenti sanzioni:

 

– sanzione amministrativa da 10.000 a 50.000 euro, se l’importo non versato è inferiore a 10.000 euro annui;

 

reclusione sino a 3 anni, assieme alla multa di 1.032 euro, se gli omessi versamenti superano i 10.000 euro l’anno.

 

Il datore, però, non è punibile se versa quanto dovuto entro 3 mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’accertamento della violazione.

 

 

Somministrazione

Per quanto riguarda l’attività delle agenzie di somministrazione (che assumono il lavoratore per conto di un utilizzatore, presso il quale il dipendente deve prestare la propria opera), è stata depenalizzata la somministrazione abusiva (cioè senza le prescritte autorizzazioni) e l’utilizzazione illecita di manodopera.

 

La sanzione è pari a 50 euro per ogni giornata e per ciascun lavoratore occupato, ed è comminata al somministratore e all’utilizzatore. La sanzione minima non può, in ogni caso, essere inferiore a 5.000 euro e superiore a 50.000 euro.

 

 

Appalto

Per l’assenza dei requisiti essenziali del contratto di appalto [2] (organizzazione dei mezzi necessari da parte dell’appaltatore, assunzione del rischio d’impresa da parte dell’appaltatore), non sono più previste sanzioni penali, ma è ora prevista una sanzione di 50 euro, per ogni giornata e per ciascun lavoratore occupato, comminata a pseudo-appaltatore e pseudo-committente. La sanzione minima non può, in ogni caso, essere inferiore a 5.000 euro e superiore a 50.000 euro.

 

 

Distacco

Lo stesso vale per il distacco privo dei requisiti essenziali (il distacco si configura quando un datore di lavoro, per soddisfare un proprio interesse, pone temporaneamente uno o più lavoratori a disposizione di un altro soggetto per l’esecuzione di una determinata attività lavorativa): anche in questo caso, la sanzione è pari a 50 euro per ogni giornata di lavoro e per ogni lavoratore, è comminata allo pseudo-distaccante ed allo pseudo-distaccatario, ed ha un minimo di 5.000 e un massimo di 50.000 euro.

 

 

Intermediazione

Per l’esercizio abusivo dell’attività d’intermediazione (cioè senza le prescritte autorizzazioni), se il trasgressore non ha perseguito alcuna finalità di lucro la sanzione va dai 5.000 ai 10.000 euro, e non si configura alcun reato.

 

Se, invece, il trasgressore ha posto in essere l’attività con finalità lucrative, resta la contravvenzione, e si applica la pena dell’arresto sino a 6 mesi, congiuntamente all’ammenda da 1.500 a 7.500 euro.

 

 

Ricerca, selezione e ricollocazione

Per l’esercizio abusivo delle attività di ricerca, selezione e di supporto alla ricollocazione del personale, si applica ora una sanzione amministrativa da 5.000 a 10.000 euro.

 

 

False dichiarazioni

Per le false dichiarazioni, rese con la finalità di ottenere prestazioni previdenziali nel settore edile, si applica ora una sanzione amministrativa da 20 a 206 euro per ciascun lavoratore a cui la violazione si riferisce.

 

 

Prestazioni previdenziali non spettanti

Sempre in tema di false dichiarazioni, qualora queste siano rese per ottenere prestazioni economiche per malattia e maternità non spettanti o spettanti in misura minore, o per periodi più lunghi, si applica una sanzione da 103 a 516 euro per ogni soggetto cui la violazione si riferisce.

 

 

Violazione dei divieti di discriminazione

Per le violazioni dei divieti di discriminazione previsti dal Codice delle pari opportunità tra uomo e donna [3], è ora prevista una sanzione amministrativa da 5.000 a 10.000 euro.

 

 

Collocamento obbligatorio dei massaggiatori e massofisioterapisti ciechi

Per le violazioni in materia di collocamento obbligatorio dei massaggiatori e massofisioterapisti ciechi, le sanzioni previste sono:

 

– sanzione amministrativa da 2 a 12 euro per ogni giorno lavorativo e per ogni riservatario non assunto;

 

– sanzione amministrativa da 5.000 a 10.000 euro per omessa trasmissione della dichiarazione dei lavoratori assunti o per omessa comunicazione di variazione dei dati già dichiarati.

 

Efficacia retroattiva del decreto

La norma ha efficacia retroattiva, in quanto vige il principio, in materia penale, del favor rei: in base al principio, se la legge in vigore al momento della violazione e le leggi posteriori stabiliscono sanzioni diverse, si applica la disposizione più favorevole, a meno che la sanzione non sia già divenuta definitiva in base a sentenze o decreti irrevocabili.

 

Per quanto riguarda il decreto di depenalizzazione, è stabilito espressamente, inoltre, che, anche se è già intervenuta una sentenza o un decreto, queste devono essere revocate dal giudice dell’esecuzione, in base al principio dell’”abolitio criminis”, poiché il fatto non è più previsto come reato: la revoca ha efficacia anche sul giudicato e sugli effetti penali della condanna.

 


[1] D.lgs. n.8/2016.

[2] Art.29, Co.1, D.lgs 276/2003.

[3] D.lgs. 198/2006.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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