Tassa sul licenziamento 2016
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4 Feb 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Tassa sul licenziamento 2016

Tassa sul licenziamento 2016: a quanto ammonta e come si calcola, chi deve pagarla, esenzioni e casi particolari.

 

Il ticket sul licenziamento è una tassa che il datore di lavoro è tenuto a pagare per la cessazione unilaterale del rapporto lavorativo a tempo indeterminato: in particolare, è dovuto, oltreché nei casi di licenziamento, anche in alcune ipotesi di dimissioni del lavoratore, come quelle per giusta causa.

 

La tassa deve essere versata assieme ai contributi obbligatori dovuti dall’azienda, e serve per finanziare la Naspi(ossia la nuova indennità di disoccupazione per i lavoratori dipendenti).

 

 

Tassa sul licenziamento: casi in cui è dovuto

Il contributo deve essere pagato nelle seguenti ipotesi:

 

– licenziamento per giusta causa;

 

– licenziamento per giustificato motivo soggettivo (il cui motivo, cioè, è inerente la sfera del lavoratore, come il licenziamento disciplinare);

 

– licenziamento per giustificato motivo oggettivo (noto anche come licenziamento per motivo economico: il motivo, in questo caso, è inerente alla sfera dell’azienda);

 

– licenziamento del lavoratore a chiamata, esclusivamente per i periodi lavorati che concorrono al computo dell’anzianità aziendale;

 

dimissioni per giusta causa;

 

– dimissioni intervenute durante il periodo di maternità;

 

– mancata conferma dell’apprendista al termine del periodo formativo;

 

risoluzione consensuale a seguito di procedura di conciliazione obbligatoria.

 

Il ticket, dal 2016, è dovuto anche per fine lavoro nel settore edile, e per cambi di appalto, con assunzione del dipendente da parte del nuovo soggetto appaltatore (sino al 31 dicembre 2015, in queste due ipotesi, non era dovuto).

 

 

Tassa sul licenziamento: casi in cui non è dovuto

Le ipotesi nelle quali il datore di lavoro non è tenuto a versare il ticket sono:

 

dimissioni (in quanto il lavoratore non percepisce la Naspi, poiché non si tratta di perdita involontaria dell’occupazione; sono escluse, come abbiamo visto, le dimissioni per giusta causa e quelle durante il periodo protetto di maternità, in quanto danno comunque luogo all’indennità);

 

– scadenza contratto a termine (il contratto a tempo determinato dà luogo al pagamento del contributo addizionale pari all’1,40%);

 

risoluzione consensuale (al di fuori della procedura di conciliazione obbligatoria introdotta dal Jobs Act);

 

– licenziamento del lavoratore domestico(colf e badanti);

 

-licenziamento di lavoratori assicurati presso la gestione INPGI (come i giornalisti);

 

-licenziamento di operai agricoli;

 

– licenziamento di lavoratori extracomunitari stagionali;

 

decesso del lavoratore;

 

licenziamento collettivo (esente da ticket solo fino al 31 dicembre 2016).

 

 

Tassa sul licenziamento: a quanto ammonta

La tassa sul licenziamento ha un importo di quasi 490 euro annui, dovuti per ogni anno lavorato, sino ad un tetto massimo di 3 anni (questo significa che, se Tizio viene licenziato dopo 10 anni di lavoro, il datore paga comunque 3 anni di ticket). In particolare:

 

– nel 2013, il ticket ammontava a 483,80 euro, per l’intero anno di lavoro (pari a 40,31 euro per ogni mese di lavoro);

 

– nel 2014, il ticket ammontava a 489,12 euro, per l’intero anno di lavoro (pari a 40,76 euro per ogni mese di lavoro);

 

– dal 1° maggio 2015, il ticket ammonta a 489,95 euro, per l’intero anno di lavoro (pari a 40,83 euro per ogni mese di lavoro).

 

 

Tassa sul licenziamento: come si paga e si dichiara

Il ticket deve essere pagato, tramite modello F24, assieme alla contribuzione obbligatoria mensile: in pratica, va sommato, nell’F24, ai contributi mensili, quelli aventi causale DM10.

 

Il pagamento va effettuato entro il 16 del 2° mese successivo al licenziamento: ad esempio, se Tizio viene licenziato il 20 gennaio, il datore deve pagare il ticket entro il 16 marzo;

 

Il ticket deve poi essere esposto nella denuncia contributiva (Uniemens) corrispondente, in questo caso quella relativa al mese successivo alla cessazione del rapporto di lavoro, ossia febbraio (con scadenza l’ultimo giorno di marzo).

 

Nel modello Uniemens, il contributo dovrà essere esposto in questo modo:

 

– <DatiRetributivi>

-<CausaleADebito>

-<CausaleADebito>

-<M400>

->ImportoADebitoXXX> (qui dovrà essere indicato l’importo calcolato).

 

 

Tassa sul licenziamento: sanzioni per mancato versamento

La tassa sui licenziamenti soggiace all’ordinaria disciplina sanzionatoria prevista in materia di contribuzione obbligatoria dovuta dal datore di lavoro. In caso di omissione contributiva, la sanzione civile è pari al 5,75% in ragione d’anno, e sono dovuti gli interessi nella misura dello 0,25% maggiorato di 5,5 punti.


Autore immagine: 123rf com

 


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