Come sapere il nome di chi mi ha denunciato?
Lo sai che?
4 Feb 2016
 
L'autore
Antonio Ciotola
 


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Come sapere il nome di chi mi ha denunciato?

Spunti giuridici e qualche consiglio pratico per conoscere l’identità di chi ha sporto una denuncia nei tuoi riguardi.

 

 

Cos’è una denuncia?

I carabinieri (la polizia, la polizia municipale o qualsiasi altra forza dell’ordine) ti hanno notificato un verbale di elezione di domicilio ed hai saputo di essere indagato in un procedimento penale e vuoi sapere chi ti ha denunciato? Sai di essere stato querelato e vuoi sapere chi è la persona (o le persone) che ha sporto querela nei tuoi confronti? Se sono queste le domande alle quali cerchi risposte, continua a leggere l’articolo e cercherò di spiegarti, anche con qualche consiglio pratico, cosa sta succedendo e cosa devi fare.

 

Prima di tutto devi sapere cos’è una denuncia: la denuncia è l’atto (il documento) con il quale una persona porta a conoscenza dell’autorità giudiziaria la commissione di un reato. In altri termini, la persona che ritiene di aver subito un reato, (la cosiddetta persona offesa) attraverso lo strumento della denuncia lo comunica alla competente autorità giudiziaria.

Nella denuncia, la persona offesa indicherà tutte le circostanze che ritiene utili e necessarie alla conoscenza del fatto-reato da parte degli inquirenti. Il nostro codice di procedura penale esclude, in via generale, la possibilità di avviare indagini sulla base di denunce anonime.

 

 

Denuncia o querela: differenze

Seppure, talvolta, nel linguaggio comune si tende a parlare di “denuncia” e di “querela” come se fossero la stessa cosa (come se lo stesso atto potesse indifferentemente chiamarsi in entrambi i modi) in realtà sono due cose nettamente distinte.

Per capire la differenza esistente tra la denuncia e la querela devi anzitutto sapere che, da questo punto di vista, esistono due tipologie di reato: quelli perseguibili “di ufficio” e quelli perseguibili solo a “querela di parte”.

 

I reati perseguibili di ufficio sono quelli per i quali, una volta che si è stati denunciati, il procedimento farà il suo corso indipendentemente dalla volontà del denunciante; in questi casi, cioè, anche se il denunciante volesse, per qualunque ragione, “ritirare la denuncia”, non potrebbe farlo o comunque il “ritiro” non influenzerebbe lo svolgimento del procedimento che andrà avanti, appunto, “di ufficio”. Di norma tutti i reati di una certa gravità sono perseguibili di ufficio. Nell’ipotesi, invece, di reati perseguibili solo a “querela di parte” – è il codice penale che di volta in volta prevede questa differenza – il “querelante” può decidere di “ritirare la querela” presentata e, se il ritiro viene accettato anche dal “querelato”, il procedimento si estinguerà, non potendo proseguire in sua mancanza.

 

 

Il nome di chi mi ha denunciato ed il segreto istruttorio

Di norma, la persona indagata, viene a conoscenza che si stanno svolgendo delle indagini a suo carico, solo dopo che le stesse sono già state compiute, esistendo, infatti, per tutta la durata delle indagini, il “c.d. segreto istruttorio”.

La ragione dell’esistenza di questa regola generale è da ricercare nel fatto che si vuole evitare che l’indagato possa, in qualche modo, assumere comportamenti che possano alterare negativamente l’accertamento dei fatti. [1].

Il segreto istruttorio termina con la chiusura delle indagini preliminari; a partire da quel momento l’indagato potrà visionare tutti gli atti di indagine compiuti ed articolare, nel modo che riterrà più opportuno, la sua difesa. Chiaramente, verrà a conoscenza anche del nome della persona (o delle persone) che lo hanno denunciato.

 

 

Come sapere il nome di chi mi ha denunciato prima della chiusura delle indagini preliminari?

Tralasciando i sistemi “irrituali”, come potrebbe essere quello di chiederlo direttamente ai carabinieri (o alla polizia, alla polizia municipale) che hanno notificato il “verbale di elezione di domicilio” – devi tenere presente che non potrebbero rivelartelo e che di solito non lo fanno – il modo di procedere è il seguente: occorre recarsi, preferibilmente a mezzo del proprio difensore di fiducia, presso gli uffici della Procura della Repubblica, ed effettuare una ricerca, con i propri dati anagrafici, nel “registro degli indagati” [2].

Nell’atto che si riceverà sarà, di norma, indicato il reato per il quale si è indagati – e quindi si è stati denunciati – e, talvolta, il nome della persona che ha sporto la denuncia, segnalata come “persona offesa”.

 

In ogni caso, comunque, anche la sola indicazione del reato denunciato e della data di sua presunta commissione, può costituire un importante elemento per l’individuazione della persona che ha sporto la denuncia.

 

Devi, comunque, tenere presente che l’atto richiesto con la ricerca nel registro degli indagati, non viene generato in maniera automatizzata, nel senso che, non basta inserire i dati al terminale per ottenere le informazioni. Prima di comunicartele la richiesta viene vagliata dal pubblico ministero che sta svolgendo le indagini il quale potrebbe ritenere che, in quel momento, non possono esserti rese note proprio in forza dell’esistenza del segreto istruttorio.

 

Il modo migliore di procedere è, a mio avviso, quello di incaricare un difensore di fiducia il quale, anche parlando direttamente con gli inquirenti, possa apprendere notizie utili alla tua difesa.


[1] Per approfondire sul punto si veda altro articolo “Dalle indagini preliminari al rinvio a giudizio”, stesso autore;

[2] Art. 335 cod. proc. pen.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
5 Feb 2016 Francesco Di Fiore

Buongiorno.
Articolo esplicativo.
Non sarebbe stato più facile suggerire di presentare un’istanza alla Procura della Repubblica ai sensi dell’art. 335 c.p.p., in qualità di persona offesa e/o indagata?
Perché incaricare un avvocato e non suggerire che qualsiasi cittadino ha diritto di presentare tale istanza?

 
5 Feb 2016 Antonio Ciotola

Buongiorno a Lei e grazie per il commento.
Se legge bene l’articolo, la possibilità di effettuare una ricerca nel registro degli indagati ai sensi dell’art. 335 c.p.p., è chiaramente indicata. Nella nota [2] è finanche espressamente riportata la norma codicistica di riferimento.
Detto questo, la dicitura “preferibilmente a mezzo del proprio difensore di fiducia”, contenuta nell’articolo, che mi pare Lei contesti, (che io confermo pienamente), sta a significare che il professionista, a differenza del cittadino “non avvocato”, dispone di competenze specifiche che gli possono consentire di acquisire “parlando anche direttamente con gli inquirenti” , notizie e dati altrimenti non comunicabili e, sicuramente, estranei all’istanza di cui all’art. 335 c.p.p.
Grazie per l’attenzione, spero di essere stato esaustivo.
Avv. Antonio Ciotola

 
10 Ott 2016 Pletosu Mariana

Voglio sapere de chi sono stata denunciato