Accettazione dell’eredità: prescrizione
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4 Feb 2016
 
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Accettazione dell’eredità: prescrizione

Entro quanto tempo bisogna accettare l’eredità: la scadenza del termine con o senza testamento.

 

Anche il diritto di accettare l’eredità cade in prescrizione, ossia non può più essere esercitato dopo un determinato periodo di tempo. In particolare, è necessario effettuare l’accettazione dell’eredità entro e non oltre 10 anni dal giorno dell’apertura della successione e, in caso d’istituzione condizionale, dal giorno in cui si verifica la condizione. Diversamente, si verifica la prescrizione.

Lo stesso dicasi per la rinuncia all’eredità o per l’accettazione con beneficio di inventario: anch’esse possono essere effettuate entro 10 anni, salvo che l’erede si trovi nel possesso di beni. In quest’ultimo caso, invece, valgono regole diverse (v. dopo).

 

In caso di accertamento giudiziale della filiazione il termine decorre dal passaggio in giudicato della sentenza che accerta la filiazione stessa.

 

 

Fissazione di un termine per accettare

Chiunque vi ha interesse può chiedere che il giudice del luogo ove si è aperta la successione fissi un termine entro il quale il chiamato dichiari se accetta o rinunzia all’eredità. Trascorso questo termine senza che abbia fatto la dichiarazione, il chiamato decade dal diritto di accettare.

 

L’interessato deve presentare un ricorso al giudice della successione (ufficio successioni o sezione volontaria giurisdizione, a seconda dei tribunali) allegando il certificato di morte e sostenendo alcune spese (contributo unificato e marca da bollo).

È possibile impugnare la decisione del giudice reclamando innanzi al tribunale in composizione collegiale.

 

 

Erede che si trova nel possesso dei beni

L’erede che al momento della morte del soggetto dal quale dovrebbe ereditare si trova già a qualsiasi titolo nel possesso dei beni del defunto (come ad esempio, il figlio che risulta convivente con il padre al momento della morte di quest’ultimo), deve fare l’inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione o da quando ha saputo della eredità che gli è stata devoluta. Se entro tale termine ha iniziato l’inventario ma non lo ha completato, può ottenere dal tribunale del luogo di apertura della successione, una proroga di altri tre mesi, salvo gravi circostanze.

In ogni caso, trascorso inutilmente il termine, egli diventa erede puro e semplice: dunque, non potrà più né accettare l’eredità con beneficio di inventario, né rifiutarla. Con la conseguenza che risponderà di tutti i debiti, pro quota, del soggetto defunto.

 

Chiuso l’inventario, l’erede ha poi 40 giorni per accettare o meno l’eredità. In caso di inerzia, si ritiene che abbia accettato puramente e semplicemente.

 

Perché si abbia il possesso dei beni, è sufficiente un possesso puro e semplice e non è necessario che vi sia anche la volontà di possedere in qualità di erede.

Può trattarsi anche di mera detenzione o affidamento temporaneo oppure di compossesso su un patrimonio ereditario indiviso, pur se non esercitato materialmente sui singoli beni.

 

Non occorre possedere l’intero patrimonio del defunto, ma anche un solo bene, di cui sia nota al chiamato la provenienza ereditaria purché avente un certo valore economico.

 

Si ha possesso ereditario anche in relazione all’utilizzo da parte del coniuge superstite della casa coniugale e dei relativi arredi, nonostante il codice civile riconosca su di essi un autonomo diritto di abitazione e di uso.


Autore immagine: 123rf com

 


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