Rinuncia all’eredità: l’abitazione nella casa coniugale taglia i tempi
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4 Feb 2016
 
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Rinuncia all’eredità: l’abitazione nella casa coniugale taglia i tempi

Rinuncia all’eredità o accettazione con beneficio di inventario: il diritto d’uso si considera possesso dei beni ereditari.

 

Il coniuge del soggetto defunto, che continui a vivere all’interno della casa coniugale, ha termini più brevi, rispetto agli altri eredi, per rinunciare all’eredità o accettarla con beneficio d’inventario, termini che, di norma, corrispondono a 10 anni. Invece, come si diceva, il coniuge convivente ha solo 3 mesi + 40 giorni. Con la conseguenza che, se entro tale termine non opera la scelta, egli si considera erede puro e semplice e, pertanto, risponderà dei debiti del cosiddetto de cuius. Ma procediamo con ordine.

 

Il codice civile [1] attribuisce al coniuge convivente il diritto d’abitare nella stessa casa coniugale, anche se, insieme a lui, ci sono altri eredi. Questi ultimi non potranno accampare pretese sull’immobile finché vi continui a vivere il coniuge superstite. Tale diritto si estende anche all’uso dei mobili presenti della residenza familiare. Peraltro il coniuge superstite, pur continuando a vivere in quella che un tempo era la residenza potrebbe ugualmente vivere nell’immobile senza perderne il diritto di abitazione, trattandosi di due posizioni differenti che viaggiano su binari diversi. Ma – qui il punto – per la rinuncia all’eredità (così come per l’accettazione con beneficio di inventario) ci sono termini più stretti in quanto si applica la disciplina prevista dal codice per l’erede che si trovi nel possesso dei beni.

 

Infatti, in deroga alla norma generale – che consente 10 anni per accettare l’eredità, rinunciarvi o accettarla col beneficio di inventario – chi abbia la materiale disponibilità di anche un solo bene del defunto (come, appunto, il coniuge con la casa), deve:

 

– entro 3 mesi dall’apertura della successione fare l’inventario;

 

– successivamente, chiuso l’inventario, egli deve, entro 40 giorni, comunicare se intende accettare o meno l’eredità. In caso di inerzia, si ritiene che abbia accettato puramente e semplicemente. Il che significa che gli è preclusa la possibilità di rinunciare all’eredità o di accettarla con il beneficio.

 

Come si diceva, questa preclusione ha una importante ricaduta economica: il coniuge risponderà, nei limiti della quota da questi ereditata, di tutti i debiti contratti dal de cuius.

 

 

Il diritto di abitazione

Il diritto di abitazione può avere ad oggetto soltanto l’immobile concretamente utilizzato prima della morte del defunto come residenza familiare. Il suddetto diritto, pertanto, non può mai estendersi ad un ulteriore e diverso appartamento, autonomo rispetto alla sede della vita domestica, ancorché ricompreso nello stesso fabbricato, ma non utilizzato per le esigenze abitative della comunità familiare.

 

Il valore capitale del diritto di abitazione deve essere stralciato dall’asse ereditario per poi procedere alla divisione di quest’ultimo tra tutti i coeredi secondo le norme della successione legittima, non tenendo conto dell’attribuzione dei suddetti diritti.

 

I diritti di abitazione e di uso, in quanto diritti reali, devono essere trascritti, altrimenti non sono opponibili ai terzi che a qualunque titolo hanno acquistato diritti sugli immobili in base ad un atto trascritto o iscritto anteriormente alla trascrizione dell’atto da cui il diritto di abitazione discende.


[1] Art. 540 cod. civ.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
5 Feb 2016 angiolella bottaro

ritengo che la quota di TFR segua lo stesso principio e quindi possa essere corrisposta ai superstiti he hanno rinunciato all’eredità Che ne pensate ?