Agenzia Entrate: limiti alla rettifica della dichiarazione dei redditi
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4 Feb 2016
 
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Agenzia Entrate: limiti alla rettifica della dichiarazione dei redditi

Cartelle di pagamento di Equitalia illegittime se la rettifica è tardiva.

 

L’Agenzia delle Entrate non può illimitatamente procedere alla rettifica della dichiarazione dei redditi, pena l’illegittimità della sua azione e delle cartelle di pagamento che ne siano conseguenza. È questa la sintesi di una recente e interessante sentenza dalla Commissione Provinciale di Reggio Calabria [1], su una questione che la Commissione stessa ha definito “nuova”.

 

 

La vicenda

Un contribuente, titolare di un’impresa, dopo aver utilizzato in compensazione del reddito della propria società alcune perdite riportate nelle precedenti dichiarazioni (fino ad allora regolarmente liquidate dall’Agenzia), si è visto recapitare dall’Agenzia stessa dapprima un avviso bonario ed in seguito (non avendo aderito alle richieste avanzate dall’amministrazione finanziaria – in quanto ritenute illegittime), la relativa cartella di pagamento da parte di Equitalia, per decine di migliaia di euro.

 

 

La sentenza

Proposto ricorso innanzi alla competente C.T.P. si trattava di verificare essenzialmente se l’Agenzia delle entrate potesse o meno procedere alla modifica di un elemento presente nella dichiarazione dei redditi, a distanza di molti anni dal suo inserimento. Nel caso di specie il dato contestato dall’Agenzia era relativo alle cosiddette “perdite illimitatamente riportabili[2], che l’amministrazione finanziaria ha sostenuto essere contestabili non dal momento della loro dichiarazione, bensì dal momento del loro utilizzo.

 

Un ragionamento di questo tipo, tuttavia, comporta un sostanziale allungamento dei termini di legge previsti per la rettifica della dichiarazione dei redditi da parte dell’Agenzia, che potenzialmente diventa illimitato.

 

Questo aspetto (e non solo), è stato oggetto di ricorso (causa patrocinata dallo Studio Legale e Commerciale Triveri), ricorso dove si è evidenziato che un dato presente in una dichiarazione regolarmente liquidata non può essere contestato oltre il termine del 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione [3].

 

L’amministrazione finanziaria, inoltre, non ha mancato di sostenere che in una fattispecie di questo tipo l’onere delle prova incomberebbe sul contribuente, il quale dovrebbe dimostrare che le perdite dichiarate e riportate siano legittime.

 

Tuttavia anche su questo aspetto l’adita Commissione non ha mancato di evidenziare che un onere di questo tipo, soprattutto a distanza (potenzialmente), anche di decenni, risulterebbe obiettivamente difficoltoso.

 

La C.T.P. ha quindi concluso dicendo chel’accertamento doveva essere emesso nei confronti della dichiarazione che conteneva l’indicazione della perdita illimitatamente riportabile sia in relazione all’an che al quantum. In caso contrario l’Ufficio potrebbe senza limiti di tempo disconoscere una perdita già indicata in tempi pregressi mettendo il contribuente in obiettive difficoltà di provare a distanza di anni o anche di decenni – in caso di perdite illimitatamente riportabili come nel caso in esame – l’esistenza delle stesse sempre comunque regolarmente indicate in dichiarazioni di cui l’AF ha sempre attestato la regolarità, con violazione dei principi di cui all’art. 10 legge 212/2000. Avendo il ricorrente provato documentalmente che già l’indicazione della perdita in questione era contenuta nella dichiarazione 2005 per il 2004 consegue che quella perdita non poteva essere oggetto di contestazione mediante il recupero operato con Cartella emessa ex art. 36 bis DPR 600/1973, notificata il 7.01.2013, che sul punto non offre alcuna motivazione. La cartella impugnata è pertanto illegittima e viene annullata. Le spese di giudizio sono compensate tra le parti trattandosi di questione nuova“.


[1] CTP Reggio Calabria sent. n. 217/4/16.

[2] Art. 84 comma 2° del T.U.I.R.

[3] Art. 43, comma 1°, D.P.R. 600/73.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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