Diritto d’autore, invenzioni e brevetti
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6 Feb 2016
 
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Diritto d’autore, invenzioni e brevetti

Proprietà intellettuale e industriale: i diritti su beni immateriali, le opere d’ingegno, il diritto morale e patrimoniale del diritto d’autore, invenzioni, brevettazione, modello di utilità, know how.

 

 

I diritti su beni immateriali

 

 Generalità

 

 A) Nozione

Oggetto di diritti possono essere non solo beni esistenti in rerum natura e pertanto suscettibili di materiale apprensione, ma anche beni incorporali o immateriali, espressione per lo più di attività intellettuale.

 

I diritti su beni immateriali sono disciplinati dal codice non nel libro della proprietà ma in quello del lavoro. I beni immateriali, in considerazione della loro particolare natura hanno una disciplina particolare, diversa da quella dei beni materiali:

 

– la cd. proprietà intellettuale, che ha ad oggetto le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla scienza, alla letteratura, all’arte etc., è disciplinata dalle norme sul diritto d’autore (artt. 2575 ss. c.c. e L.22 aprile 1941, n.633 sul diritto d’autore);

 

– la cd. proprietà industriale, che ha ad oggetto i nuovi procedimenti atti ad avere un’applicazione industriale (le «invenzioni industriali»), è disciplinata dalle norme sul diritto d’inventore (art. 2585 c.c. e D.Lgs. lO-2-2005, n. 30 recante il nuovo Codice della proprietà industriale).

 

Beni immateriali sono anche il nome e gli altri segni distintivi: ditta, insegna, marchio; essi, però, non sono oggetto di proprietà.

 

 

B) Caratteri

 

I diritti su beni immateriali presentano i seguenti caratteri comuni:

 

a) hanno ad oggetto non il bene materiale (es.: quadro, statua, macchinario) bensì l’idea stessa, la creazione realizzata in quella forma: così il romanzo, come creazione intellettuale, appartiene al suo autore; mentre ciascun acquirente è proprietario della singola copia acquistata;

 

b) sono diritti assoluti, ma in essi l’esclusione degli altri soggetti in ordine al bene (ius excludendi alios) consiste soltanto nel potere di rendere pubblica l’idea e di trarne in via esclusiva un utile economico consentendo a terzi il godimento;

 

c) hanno una durata limitata nel tempo (mentre potenzialmente perpetuo è il diritto di proprietà sui beni materiali), poiché, data l’importanza di tali beni, appare opportuno che, dopo un certo periodo di sfruttamento da parte dell’autore, entrino nel patrimonio della collettività e, pertanto, possano essere sfruttati da tutti;

 

d) possono essere acquistati solo a titolo di creazione (titolo d’acquisto originario, art. 2576) ed a nessun altro titolo.

 

 

Il diritto d’autore

Attraverso il diritto d’autore la legge tutela le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla scienza, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione (art. L. 633/1941). Tale elencazione non è tassativa ma solo esempliflicativa ed è integrata dall’art. 2 L. 633/1941) che include, nella tutela del diritto d’autore, tra le altre, le opere didattiche e religiose, le opere e le composizioni musicali, le opere drammatico-musicali, le opere coreografiche, le opere della scultura, della pittura, del disegno e della scenografia, le opere dell’arte cinematografica, muta o sonora, le opere fotografiche, le opere del disegno industriale che presentino carattere creativo e valore artistico, i programmi per elaboratore purché risultato originale di creazione intellettuale.

 

Anche un sito Internet può essere ricompreso tra le opere dell’ingegno di carattere creativo (compiutezza espressiva e novità).

 

Oggetto di tale tutela sono , dunque , tutte le opere creative che appartengono alle categorie indicate dal legislatore, indipendentemente dal loro valore intrinseco e dalla loro novità purché sia originale la forma rappresentativa (FERRI). Non è necessaria, invece, la liceità (anche un’opera oscena può essere frutto dell’ingegno), rilevando essa, semmai, sul piano dello sfruttamento e della diffusione (GAZZONI).

 

 

Giurisprudenza

Per stabilire se un format televisivo, cioè lo schema delle trasmissioni poi realizzate, possa integrare gli estremi dell’opera dell’ingegno protetta dal diritto d’autore, pur potendosi prescindere da un’assoluta novità e originalità di esso è necessario – in assenza di una definizione normativa – avere riguardo alla nozione risultante dal bollettino ufficiale della Siae n. 66/1994, secondo cui l’opera deve presentare, come elementi qualificanti, articolazioni sequenziali e tematiche costituite da un titolo, un canovaccio (o struttura narrativa di base), un apparato scenico e personaggi fissi, così realizzando una struttura esplicativa ripetibile del programma (Cass. 3817/2010).

 

 

La tutela del diritto d’autore

La legge tutela il diritto d’autore sotto due profili: come diritto morale d’autore e come diritto patrimoniale d’autore.

 

 

A) Il diritto morale d’autore

Il diritto morale d’autore si manifesta:

 

– nel diritto di farsi riconoscere autore dell’opera e di impedire che altri se ne attribuisca la paternità ovvero ne faccia oggetto di plagio o di imitazione, o attenti alla sua integrità. Tale diritto spetta anche all’autore di opera anonima, che può far sempre riconoscere in giudizio la sua qualità di autore;

 

– nel cd. diritto di inedito: nel diritto, cioè, di essere l’unico a decidere se e quando l’opera debba esser pubblicata; tale diritto si trasmette all’erede dell’autore e può anche formare oggetto di un legato;

 

– nel diritto di apportare all’opera tutte quelle modificazioni ritenute opportune e, per converso, di vietare che altri la modifichino arbitrariamente. Secondo la dottrina dominante, invece, l’autore non ha alcun diritto di impedire parodie o caricature della sua opera, salvo che ne derivi per lui lesione all’onore;

 

– nel diritto di anonimo: di pubblicare, cioè, l’opera sotto pseudonimo o senza nome.

 

A tutela di tali facoltà la legge sul diritto d’autore prevede:

 

– un’azione a difesa della paternità dell’opera;

 

– un’azione a difesa dell’integrità dell’opera.

 

Il diritto morale d’autore è imprescrittibile, inalienabile e trasmissibile (salvo il diritto di ritirare l’opera dal commercio, che è intrasmissibile).

 

B) Il diritto patrimoniale d’autore

Il diritto patrimoniale d’autore è il diritto di pubblicare l’opera e di utilizzarla economicamente, ossia di riprodurla in qualsiasi modo (ad es.: smerciarla, o farla trascrivere, eseguire, rappresentare etc.) a scopo di lucro.

 

Tale diritto spetta originariamente all’attore; esso è, però, alienabile e trasmissibile agli eredi ed è suscettibile di pegno o sequestro. La protezione sussiste per tutta la vita dell’autore e per altri settanta anni dopo la sua morte (art. 25 L.633/41):in caso di opera anonima i settanta anni decorrono dalla data della rivelazione dell’autore; se manchi la rivelazione, i settanta anni decorrono dalla prima pubblicazione. Trascorsi tali termini l’opera diventa di dominio pubblico.

Il diritto patrimoniale d’autore è sottratto al sistema di pubblicità della trascrizione, ma è assoggettato ad un sistema particolare, che consiste nell’obbligo di deposito presso l’ufficio della proprietà letteraria di un esemplare o copia dell’opera; in base a tale deposito l’opera è iscritta nel registro pubblico generale e l’iscrizione costituisce presunzione relativa della esistenza dell’opera e dell’autore di essa.

I rapporti tra autore ed editore sono disciplinati dal contratto di edizione, con cui il primo concede al secondo il diritto di provvedere alla riproduzione dell’opera e di utilizzarla, e questi assume l’obbligo di pubblicare e mettere in vendita il lavoro, pagando all’autore il compenso pattuito. Il concreto rispetto dei contratti di edizione è assicurato dalla SIAE (Società italiana autori ed editori, che esige altresì i diritti spettanti agli autori di

opere destinate a riproduzioni successive (commedie, opere musicali etc.).

 

Il diritto patrimoniale d’autore è tutelato da due azioni:

 

– l’azione di accertamento del diritto dell’autore, per prevenirne le violazioni;

 

– l’azione di interdizione delle violazioni, diretta ad impedire la continuazione o la ripetizione di una violazione del diritto d’autore già verificatasi.

 

Accanto a tale tutela civilistica vi è poi una tutela penale prevista dagli artt. l7l-174 della legge sul diritto d’autore.

 

Può infine evidenziarsi che, alla luce della internazionalizzazione del mercato dell’arte moderna e contemporanea, la UE ha stabilito, con direttiva comunitaria 2OO1/84, che gli Stati membri devono prevedere a favore dell’autore di un’opera d’arte un diritto inalienabile sulle successive vendite dell’opera stessa, adeguando la loro normativa entro il 1° gennaio 2006.

 

C) Diritto di pentimento

L’art. 2582 prevede che “l’autore, qualora concorrano gravi ragioni morali, ha diritto di ritirare l’opera dal commercio, salvo l’obbligo di indennizzare coloro che hanno acquistato i diritti di riprodurre, diffondere, eseguire, rappresentare o mettere in commercio l’opera medesima”. Si tratta del cd. diritto di pentimento, diritto personale e intrasmissibile, sempre opponibile all’editore, il quale, tuttavia può pretendere un sindacato giurisdizionale in ordine all’esistenza delle gravi ragioni morali, non essendo sufficiente la dichiarazione dell’autore in tal senso (GAZZONI).

 

D) La collaborazione nelle opere d’ingegno

Se l’opera è frutto della collaborazione di più persone occorre distinguere tre ipotesi:

 

a) se la collaborazione di ciascuno si è realizzata attraverso un quid autonomo (es.: enciclopedie, in cui ciascun autore ha scritto una voce, o giornali, in cui ogni giornalista ha scritto un proprio articolo) il diritto di ciascun autore è distinto da quello degli altri e si esercita autonomamente;

 

b) se, invece, l’opera è frutto della collaborazione inscindibile di più autori (ad es., saggio scritto da due autori in collaborazione), allora si ha una comunione pro indiviso dell’opera;

 

c) una disciplina particolare hanno le opere melodrammatiche e cinematografiche, che pure sono frutto della collaborazione di più soggetti:

 

– nel melodramma, che nasce dalla collaborazione dell’autore del libretto e del musicista, ciascun autore ha un diritto autonomo sulla sua opera (libretto o musica); tuttavia il librettista non può usare il libretto per un altro melodramma, mentre al musicista spetta l’esclusività dell’utilizzazione nonché i 3/4 dei guadagni: la legge, quindi, attribuisce al musicista una posizione preminente;

 

– nel film sono coautori il soggettista, lo sceneggiatore, l’autore del commento musicale ed il regista; tuttavia, il diritto di utilizzazione economica spetta al produttore, che non è coautore.

 

 

Il diritto d’inventore

Il nostro ordinamento – tra le opere dell’ingegno – tutela le cd. invenzioni industriali, cioè quei nuovi ritrovati e metodi di lavorazione che siano idonei a dare un immediato risultato industriale.

 

L’invenzione costituisce un apporto creativo suscettibile di una concreta utilizzazione, tale da essere applicata nel campo della tecnica industriale» (GRECO).Nel concetto di invenzioni industriali la legge ricomprende, oltre alle invenzioni vere e proprie, anche i cd. modelli di utilità ed ogni modello o disegno.

 

Modello di utilità (art.2592) è quella invenzione idonea a conferire a macchine o parti di esse, strumenti, utensili ed oggetti particolari, efficacia o comodità di applicazione o di impiego (ad es.: un manico per impugnare più comodamente un utensile).

 

Per disegno o modello si intende, invece, l’aspetto dell’intero prodotto o di una sua parte quale risulta, in particolare, dalle caratteristiche delle linee, dei contorni, dei colori, della forma, della struttura o dei materiali del prodotto stesso o del suo ornamento, a condizione che siano nuovi ed abbiano carattere individuale (art.2593 e art. 31, D.Lgs. 30/2005).

 

In relazione alle invenzioni industriali si configurano diritti morali e diritti patrimoniali.

 

I due tipi di diritti, di regola, fanno capo all’inventore, poiché nascono insieme e nello stesso momento in cui l’invenzione viene ad esistenza; nel prosieguo della vita dell’invenzione.

 

invece, essi possono seguire diverse vicende, essendo possibile – per quelli patrimoniali – anche il pieno distacco dalla persona dell’autore.

 

Pertanto, il diritto che spetta al titolare (o inventore), consiste nel potere esclusivo di attuare, disporre e trarre profitto dall’invenzione.

 

A) Diritti morali

Unico diritto morale riconosciuto all’inventore è il cd. diritto di paternità, cioè il diritto di essere riconosciuto autore dell’invenzione per il solo fatto di averla scoperta. Trattasi – secondo la dottrina prevalente – di un diritto della personalità, perpetuo, inalienabile ed imprescrittibile.

 

Esso attribuisce all’inventore una pretesa erga omnes, in quanto tutti devono astenersi dall’attribuirsi la paternità dell’invenzione, e l’autore può agire contro chiunque se ne appropri o la contesti, sia che egli decida di sfruttare l’invenzione in segreto, sia che decida di sfruttarla in regime di brevetto, sia infine che l’invenzione cada in pubblico dominio prima ancora di essere brevettata. Dopo la morte dell’ inventore tale diritto è esercitato dalla persona da lui designata con il testamento, o dalle persone indicate dall’art. 62,D.Lgs.30/2005 (coniuge e discendenti fino al 2° grado; genitori e altri ascendenti o – in mancanza – parenti entro il 4° grado incluso).

 

B) Diritti patrimoniali

L’inventore ha “la facoltà esclusiva di attuare l’invenzione, di disporne e di trarne profitto con la preclusione ed il divieto per ogni terzo di utilizzare l’invenzione per propri interessi, di riprodurre l’oggetto brevettato, e di attuare i mezzi univocamente diretti a produrlo» (GRECO).

 

Una parte della dottrina parla, in proposito, di diritto a conseguire il brevetto (DI SABATO).

 

L’art. 63 del D.Lgs. 30/2005 dispone che i diritti nascenti dalle invenzioni industriali, tranne il diritto di essere riconosciuto autore, sono alienabili e trasmissibili; il diritto al brevetto spetta all’autore dell’invenzione e ai suoi aventi causa.

 

C) Requisiti per la brevettazione

Affinché un ritrovato possa essere considerato <<invenzione industriale>> deve presentare i seguenti requisiti:

 

a) industrialità: l’idea inventiva deve essere idonea ad avere una applicazione industriale, cioè rivolta alla trasformazione di utilità economiche a scopo di scambio, ciò accade se il suo oggetto può essere fabbricato o utilizzato in qualsiasi genere di industria, compresa quella agricola (art.49 D.Lgs. 30/05).

Non sono brevettabili, pertanto, le invenzioni di contenuto puramente teorico o scientifico, che – pur consentendo la realizzazione di un miglioramento economico – non si prestano ad un incremento della tecnica industriale (sistema di contabilità, di gioco, di organizzazione del lavoro, formula matematica etc.);

 

b) novità: un’invenzione è considerata nuova se non è compresa nello stato della tecnica, ossia se non è stata resa accessibile al pubblico nel territorio dello Stato o all’estero prima della data del deposito della domanda di brevetto. Non è esclusa, peraltro, la brevettabilità di una sostanza o di una composizione di sostanze già compresa nello stato della tecnica, purché in funzione di una nuova utilizzazione (art.46 D.Lgs. 30/05).

La divulgazione dell’invenzione non è presa in considerazione se si è verificata nei sei mesi che precedono la data di deposito della domanda di brevetto e risulta direttamente o indirettamente da un abuso evidente ai danni del richiedente o del suo dante causa. Non è presa altresì in considerazione la divulgazione avvenuta in esposizioni ufficiali o ufficialmente riconosciute ai sensi della Convenzione concernente le esposizioni internazionali, firmata a Parigi il 22 novembre 1928, e successive modificazioni(art.47D.Lgs.30/05);

 

c) liceità: non possono costituire oggetto di brevetto le invenzioni la cui attuazione è contraria all’ordine pubblico o al buon costume (art.50 D.Lgs.30/05). L’attuazione di un’invenzione non può essere considerata contraria all’ordine pubblico o al buon costume per il solo fatto di essere vietata da una disposizione di legge o amministrativa.

 

A tutela del diritto di brevetto vi è azione penale (art. 413 c.p.) ed azione civile per il caso di contraffazione.

 

L’azione civile di contraffazione tende a far cessare lo sfruttamento abusivo dell’ invenzione e ad ottenere il risarcimento dei danni.

 

D) Preuso

Chiunque, nel corso dei dodici mesi anteriori alla data di deposito della domanda di brevetto o alla data di priorità, abbia fatto uso nella propria azienda dell’invenzione può continuare ad usarne nei limiti del preuso.

Tale facoltà è trasferibile soltanto insieme all’azienda in cui l’invenzione viene utilizzata. La prova del preuso e della sua estensione è a carico del preutente (art. 68, D.Lgs. 30/2005)’

 

E) Le invenzioni del prestatore di lavoro

A norma dell’art 2590 il prestatore di lavoro ha diritto di essere riconosciuto autore dell’invenzione fatta nello svolgimento del rapporto di lavoro.

 

I diritti e gli obblighi delle parti sono regolati dagli artt. 64,65 D.Lgs. 30/2005. Tale normativa disciplina le invenzioni dei dipendenti, dei ricercatori universitari e degli enti pubblici di ricerca.

Quando l’invenzione industriale è fatta nell’esecuzione o nell’adempimento di un contratto o di un rapporto di lavoro o d’impiego, in cui l’attività inventiva è prevista come oggetto del contratto o del rapporto e a tale scopo retribuita, i diritti derivanti dall’invenzione stessa appartengono al datore di lavoro, salvo il diritto spettante all’ inventore di esserne riconosciuto autore.

Se non è prevista una retribuzione come compenso per l’attività inventiva, e l’invenzione è fatta nell’esecuzione o nell’adempimento di un contratto di lavoro o di impiego, i diritti derivanti dall’invenzione appartengono al datore di lavoro, ma all’inventore, salvo il diritto di essere riconosciuto autore, spetta, qualora il datore di lavoro ottenga il brevetto o utilizzi l’invenzione in regime di segretezza industriale, un premio equo, per la determinazione del quale si terrà conto dell’importanza dell’invenzione, delle mansioni svolte e della retribuzione percepita dall’inventore, nonché del contributo che questi ha ricevuto dall’organizzazione del datore di lavoro.

Qualora non ricorrano le condizioni suddette e si tratti di invenzione industriale che rientri nel campo di attività del datore di lavoro, quest’ultimo ha il diritto di opzione per l’uso dell’invenzione o per l’acquisto del brevetto, verso corresponsione del canone o del prezzo.

Se il rapporto di lavoro intercorre con un’Università o una pubblica amministrazione avente tra i suoi scopi istituzionali finalità di ricerca, il ricercatore è titolare esclusivo dei diritti derivanti dall’invenzione brevettabile di cui è autore. L’inventore ha diritto a non meno del 50% dei proventi o dei canoni di sfruttamento dell’invenzione. Trascorsi cinque anni dalla data di rilascio del brevetto, qualora l’inventore o i suoi aventi causa non ne abbiano iniziato lo sfruttamento industriale, la pubblica amministrazione acquisisce un diritto gratuito, non

esclusivo, di sfruttare l’invenzione e i diritti patrimoniali ad essa connessi o di farli sfruttare da terzi, salvo il diritto spettante all’inventore di esserne riconosciuto autore.

 

 

ll contratto di know-how

Alla tematica delle invenzioni e dei brevetti si ricollegano i problemi relativi alla tutela del segreto industriale (cd.know-how), alla validità ed alla qualificazione del contratto che dispone di esso ovvero il contratto di know-how con cui un imprenditore, dietro compenso, trasmette ad un altro imprenditore, consentendogli di utilizzarle, le proprie tecniche o i propri ritrovati non brevettabili o, comunque, non brevettati. Non si trasferisce una mera idea, ma una tecnologia, un metodo, la cui sperimentata applicazione fa conseguire, a chi la applica un

migliore sfruttamento della propria capacità produttiva.

Si fa ricorso all’istituto quando si tratti di invenzioni non brevettabili (es.: perché prive del requisito della novità) o che l’autore non intende brevettare (es.: per evitare che alla scadenza del brevetto diventino di dominio pubblico, o per evitare la pubblicità ed il rischio di imitazione o contraffazioni non facilmente perseguibili) ma che vuole, comunque, sfruttare in regime di segreto.

Si ricordi che il know-how (cioè la tecnica) non gode di tutela erga omnes, ma solo di quella che deriva dagli obblighi assunti con il contratto. L’inventore non può impedire che altri giunga allo stesso risultato, che utilizzi la tecnica e perfino che la brevetti, neanche nel caso in cui l’utilizzazione da parte di un terzo sia conseguenza della violazione dell’obbligo di segreto assunto dalla controparte con il contratto. In tal caso, l’inventore può soltanto agire contro questa per il risarcimento del danno. Una tutela indiretta, in caso di comportamento mali- zioso, deriva dalla normativa che vieta la concorrenza sleale (art.2598) e dall’art. 623 c.p.

Secondo alcuni, poi, prima che l’inventore decida di sfruttare economicamente la sua scoperta, opererebbe la generale tutela del diritto alla riservatezza. Pertanto, non è consentito esercitare l’accesso alla documentazione relativa al know-how se l’impresa ha dichiarato che sussistono esigenze di tutela del segreto tecnico o commerciale e il richiedente non dimostra la concreta necessità di utilizzare tale documentazione in uno specifico giudizio (Tar Lazio, III, 9926/2010) .

 

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