Niente tasse per l’immobile trasferito con separazione o divorzio
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6 Feb 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Niente tasse per l’immobile trasferito con separazione o divorzio

Il coniuge che trasferisce l’immobile all’altro coniuge o ai figli in sede di separazione o divorzio, non deve pagare l’imposta di bollo, di registro o altra tassa: secondo la Cassazione l’agevolazione fiscale si applica anche in caso di accordi in occasione di separazione consensuale.

 

Il trasferimento di beni immobili tra coniugi o dai coniugi ai figli in sede di separazione (anche consensuale) o divorzio è esente da imposte di bollo, di registro e da ogni altra tassa.

È quanto confermato da una recente sentenza della Cassazione [1] che ha chiarito l’ambito di applicazione di tale agevolazione fiscale.

 

La legge [2] prevede che tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché ai procedimenti anche esecutivi e cautelari diretti ad ottenere la corresponsione o la revisione degli assegni di mantenimento a favore del coniuge o dei figli, sono esenti dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa.

 

La norma in questione è stata più volte oggetto di esame da parte dei giudici al fine di individuare gli atti a cui essa si riferisce e in particolare se possono ritenersi esenti anche quelli relativi alle cause di separazione. Il dubbio sorge infatti dal momento che la disposizione sembra fare riferimento unicamente agli atti relativi al divorzio.

 

Ebbene la Corte Costituzionale [3], ha optato per l’interpretazione estensiva ritenendo che il beneficio fiscale dell’esenzione si estenda anche al giudizio di separazione, in quanto finalizzato ad agevolare e promuovere, in breve tempo, l’adempimento delle obbligazioni gravanti sui coniugi.

 

Inoltre l’esenzione si applica agli accordi di natura patrimoniale riferibili non solo ai coniugi (contenenti per esempio il riconoscimento o il trasferimento della proprietà esclusiva di beni mobili ed immobili all’uno o all’altro coniuge) ma anche ai figli (qualora prevedano disposizioni negoziali in favore di essi).

 

In una nota pronuncia la Cassazione [4] ha precisato che l’esenzione dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa di tutti gli atti, documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti del matrimonio, si estende “a tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di separazione personale dei coniugi“, in modo da garantire l’ adempimento delle obbligazioni che i coniugi separati hanno assunto per conferire un nuovo assetto ai loro interessi economici, anche con atti i cui effetti siano favorevoli ai figli.

 

Con la sentenza di pochi giorni fa, i giudici hanno esteso ulteriormente l’ambito di applicazione dell’esenzione fiscale facendovi rientrare anche i trasferimenti immobiliari avvenuti con gli accordi di separazione consensuale.

 

Tale estensione si giustifica con il mutato contesto normativo che, con la previsione del divorzio breve e della negoziazione assistita per la separazione consensuale e la modifica delle condizioni di separazione e divorzio [5], attribuisce al consenso dei coniugi un’importanza maggiore ai fini della gestione patrimoniale della crisi matrimoniale.

 

La sentenza richiama la distinzione tra accordi di separazione propriamente detti e accordi stipulati “in occasione della separazione”. I primi hanno ad oggetto la disciplina degli aspetti essenziali della separazione dei coniugi: il consenso reciproco a vivere separati, l’affidamento dei figli, l’assegnazione della casa familiare in funzione del preminente interesse della prole e la previsione di assegno di mantenimento a carico di uno dei coniugi in favore dell’altro, ove ne ricorrano i presupposti.

 

Invece, gli accordi “in occasione della separazione” hanno ad oggetto aspetti eventuali tant’è che rappresentano accordi patrimoniali del tutto autonomi che i coniugi concludono in relazione all’instaurazione di un regime di vita separata (per esempio divisione di beni di proprietà comune, riconoscimento della proprietà esclusiva di altri beni ecc.).

 

Nel nuovo contesto normativo, a tutti gli atti posti in essere dalla coppia per gestire la crisi coniugale (grazie all’elemento del consenso che riesce ad evitare l’intervento del giudice), deve riconoscersi il carattere di “negoziazione globale”. A prescindere dal tipo e contenuto dell’accordo (di separazione o “in occasione di separazione”), è necessario che questo sia volto, anche attraverso la previsione di trasferimenti mobiliari o immobiliari, a definire in modo tendenzialmente stabile la crisi coniugale, destinata a sfociare, di lì a breve, nella cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario o nello scioglimento del matrimonio civile.

 

Dunque, quale che sia la forma che i negozi concretamente vengano ad assumere, si applica l’esenzione fiscale prevista dalla legge.

 

Si sottolinea, tuttavia, che l’Agenzia delle Entrate può procedere all’intimazione delle imposte dovute (per esempio imposta di registro) se prova che l’accordo tra i coniugi ha in realtà finalità elusive. Si tratta, per esempio, dell’ipotesi in cui un coniuge cede all’altro un immobile, nell’ambito di una finta separazione consensuale, al solo fine di non pagare le imposte.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Tributaria Civile, sentenza 14 gennaio – 3 febbraio 2016, n. 2111
Presidente Chindemi – Relatore Napolitano

Svolgimento del processo

L’Agenzia delle Entrate – Ufficio di (…) dopo aver riconosciuto in sede di registrazione dell’atto di trasferimento di quota d’immobile (terreno privo di fabbricati) effettuato in attuazione degli obblighi conseguenti agli accordi di separazione consensuale tra coniugi i benefici fiscali di cui all’art. 19 della L. n. 74/1987, notificò alla sig.ra (…) avviso di liquidazione per il recupero dell’imposta di registro e delle ulteriori imposte ipotecaria e catastale ritenute dovute, non considerando applicabile nella fattispecie il trattamento agevolato, essendo quest’ultimo, usufruibile, secondo l’Ufficio, solo per gli atti posti in essere in attuazione degli obblighi connessi all’affidamento dei figli, al loro mantenimento ed a quello del coniuge, oltre al godimento della casa di famiglia.
La contribuente impugnò l’avviso di liquidazione dinanzi alla CTP di Forlì, che accolse il ricorso.
Avverso la decisione di primo grado l’Ufficio propose appello dinanzi alla CTR dell’Emilia – Romagna, che con sentenza n. 84/01/09, depositata il 24 giugno 2009, rigettò il gravame.
Contro detta

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[1] Cass. sent. n. 2111 del 3.2.2016.

[2] Art. 19 L. n. 74/1987.

[3] Corte Cost. sent. n. 154/1999 e n. 202/2003.

[4] Cass. sent. n. 11458/2005.

[5] Artt. 6 e 12 del D. L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito con modificazioni, nella L. 10 novembre 2014, n. 162, che hanno, rispettivamente, esteso il procedimento di negoziazione assistita da avvocati alla separazione consensuale, al divorzio ed alla modifica delle condizioni di separazione e di divorzio (art. 6) e previsto che “i coniugi possono concludere, innanzi al Sindaco, quale Ufficiale dello stato civile… un accordo di separazione personale, di divorzio o di modifica delle condizioni di separazione e di divorzio (art. 12), i quali, ad ogni effetto di legge, “tengono luogo dei provvedimenti giudiziali che definiscono i corrispondenti procedimenti” e nelle disposizioni sul c.d. divorzio breve di cui alla L. 6 maggio 2015, n. 55, che: ha (art. 1) drasticamente ridotto il tempo d’ininterrotta separazione consensuale richiesto per poter richiedere il divorzio a dodici mesi dall’udienza di comparizione dei coniugi dinanzi al Presidente del Tribunale in caso di separazione giudiziale ed in sei mesi in caso di separazione consensuale, anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale, sia che essa sia avvenuta per mezzo di negoziazione assistita o di accordo di separazione perfezionato avanti al Sindaco quale ufficiale dello stato civile; previsto (art. 2) lo scioglimento della comunione legale tra i coniugi nel momento in cui il provvedimento presidenziale autorizza i coniugi a vivere separati o alla data di sottoscrizione del processo verbale dell’udienza di comparizione dei coniugi dinanzi al Presidente nel procedimento di separazione consensuale, purché ad esso sia seguito il decreto di omologazione; disposto (art. 3) l’immediata applicabilità delle nuove disposizioni ai procedimenti di separazione già pendenti alla data di entrata in vigore della legge citata.

 


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