La mobilità nella scuola
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6 Feb 2016
 
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Edizioni Simone
 


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La mobilità nella scuola

Come funziona la mobilità territoriale, professionale e intercompartimentale degli insegnanti.

 

Nella contrattazione collettiva relativa al comparto scuola si parla di mobilità territoriale, professionale e intercompartimentale (art. 10 CCNL 2006- 2009).

 

 

La mobilità territoriale

La mobilità territoriale è tesa a realizzare l’equilibrio tra le esigenze del personale e la necessità di conferire stabilità al servizio e continuità all’offerta formativa distribuendo le risorse umane sul territorio in modo da corrispondere al funzionamento del servizio scolastico e alle innovazioni introdotte nel sistema dell’istruzione. Può essere a domanda o d’ufficio.

 

 

La mobilità professionale

La mobilità professionale è finalizzata a:

a) promuovere il reimpiego e la valorizzazione delle professionalità esistenti;

b) favorire il riassorbimento delle eccedenze di personale attraverso specifici percorsi formativi di riqualificazione e riconversione professionale mirati all’assegnazione di posti di lavoro vacanti e l’incentivazione al conseguimento di titoli di studio e alla integrazione dei percorsi universitari, utili ai fini del reimpiego.

 

 

La mobilità intercompartimentale

La mobilità intercompartimentale ricorre allorché vi siano accordi promossi dal Ministero dell’Istruzione con altre amministrazioni ed enti che segnalino vacanze di posti in profili o qualifiche corrispondenti a quelle esistenti nella scuola.

 

Tale forma di mobilità è rivolta a tutto il personale in servizio con contratto di lavoro a tempo indeterminato, ma in via prioritaria al personale scolastico appartenente a classi di concorso, ruoli o profili in esubero.

 

Il provvedimento che attiva la mobilità intercompartimentale è graduato in base ai titoli di servizio, di studio e alle esigenze di famiglia.

 

Il trasferimento può avvenire al termine dell’anno scolastico.

 

È utile precisare che il periodo trascorso dal personale scolastico in posizione di comando, distacco, esonero, aspettativa sindacale, utilizzazione e collocamento fuori ruolo, con retribuzione a carico della amministrazione, è valido a tutti gli effetti come servizio di istituto nella scuola.

 

Il Contratto Collettivo Nazionale Integrativo sottoscritto il 29-2-2012, concernente la mobilità del personale docente, educativo e personale A.T.A. per l’a.s. 2012/2013, precisa che sono utilizzabili, ai fini dei trasferimenti e dei passaggi, tutti i posti e le cattedre che risultino vacanti e compresi nella pianta organica relativa all’organico di diritto dell’anno scolastico 2010/2011.

 

Sono considerati posti d’insegnamento quelli costituiti con:

 

— attività di sostegno;

— corsi per l’istruzione e la formazione dell’età adulta attivati presso i Centri Territoriali;

— dotazioni organiche provinciali nella scuola secondaria;

— posti per l’insegnamento della lingua straniera appartenenti all’organico di circolo della scuola primaria;

— posti attivati presso strutture ospedaliere;

— posti attivati presso strutture carcerarie (con esclusione di quelli della scuola primaria, per i quali esiste il ruolo speciale).

 

Le disponibilità inoltre per le operazioni di mobilità territoriale a domanda e d’ufficio e per quelle di mobilità professionale sono determinate dalle vacanze aventi decorrenza dall’inizio dell’anno scolastico per il quale si effettuano i movimenti, determinatesi a seguito di variazioni di stato giuridico del personale (per esempio dimissioni, collocamento a riposo, decadenza ecc.) comunicate a cura dell’ufficio territorialmente competente al sistema informativo nei termini che saranno fissati dalle apposite disposizioni ministeriali.

 

 

Le operazioni di mobilità territoriale e professionale si distinguono in tre distinte fasi:

 

I fase: trasferimenti nell’ambito del Comune ovvero trasferimenti dei docenti richiedenti l’assegnazione a cattedra o posto di altra scuola o circolo o plesso o istituto nell’ambito del Comune di titolarità;

 

II fase: trasferimenti tra Comuni della stessa Provincia ovvero trasferimenti dei docenti richiedenti l’assegnazione a Comuni diversi da quello di titolarità ovvero a posti delle dotazioni organiche provinciali (D.O.P.) e viceversa, nell’ambito della stessa Provincia;

 

III fase: mobilità professionale e mobilità territoriale interprovinciale ovvero passaggi dei docenti richiedenti l’assegnazione a cattedre o posti della propria Provincia di titolarità.

 

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