La riconciliazione dei coniugi impedisce la separazione
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7 Feb 2016
 
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La riconciliazione dei coniugi impedisce la separazione

Separazione e divorzio: con la riconciliazione, i coniugi possono fare marcia indietro e tornare sulle proprie scelte, revocando la separazione e tornando regolarmente marito e moglie.

 

Non sempre la separazione porta inevitabilmente al divorzio. In primo luogo perché i coniugi potrebbero rimanere separati a vita, senza procedere anche al successivo scioglimento del matrimonio: la legge, infatti, pone solo un termine minimo di 6 mesi (nel caso di separazione consensuale) o di 1 anno (nel caso di separazione giudiziale) per poter accedere al successivo divorzio, ma non prevede un termine massimo – per così dire – di “scadenza” degli effetti della separazione. In secondo luogo i coniugi separati possono sempre fare marcia indietro e, dopo la separazione, tornare nuovamente “sposati” come prima. È quello che si chiama riconciliazione. Del resto è proprio questo lo scopo del doppio gradino “separazione prima – divorzio dopo”: la pausa di riflessione serve a consentire agli sposi di poter valutare con attenzione la propria scelta ed, eventualmente, revocarla in qualsiasi momento, facendo cessare gli effetti della separazione, senza che sia necessario l’intervento del giudice.

 

Alla riconciliazione dei coniugi dedicheremo questa breve scheda.

 

 

Quando può intervenire la riconciliazione

La riconciliazione può avere luogo anche durante il giudizio di separazione. In tal caso può risultare dal verbale di riconciliazione oppure se non è indicata nel verbale si desume dall’estinzione del procedimento per mancato compimento delle attività processuali.

 

Sicuramente la riconciliazione può intervenire anche dopo la pubblicazione della sentenza di separazione (o dopo l’omologazione dell’accordo di separazione).

 

 

Come ci si riconcilia?

I coniugi possono riconciliarsi:

 

tacitamente, con un comportamento incompatibile con lo stato di separazione;

 

espressamente: dichiarando in un accordo scritto di volere riprendere la normale vita matrimoniale e ripristinarne tutti i doveri.

 

Perché possa parlarsi di riconciliazione è necessario che sia ricostituita l’unione coniugale. All’accordo deve conseguire il ripristino di fatto della vita familiare. Rilevano i gesti e i comportamenti concreti ed effettivi dei coniugi: marito e moglie devono dimostrare la loro disponibilità a riprendere la convivenza e a costituire una rinnovata comunione (si privilegiano quindi elementi oggettivi e non i dati psicologici, difficili da provare in quanto appartenenti alla sfera intima dei sentimenti).

 

La semplice coabitazione fra ex non vale a interrompere il processo dei sei mesi o dell’anno di separazione ai fini del divorzio e non è sinonimo di riconciliazione; è invece necessario il ripristino della comunione di vita e d’intenti, materiale e spirituale, che costituisce il fondamento del matrimonio.

 

Quindi alla semplice ripresa della coabitazione deve essere equiparata anche la coabitazione per inerzia o quella dettata solo da ragioni meramente materiali, dovute a fattori economici o logistici o di altra natura (si pensi a uno dei due coniugi che non abbia i soldi per poter andare a vivere in affitto e abbia fatto domanda di alloggio popolare, mentre, nel frattempo è ospitato in casa dell’ex).

 

Non devono quindi riprendere le relazioni reciproche, oggettivamente rilevanti, tali da comportare il superamento delle condizioni che avevano reso intollerabile la prosecuzione della convivenza e che si concretizzino in un comportamento non equivoco incompatibile con lo stato di separazione. A sancirlo è una recente ordinanza della Cassazione [1].

 

 

L’opposizione al divorzio e la prova della riconciliazione

Se uno dei due coniugi chiede il divorzio, l’altro può opporsi dando prova che, dopo la separazione, è intervenuta la riconciliazione. Tale prova ha come oggetto gli elementi esteriori, oggettivi e diretti inequivocabilmente alla seria e comune volontà di ripristinare la comunione di vita. Il coniuge che vuole provare la riconciliazione deve quindi cercare di dimostrare che si sono verificati fatti quali l’aver ripreso la convivenza, l’avere ripreso i rapporti sessuali, lo svolgimento in comune di una vita sociale, frequentando parenti ed amici o trascorrendo le vacanze insieme (se ciò non avviene solo per il bene dei figli), che rispecchino la volontà non equivoca dei coniugi di ripristinare integralmente sia la convivenza materiale sia l’unione spirituale che è alla base della convivenza ed è caratteristica della vita coniugale.

 

In particolare per provare la riconciliazione:

 

– è necessaria una ripresa concreta e durevole della convivenza coniugale e della comunione spirituale e materiale fra i coniugi: come detto non è sufficiente una temporanea ripresa della coabitazione, specie se per ragioni di convenienza;

 

– non è sufficiente la nascita di un figlio in costanza di separazione: da questo fatto non si può desumere implicitamente la riconciliazione, in quanto non basta un semplice rapporto sessuale, ma occorre la restaurazione vera e propria del nucleo familiare e non il mantenimento di frequenti rapporti, anche sessuali, fra i coniugi [2];

 

– non sono sufficienti le visite giornaliere al coniuge separato bisognoso di cure.

 

 

La dichiarazione davanti all’ufficiale di stato civile

Sebbene la riconciliazione, per essere ufficializzata, non necessita del ricorso al giudice, è comunque necessaria, per rendere la riconciliazione opponibile ai terzi, una dichiarazione davanti all’ufficiale di stato civile, presso il Comune dove fu celebrato il matrimonio o presso il Comune dove il matrimonio fu trascritto.

L’ufficiale di stato civile iscrive la dichiarazione negli archivi dello stato civile e la annota a margine dell’atto di matrimonio.

 

 

Gli effetti della riconciliazione

Gli effetti della riconciliazione sono:

 

– quanto ai rapporti con il coniuge: la ripresa in vigore dei diritti ed i doveri connessi al matrimonio e la cessazione dell’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento;

 

– in relazione al procedimento di separazione: l’abbandono della domanda di separazione se è ancora in corso il giudizio di separazione;

 

– l’interruzione del termine di 1 anno o di 6 mesi (a seconda se la separazione è stata giudiziale o consensuale) a partire dal quale è possibile richiedere il divorzio;

 

– il ripristino della presunzione legale di paternità: quindi il figlio nato entro i 180 giorni da quando i coniugi tornano insieme si presume concepito durante il matrimonio.

 

– si ripristina la comunione legale tra coniugi se da loro scelto come regime patrimoniale durante il matrimonio, fatta salva una diversa convenzione.

 

 

Sempre possibile una nuova separazione

I coniugi possono “revocare” la riconciliazione in ogni momento e presentare una nuova domanda di separazione.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 24 novembre 2015 – 5 febbraio 2016, n. 2360
Presidente Ragonesi –Relatore Genovese

Fatto e diritto

Ritenuto che il consigliere designato ha depositato, in data 20 luglio 2015, la seguente proposta di definizione, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ.:
“Con sentenza in data 23 maggio 2014, la Corte d’Appello di Torino ha respinto l’impugnazione proposta dalla Sig.ra F.M.G. , contro il sig. T.A. , avverso la sentenza del Tribunale di Torino, che aveva pronunciato lo scioglimento del matrimonio civile contratto dai due menzionati coniugi, rigettando l’eccezione di mancanza del requisito della separazione triennale per l’avvenuta riconciliazione tra i coniugi anche in ragione della loro coabitazione sino a pochi mesi prima della proposizione della domanda di divorzio. Secondo la Corte territoriale, è la parte convenuta ad essere onerata dell’onere della prova dei fatti che dimostrerebbero la ricostituzione della convivenza, che non potrebbero essere confusa con la semplice coabitazione in relazione alla quale non rileverebbero neppure i motivi di essa (peraltro, nella specie, era stato accertato che i coniugi coabitavano in stanze separate ed in un clima di tensione). Avverso la sentenza della Corte

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[1] Cass. ord. n. 2360 del 5.02.2016.

[2] Cass. sent. n. n. 15481/2003.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
7 Feb 2016 mariano care

Bene quello che avete descritto sulla possibilità di rinconciliazione Ma dal punto di vista fiscale???