Cos’è la busta paga e per quanto tempo bisogna conservarla
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5 Feb 2016
 
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Cos’è la busta paga e per quanto tempo bisogna conservarla

La busta paga riepiloga quanto spetta per ogni mese di lavoro al lavoratore. Essa va conservata almeno cinque anni, in quanto può essere un documento importantissimo per provare i propri diritti nei confronti dell’azienda.

 

La busta paga è quel documento che indica le somme spettanti al lavoratore come compenso per l’attività mensilmente svolta.

In essa vengono infatti indicati:

 

– il periodo di lavoro cui i compensi fanno riferimento

– i dati anagrafici del lavoratore

– i dati dell’azienda

– l’inquadramento e la mansione del lavoratore

– la data di assunzione e (eventualmente) di cessazione del rapporto

– gli scatti di anzianità maturati

– le ferie maturate

– il TFR maturato

– le ore (o i giorni) di lavoro svolti

– gli elementi per il calcolo della retribuzione lorda

– le detrazioni e le indennità

– l’importo della retribuzione lorda e netta.

 

Il datore ha l’obbligo di consegnare mensilmente al lavoratore la busta paga e quest’ultimo è tenuto a controllarne la correttezza [1].

La busta paga va quindi sottoscritta dal lavoratore “per ricevuta”, ossia per confermare che essa gli è stata semplicemente consegnata. La firma non prova tuttavia l’effettivo pagamento delle somme in essa indicate, salvo sia precisato che la sottoscrizione viene effettuata “per quietanza”.

 

La busta paga, può essere consegnata sia a mani in forma cartacea, sia trasmessa a mezzo email o pec.

 

In caso di smarrimento o distruzione, il lavoratore può chiederne un duplicato all’azienda.

 

In caso di mancata consegna della busta paga, il lavoratore può rivolgersi all’Ispettorato del Lavoro, affinché provveda a compiere tutti gli accertamenti del caso, sanzionando, se necessario, il datore.

 

La busta paga va quindi conservata, in quanto è un documento importantissimo, soprattutto in caso di controversia con il datore.

Essa infatti costituisce prova fondamentale di eventuali crediti vantati dal lavoratore: si pensi all’azienda che non paga la retribuzione o il TFR; sulla base dei soli dati risultanti dalla busta paga, il lavoratore potrà ottenere dal giudice un ordine di pagamento nei confronti dell’azienda (cosiddetto decreto ingiuntivo) per il recupero di quanto gli spetta.

Può costituire la base di calcolo per il conteggio di differenze retributive e contributive: ad esempio, se il lavoratore, in ragione delle mansioni effettivamente svolte, ha diritto ad essere inquadrato in un livello superiore e percepire una retribuzione maggiore, le buste paga servono come strumento di confronto tra quanto il lavoratore ha percepito e quanto gli sarebbe spettato. Ancora, se il lavoratore si accorge che l’azienda non ha pagato i contributi, potrà chiedere all’Inps che gli vengano accreditati d’ufficio, sulla base dei dati risultanti proprio dalle buste paga in suo possesso.

 

 

Per quanto tempo si devono conservare le buste paga?

È bene conservare la busta paga per almeno 5 anni, ma sarebbe consigliabile 10 anni. Questo perché il diritto al pagamento delle somme che compongono la retribuzione, delle somme dovute a titolo di TFR e dei contributi si prescrive in 5 anni dal momento in cui dovevano essere corrisposte, salvo alcune eccezioni (ad esempio l’indennità sostitutiva delle ferie, le somme dovute a titolo di straordinario e tutte quelle spettanze che vengono riconosciute in via non continuativa), rispetto alle quali la prescrizione è di 10 anni.

Questi 5 o 10 anni decorrono dalla cessazione del rapporto per quei rapporti di lavoro per i quali, in caso di licenziamento illegittimo, non è possibile chiedere la reintegra sul posto di lavoro (quindi nel caso si lavori in un’impresa che occupa meno di 15 dipendenti nella propria sede o meno di 60 sul territorio nazionale), altrimenti – negli altri casi – dal momento in cui sorge il diritto al pagamento.


[1] Legge 4/53.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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