Risarcimento del danno: tabelle di Milano la regola
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7 Feb 2016
 
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Risarcimento del danno: tabelle di Milano la regola

Sinistri stradali e quantificazione del danno non patrimoniale: il giudice deve motivare le ragioni dello scostamento dalle tabelle di Milano.

 

Nel caso in cui l’assicurazione debba risarcire il danno da sinistro stradale deve tenere conto, ai fini del danno non patrimoniale, delle quantificazioni operate dalle tabelle del Tribunale di Milano. Secondo, infatti, una recente sentenza della Cassazione [1], tali tabelle hanno assunto una vocazione nazionale tale da essere utilizzate su tutto il territorio nazionale. Se anche il giudice ritiene di discostarsi dai parametri offerti dal foro meneghino, deve comunque darne una congrua motivazione.

 

Risulta, dunque, sempre più difficile derogare ai criteri di liquidazione del danno stabiliti dal Tribunale di Milano. Essi servono quantomeno (e necessariamente) “quale criterio di riscontro e verifica” della quantificazione diversamente ottenuta.

 

La sentenza in commento ricorda innanzitutto che il risarcimento del danno non patrimoniale deve essere “integrale”, senza possibilità di sconfinare in indennizzi puramente simbolici o irrisori, o comunque non correlati all’effettiva entità del danno subìto dal danneggiato.

 

Il giudice deve poi rispettare criteri di “elasticità e flessibilità” in modo da garantire, nel contempo, sia il rispetto di liquidazioni uniformi (senza, cioè, creare disparità tra i cittadini), sia la possibilità di quantificazioni “personalizzate” del danno, in modo da non tralasciare nessuna delle conseguenze (fisiche o morali) che siano ricadute sul danneggiato.

 

In definitiva, la valutazione del giudice deve essere “equa”, ossia adeguata e proporzionata alle circostanze concrete del caso specifico.

 

L’applicazione concreta di tali principi ha portato a utilizzare sempre più le cosiddette tabelle di liquidazione elaborate dalla prassi. Tra queste, sicuramente il primato lo rivestono le tabelle dei Tribunale di Milano, che appunto diventano parametro per ogni valutazione del danno in qualsiasi parte d’Italia.

 

Qualora il giudice intenda dare preferenza ad altri sistemi di quantificazione deve argomentarlo in modo preciso e puntuale: un difetto di motivazione renderebbe la sentenza viziata.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 9 ottobre 2015 – 4 febbraio 2016, n. 2167
Presidente Petti – Relatore Scarano

Svolgimento del processo

Con sentenza del 31/8/2011 la Corte d’Appello di Brescia ha respinto il gravame interposto dalla sig. G.A. in relazione alla pronunzia Trib. Brescia n. 1391/08 di rigetto della domanda proposta nei confronti della società Allianz s.p.a. (già R.A.S. s.p.a.) di risarcimento dei danni subiti in conseguenza di sinistro stradale avvenuto il (OMISSIS) nel Comune di (OMISSIS) tra l’autovettura VW Polo tg (…) da lei condotta e l’autocarro condotto dal sig. P.E. , che aveva improvvisamente invaso la corsia di marcia della prima. Rigetto dal giudice di prime cure motivato in ragione della circostanza che, incontestata l’esclusiva responsabilità del P. nella causazione del sinistro, la somma liquidata a titolo di risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali risultava soddisfatta da quella alla predetta G. già liquidata dalla compagnia assicuratrice Lloyd Adriatico Assicurazioni s.p.a. (per conto di R.A.S. s.p.a.).
Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito la G. propone ora ricorso per cassazione affidato a 5 motivi.
Resiste con controricorso la società Allianz s.p.a., che ha presentato anche

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[1] Cass. sent. n. 2167/2016 del 4.02.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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