Congedo straordinario e assegno di accompagnamento: differenze e compatibilità
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7 Feb 2016
 
L'autore
Giovanna Pangallo
 


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Congedo straordinario e assegno di accompagnamento: differenze e compatibilità

 

Il congedo straordinario e l’assegno di accompagnamento hanno finalità differenti e possono coesistere senza confliggere l’uno con l’altro.

 

Mia madre è ormai in età avanzata e, non essendo in grado di badare a se stessa poiché affetta da una patologia invalidante, ha bisogno di assistenza; intendo avvalermi del congedo straordinario ma mia madre è già titolare di un assegno di accompagnamento: i due rimedi possono entrare in contrasto tra di loro? Quali sono le conseguenze?

 

Il legislatore italiano prevede una pluralità di strumenti di natura assistenziale per aiutare sia le persone affette da handicap o da invalidità di vario genere che i loro familiari i quali spesso si trovano a dovere scegliere tra gli obblighi di lavoro ed il dovere morale di assistere un proprio congiunto.

Al fine di consentire ai cittadini di poter fare fronte agli obblighi assistenziali nei confronti dei propri familiari senza perdere il posto di lavoro, l’ordinamento giuridico italiano ha previsto lo strumento del congedo straordinario.

 

 

Il congedo straordinario

Il congedo straordinario è quell’istituto giuridico che consente al lavoratore dipendente di assentarsi dal lavoro per un periodo massimo di due anni al fine di assistere un proprio familiare affetto da handicap grave o da una malattia grave (vedi articolo IL CONGEDO STRAORDINARIO: COME COMPORTARSI) pur continuando a percepire la retribuzione: quest’ultima viene infatti sostituita da un’indennità di ammontare pari all’ultima retribuzione erogata[1].

Il presupposto per poter accedere a questo beneficio consiste nell’essere un familiare convivente con la persona che necessita di assistenza (nell’ordine il coniuge, il padre o la madre, i figli, i fratelli o le sorelle, i parenti e gli affini entro il terzo grado).

È inoltre necessario che il familiare bisognoso di assistenza non sia ricoverato a tempo pieno presso una struttura ospedaliera o di natura assistenziale.

 

 

Il procedimento per conseguire l’indennità

La domanda per ottenere l’ammissione al periodo di congedo dev’essere presentata esclusivamente in modalità telematica attraverso uno dei seguenti canali:

 

– WEB, mediante l’accesso al sito dell’INPS ed al servizio “Invio online di Domande di Prestazioni a Sostegno del Reddito”: a tal fine sarà necessario munirsi preventivamente di apposito PIN;

– patronati;

– Contact Center Multicanale, contattando il numero verde 803164[2].

 

La domanda, oltre ad indicare le generalità del richiedente e quelle dal familiare da assistere, deve contenere:

 

– la dichiarazione del rapporto di parentela che unisce il richiedente e la persona da assistere;

 

– la dichiarazione di convivenza con la persona bisognosa di aiuto;

– l’assenza di altro soggetto all’interno del nucleo familiare a cui la legge riconosce priorità nell’esercizio del medesimo diritto;

– il certificato medico o la dichiarazione provvisoria attestante la patologia da cui è affetto il familiare che necessita di sostegno;

– la dichiarazione secondo cui il familiare non è ricoverato a tempo pieno in un centro di assistenza o secondo cui, pur essendolo, è necessaria la presenza di un familiare;

– l’eventuale precedente fruizione di un periodo di congedo straordinario retribuito;

– il periodo di congedo di cui s’intende fruire[3].

È bene ricordare che, poiché il dipendente ha diritto a fruire del congedo straordinario retribuito entro 60 giorni dalla presentazione della domanda, è necessario presentare la relativa richiesta con congruo anticipo.

 

 

L’indennità di accompagnamento

L’indennità di accompagnamento è un beneficio economico di natura assistenziale che l’ordinamento giuridico italiano prevede in favore di coloro che non sono in alcun modo in grado di prendersi cura di se stessi.

In particolare l’assegno è concesso in presenza dei presenti requisiti:

 

– essere cittadino italiano;

– essere affetto da inabilità totale per patologie fisiche o psichiche con impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o con la necessità di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita;

– in alternativa, essere stati riconosciuti ciechi assoluti[4];

– avere la residenza stabile ed abituale nel territorio italiano;

– se cittadini stranieri comunitari, essere iscritti all’anagrafe del Comune di residenza;

– se cittadini stranieri extracomunitari, essere in possesso del permesso di soggiorno di almeno un anno.

 

L’indennità di accompagnamento è concessa al solo titolo della minorazione e quindi prescinde sia dall’età del beneficiario sia delle sue condizioni economiche.

 

 

Il procedimento

La domanda può essere presentata esclusivamente per via telematica attraverso uno dei seguenti canali:

 

– WEB, mediante l’apposito servizio fornito dal sito dell’INPS: a tal fine è necessario munirsi preventivamente dell’apposito PIN;

– patronati o associazioni di categoria a sostegno dei disabili, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

 

La domanda dev’essere corredata del certificato medico attestante l’invalidità che legittima la richiesta del beneficio economico.

Entro 90 giorni dall’invio dell’istanza il richiedente viene convocato dalla Commissione medica locale per essere sottoposto a visita medica al fine di accertare le condizioni di salute dell’infermo.

 

 

La risposta al quesito

L’indennità riconosciuta per il congedo straordinario biennale ha natura giuridica diversa da quella che viene corrisposta a titolo di accompagnamento.

Entrambe sono espressione dello spirito che anima il legislatore italiano e rappresentano misure di natura assistenziale, tuttavia tra le due corre una profonda differenza: l’indennità prevista a titolo di congedo straordinario è finalizzata a sostituire la retribuzione che il lavoratore avrebbe percepito se non fosse stato costretto ad assentarsi dal posto di lavoro per assistere il proprio familiare; mentre l’indennità di accompagnamento è una prestazione economica erogata direttamente in favore del soggetto affetto dalla patologia invalidante.

Poiché le due prestazioni economiche hanno natura giuridica differente non vi sono ragioni di incompatibilità tra le stesse.


[1] Art. 80 L. n. 388/2000.

[2] Circolare INPS n. 171 del 31.12.2011.

[3] Circolare INPS n. 28 del 28.02.2012.

[4] Art. 2 della L. 21 novembre 1988, n. 508.

 

 


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