Incidente sul lavoro: datore responsabile anche per la colpa dei colleghi
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7 Feb 2016
 
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Incidente sul lavoro: datore responsabile anche per la colpa dei colleghi

L’azienda è tenuta al risarcimento anche quando non accerti che il dipendente abbia utilizzato le misure di sicurezza sul lavoro.

 

Il datore è sempre responsabile dell’infortunio avvenuto al dipendente sul luogo di lavoro, sia quando l’azienda non adotti le idonee misure di protezione necessarie ad evitare incidenti, sia quando non accerti e vigili che il lavoratore ne faccia effettivo uso. La responsabilità dell’azienda è tanto estesa da potersi dire che il lavoratore è tutelato dalla legge non solo in caso di incidenti derivanti dalla sua stessa disattenzione o imprudenza, ma anche da quelli avvenuti per colpa dei suoi collegi, ossia degli altri lavoratori presenti sul posto. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Qualora l’azienda non adotti tali misure di sicurezza o non controlli che il dipendente rispetti quelle già esistenti è sempre responsabile, e deve risarcire i danni, anche qualora l’incidente si sia verificato per un concorso di colpa del dipendente stesso.

 

 

L’onere della prova

La Suprema Corte passa poi ad analizzare i principi che regolano l’onere della prova nella causa diretta ad ottenere l’indennizzo. In particolare, il dipendente deve dimostrare:

 

– di aver subito, a causa dell’attività lavorativa, un danno alla salute;

 

– l’esistenza di tale danno;

 

– la nocività dell’ambiente di lavoro, ossia la mancata presenza delle misure di sicurezza;

 

– che il danno sia dipeso proprio dalla nocività dell’ambiente di lavoro.

 

Una volta che il lavoratore abbia provato le predette circostanze, spetta al datore di lavoro dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ossia di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi dell’evento.

 

Come detto, il concorso di colpa per la condotta del dipendente non esonera il datore dalla totale responsabilità, a meno che quest’ultimo riesca a dimostrare che la condotta del lavoratore sia stata del tutto imprevedibile, eccezionale ed inevitabile (la giurisprudenza, a riguardo, definisce tali requisiti come: abnormità, inopinabilità ed esorbitanza del comportamento rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute).


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 4 novembre 2015 – 4 febbraio 2016, n. 2209
Presidente Stile – Relatore Esposito

Svolgimento del processo

1. Con sentenza del 25/1-26/3/2012 la Corte d’Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, in riforma della decisione di primo grado, ha rigettato la domanda avanzata da S.G. nei confronti di Fintecna S.p.A. diretta ad ottenere il risarcimento dei danni occorsi al predetto, lavoratore alle dipendenze della società, in relazione a un infortunio lavorativo avvenuto il (OMISSIS). La Corte respingeva, al contempo, la domanda di garanzia avanzata dalla convenuta nei confronti della Ras s.p.a..
2. La Corte territoriale fondava la decisione sul rilievo che dal ricorso introduttivo del giudizio di primo grado erano emerse le seguenti modalità del sinistro: lo S. stava procedendo alla sostituzione di una girante per l’aspirazione di fumi sull’impianto denominato TK e, in particolare, alla sistemazione della guarnizione sulla flangia di base, quando il soffietto dilatatore del peso di tre tonnellate (posto al di sopra) si distaccava e precipitava di colpo sulla sua mano sinistra, amputandogli il V dito e provocandogli la lesione tendinea del IV dito. Secondo la prospettazione il distacco del soffietto era causato dall’inopinata

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[1] Cass. sent. n. 2209/16 del 4.02.2016.

 


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