Mantenimento all’ex se il matrimonio dura poco
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8 Feb 2016
 
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Mantenimento all’ex se il matrimonio dura poco

Separazione: la durata del matrimonio rileva ai fini della quantificazione dell’assegno di mantenimento, ma anche una durata breve non esclude il pagamento.

 

Nel quantificare l’importo dovuto all’ex coniuge a titolo di mantenimento, a seguito di separazione o divorzio, il giudice deve tenere conto, insieme agli altri criteri elaborati dalla giurisprudenza, anche della durata del matrimonio: tanto più è stata breve l’unione coniugale, tanto meno dovrà essere versato a titolo di assegno periodico di mantenimento. Tuttavia, anche nel caso di matrimonio “lampo”, non è possibile eliminare completamente tale misura assistenziale, avendo essa la funzione di tutelare il coniuge economicamente più svantaggiato. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente ordinanza [1].

 

Secondo quanto ormai costantemente insegnato dalla giurisprudenza, la quantificazione dell’assegno di mantenimento o di quello divorzile deve avvenire attraverso due distinte fasi:

 

– innanzitutto va verificata l’esistenza del diritto al mantenimento da parte del coniuge richiedente, valutando l’eventuale inadeguatezza dei mezzi economici di quest’ultimo rispetto al tenore di vita goduto durante il matrimonio;

 

– in secondo luogo, il giudice deve determinare il concreto ammontare dell’assegno, tenendo conto delle condizioni economiche di ciascuna delle due parti. Di tanto abbiamo già parlato nella guida sull’assegno di mantenimento a cui si rinvia per ogni ulteriore chiarimento.

 

È proprio in questa seconda fase che si inseriscono una serie di valutazioni, da parte del giudice, che tengono conto del caso concreto, al fine di “personalizzare” l’importo sulla base delle specifiche esigenze. Pertanto, bisognerà tenere conto delle spese che il coniuge obbligato al mantenimento dovrà sostenere a seguito della separazione (nuovo appartamento in cui vivere, utenze, ecc.), la disponibilità della casa familiare da parte del coniuge beneficiario, l’apporto personale ed economico che ciascun coniuge ha conferito alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio comune.

Non in ultimo, il magistrato dovrà tenere conto della durata del matrimonio, considerando che un’unione breve non consente un assegno di mantenimento particolarmente elevato, ma non può neanche escluderlo completamente.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 19 novembre 2015 – 5 febbraio 2016, n. 2343
Presidente Dogliotti – Relatore Bisogni

Fatto e diritto

Rilevato che:
l. Il Tribunale di Modena, con sentenza definitiva n. 480/2013, emessa nel giudizio di divorzio fra E.G. e A.C., ha rigettato la richiesta di. assegno divorzile della G. in relazione alla brevissima durata (tre mesi) del matrimonio.
2. Ha proposto appello la G. rilevando che il matrimonio era durato 15 mesi ed era fallito a causa del comportamento del C., che si era legato sentimentalmente con altra donna, dalla quale aveva avuto un figlio, nato nove mesi dopo la separazione, che era stata regolata consensualmente, con l’attribuzione in suo favore di un assegno mensile indicizzato di mantenimento di 593 euro. Ha inoltre rilevato l’ appellante che il C. dispone di un reddito elevatissimo (oltre 18.000 euro mensili) rispetto al suo (1.300 euro mensili) cosicché la separazione e il divorzio hanno inciso negativamente sul proprio tenore di vita rispetto a quello fruito nel corso del sia pur breve matrimonio.
3. La Corte di appello di Bologna con sentenza n. 159/14 ha confermato la decisione di primo grado
rilevando che seppure non fulminea come erroneamente affermato dal Tribunale di Modena la convivenza fu

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[1] Cass. ord. n. 2343/16 del 5.02.2016.

 

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