L’azione revocatoria: in cosa consiste?
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9 Feb 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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L’azione revocatoria: in cosa consiste?

La revocatoria: il termine di prescrizione e come si avvia; impugnabilità della donazione e della compravendita, come Equitalia può pignorare il bene donato senza revocatoria.

 

Con l’azione revocatoria il creditore, ove ne sussistano i presupposti, rende inefficace nei suoi riguardi l’atto di disposizione compiuto a suo danno dal debitore.

In sostanza, la legge ha voluto riconoscere al creditore stesso, la possibilità di tutelarsi rispetto alle dismissioni patrimoniali illegittime compiute dal debitore, al solo scopo di sottrarre i beni necessari a soddisfare le pretese della controparte.

Queste possono avvenire in vario modo: ad esempio con una donazione oppure con una compravendita, ma in tutti i casi la revocatoria è potenzialmente possibile.

Vediamo, quindi, insieme, tutte le caratteristiche di questo istituto giuridico

 

Qual è il termine di prescrizione della revocatoria?

L’azione si prescrive in cinque anni. In altri termini, il creditore deve agire non oltre questo limite, altrimenti perde la possibilità di rendere l’atto compiuto dal debitore, inefficace nei suoi riguardi.

Il termine predetto decorre, secondo la legge, dalla data di compimento dell’atto, ma la giurisprudenza della Cassazione ha chiarito che il punto di partenza deve essere quello in cui l’atto pregiudizievole è stato reso pubblico e conoscibile ai terzi e, quindi, anche al creditore.

Ad esempio, se ritenete di essere stati pregiudicati da una donazione eseguita da un vostro debitore, il termine per agire decorre dalla data di trascrizione del predetto atto pubblico.

 

Come si propone l’azione revocatoria? Il creditore deve essere autorizzato dal Tribunale?

Assolutamente no. Essa si avvia con un semplice atto di citazione a comparire dinanzi al Tribunale competente, che l’avvocato del creditore, in nome e per conto dello stesso, notificherà al debitore e, ad esempio, al donatario oppure all’acquirente, dell’immobile ceduto.

L’azione sarà quindi oggetto di trascrizione nei registri immobiliari, allo scopo di evitare gli ulteriori passaggi di mano del bene in contestazione.

 

Ho donato la casa a mia figlia, ma temo che la banca possa agire in revocatoria: come posso impedirglielo?

La legge prevedere che:

 

– per gli atti a titolo gratuito [1] il creditore può agire indipendentemente dalla buona fede del soggetto che ha ricevuto il bene. Sarà, quindi, sufficiente dimostrare che il debitore era consapevole del pregiudizio provocato con la donazione. La descritta prova è abbastanza semplice. Se, infatti, il bene donato, come spesso avviene, era l’unico o il principale cespite patrimoniale del debitore, allora questi difficilmente potrà negare di essere stato consapevole del pregiudizio arrecato al creditore di turno.

Attenzione perché, anche un donazione effettuata prima che sorga il debito può essere impugnata dal creditore, se questi dimostra che l’atto è stato intenzionalmente realizzato allo scopo di pregiudicare le ragioni del futuro creditore.

In conclusione, pensare di sottrarre il bene alle grinfie della banca, attraverso una donazione, è una idea che  riesce raramente;

 

– per gli atti a titolo oneroso, il creditore deve dimostrare che il soggetto che ha acquistato il bene fosse a conoscenza del pregiudizio arrecato al creditore. Il che è, di norma, molto difficile da dimostrare se si tratta di un soggetto non appartenente alla cerchia degli stretti familiari del debitore.

 

Ho venduto la mia casa, ma temo che la banca possa agire in revocatoria: come posso impedirglielo?

Nel caso appena descritto, ci troviamo di fronte ad un atto di disposizione, tecnicamente definito, a titolo oneroso.

Ebbene, la legge a riguardo dice che la compravendita realizzata può essere resa inefficace dal creditore, solo se questi dimostra che l’acquirente era consapevole del pregiudizio provocato. La buona fede del compratore, quindi, determina l’irrevocabilità dell’acquisto realizzato.

In buona sostanza, se la cessione è “reale” e non fittiziamente realizzata, essa è inoppugnabile. Ad esempio, se il compratore ha acquistato la casa al prezzo di mercato, magari contraendo mutuo e destinandola ad abitazione principale, l’atto non può in alcun modo essere oggetto di revocatoria. Appare, in tal caso, assai difficile individuare e dimostrare la malafede dell’acquirente.

Vendere, invece, ai propri parenti prossimi non è una buona idea: è arduo, in tale circostanza, provare che gli stessi non fossero a conoscenza della situazione e persino escludere che abbiano realizzato il tutto con partecipe complicità col debitore cedente.

 

Anche Equitalia può agire in revocatoria e in che modo?

Se si tratta di atti a titolo oneroso (ad esempio una compravendita) la procedura seguita dall’agente della riscossione è la stessa prevista per tutti gli altri creditori. Equitalia, quindi, nei cinque anni dalla trascrizione dell’atto di vendita, agirà in revocatoria contro il debitore e l’acquirente, con l’intenzione di dimostrare la malafede di quest’ultimo e di rendere inefficace il tutto.

Se invece, il debitore ha donato il proprio immobile, la legge [2] in vigore agevola il “famigerato” creditore: egli infatti, munito del titolo esecutivo, entro un anno dalla trascrizione della donazione, potrà a sua volta trascrivere il pignoramento del bene in questione, senza aver preventivamente agito in revocatoria. Ovviamente, il debitore, potrà opporsi all’esecuzione eseguita, dimostrando di non essere stato assolutamente consapevole del fatto di pregiudicare le ragioni di Equitalia, con la donazione realizzata.


[1] Art. 2901 cod. civ.

[2] Art. 2929 bis cod. civ.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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