Interruzione del processo: termine, mancato rispetto, estinzione
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10 Feb 2016
 
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Interruzione del processo: termine, mancato rispetto, estinzione

Nessuna estinzione del processo in caso di mancato rispetto del termine perentorio se il ricorso per riassunzione è depositato in cancelleria nei tempi previsti.

 

Nel caso di interruzione del processo, la parte non colpita dall’evento interruttivo che intende riassumere il processo deve notificare il ricorso in riassunzione e il decreto di fissazione dell’udienza entro il termine ordinatorio concesso dal giudice nel decreto stesso. Il mancato rispetto del suddetto termine comporta l’estinzione del processo.

 

L’estinzione, tuttavia, può essere evitata se il deposito del ricorso per riassunzione viene depositato, per tempo, in cancelleria. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Secondo la Corte il mancato rispetto del termine ordinatorio non comporta l’estinzione del processo quando sia rispettato il termine perentorio per il deposito del ricorso per riassunzione in cancelleria per come indicato dal codice di procedura civile [2]. In tal caso il giudice ha l’obbligo di riassegnare un nuovo termine alla parte per la notifica del ricorso. Il giudice potrà dichiarare estinto il giudizio se questo nuovo termine, diventato perentorio, non è rispettato.

 

Verificatasi una causa d’interruzione del processo, ed in presenza di un meccanismo di riattivazione, bisogna distinguere il momento del deposito del ricorso in riassunzione da quello della sua notificazione insieme al decreto di fissazione udienza. Ebbene, il termine perentorio previsto dal codice [2] si riferisce al solo deposito in cancelleria del ricorso in riassunzione restando quindi esso estraneo alle vicissitudini della notifica. Pertanto, una volta depositato il ricorso nel termine di legge, il medesimo termine non può più avere rilevanza, poiché sarà il giudice assegnatario del ricorso che, verificato il deposito dell’atto entro tre mesi dall’interruzione del processo, dovrà fissare un ulteriore scadenza allo scopo di garantire la corretta instaurazione del contraddittorio nei confronti della controparte.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 23 settembre 2015 – 19 gennaio 2016, n. 802
Presidente Forte – Relatore De Chiara

Svolgimento del processo

La Corte d’appello di Bologna, respingendo il gra­vame della sig.ra P.C., nonché dei sig.ri Giancarlo C. e J.H. quali genitori eser­centi la responsabilità sul minore A. C., u­nico erede dell’omonimo sig. A. C., ha con­fermato la sentenza di primo grado con cui era stata dichiarata l’estinzione del giudizio di opposizione in­trodotto dai sig.ri A. e P.C. avverso de­creto ingiuntivo di pagamento della somma di £ 243.976.746 emesso nel novembre 2001 dal Presidente del Tribunale di Reggio Emilia, su istanza della Banca Po­polare di Verona – Banco S. Geminiano e S. Prospero,  nei confronti degli opponenti, quali fideiussori, e della ST.AR. s.r.l.
La Corte ha accertato che, a seguito dell’interruzione del processo dichiarata dal Giudice Istruttore all’udienza del 7 novembre 2002 a causa del­la fusione della banca opposta con la Banca Popolare di Novara, che aveva dato vita ad una nuova società deno­minata Banco Popolare di Verona e Novara s.c. a r.l., gli opponenti avevano riassunto il processo nei con­fronti di quest’ultima con ricorso depositato entro il termine perentorio semestrale di legge, ma

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[1] Cass. sent. n. 802/16 del 19.01.2016.

[2] Art. 305 cod. proc. civ.

[3] Applicando in via analogica l’art. 291 cod. proc. civ.

 

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