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Lo sai che? Pubblicato il 10 febbraio 2016

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Lo sai che? Bolletta dell’acqua: ingiunzione fiscale nulla se la società è privata

> Lo sai che? Pubblicato il 10 febbraio 2016

Recupero dei crediti per il canone dell’acqua: la concessionaria partecipata non può emettere ingiunzioni fiscali contro i morosi.

Sono illegittime le ingiunzioni fiscali emesse dalle società concessionarie del servizio idrico, anche se partecipate dal Comune o da altra pubblica amministrazione: lo grida a gran voce la Corte di appello di Milano, con una sentenza [1] che farà parlare perché mette in ballo numerose aziende concessionarie del servizio di somministrazione di acqua potabile.

L’ingiunzione fiscale a carico dei morosi, prevista dal Regio Decreto del 1910 sulla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato [2] può essere utilizzato per recuperare i crediti solo quando il creditore è un soggetto pubblico. Nel caso della società privata, invece, sebbene partecipata di secondo grado di enti territoriali, siamo in presenza di un soggetto privatistico. Il fatto che la compagine sia qualificata come ente pubblico economico e soggetta a controlli contabili è del tutto irrilevante. Ciò, infatti, non la trasforma in pubblica amministrazione in senso stretto.

Risultato: le ingiunzioni fiscali – tipiche piuttosto di Equitalia o degli altri agenti locali per la riscossione esattoriale – possono essere impugnate davanti al giudice ordinario e, in tal modo, annullati. Nulla quindi sono tenuti a versare alcunché gli utenti che, per tutti questi anni, hanno ricevuto avvisi di mora come se fossero ingiunzioni di carattere tributario, solo per costringerli a pagare subito e tutto. E ciò a fronte di canoni spesso sproporzionati al servizio reso: non è un mistero, difatti, che gran parte della rete idrica nazionale sia un colabrodo (paghiamo una addizionale sulla bolletta per un rinnovo delle tubature che non è mai avvenuto) e, quand’anche l’acqua arrivi nei nostri rubinetti, spesso non è neanche potabile. Situazione, quest’ultima, che ha già visto la giurisprudenza riconoscere agli utenti la decurtazione dalla bolletta e un risarcimento del danno.

La vicenda

Con la sentenza in commento, il Tribunale ha accolto l’opposizione avanzata da un utente che si era visto notificare l’ingiunzione fiscale per il pagamento dell’acqua potabile e per le altre voci relative a depurazione e fognature dalla società che gestisce il servizio idrico integrato. Il provvedimento è però risultato emesso da un soggetto che non aveva i poteri, laddove la concessionaria è, e resta, una società di capitali.

La motivazione della sentenza

È vero: l’ingiunzione fiscale prevista dal Regio decreto del 1910 ha perso ormai la funzione di precetto e titolo esecutivo, ma conserva comunque l’attribuzione di atto impositivo con efficacia accertativa della pretesa erariale. E la norma che disciplina la materia è una disposizione speciale che non può essere oggetto di interpretazione estensiva o analogica, in quanto deroga al meccanismo previsto dal codice di procedura civile per il recupero del credito: meccanismo che prevede, per la generalità dei casi, e in particolar modo quando ad agire è un soggetto privato, il ricorso per decreto ingiuntivo.

Dunque, la società partecipata dalla pubblica amministrazione, ma con forma di società privata non può emettere l’ingiunzione fiscale: il pareggio di bilancio è ormai un principio costituzionale ma da solo non basta a mutare la natura giuridica della compagine, che pure risulta soggetta a controlli amministrativi.

note

[1] C. App. Milano, sent. n. 1599/16.

[2] Art. 2 del Rd 639/1910.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI MILANO

– SEZIONE UNDICESIMA CIVILE –

Il Giudice, dott.ssa Ilaria Gentile, in composizione monocratica, ha pronunciato ai sensi dell’art. 281 quinquies co. 2 cpc la seguente:

SENTENZA

nella causa civile di primo grado, iscritta al n. 62917/2011 R.G. in data 18.10.2011, promossa

da:

KE. S.R.L., in persona del legale rappresentante pro tempore, corrente in Opera, di seguito per brevità: “KH.”,

rappresentata e difesa dall’avv. Ca.ZU. del foro di Monza e con lo stesso elettivamente domiciliata in Milano, presso A.T. Soc. coop. a r.l., giusta procura speciale alle liti ed elezione di domicilio a margine dell’atto di citazione in opposizione;

– Attrice opponente –

contro:

AM. S.R.L., corrente in Milano, in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa dall’avv. Ma.RI. e con lo stesso elettivamente domiciliata in Bollate (MI), giusta procura speciale alle liti ed elezione di domicilio a margine della comparsa di costituzione e risposta;

– Convenuta opposta –

OGGETTO: opposizione a ingiunzione ex artt. 2 e 3 r.d. 14.04.1010 n. 639 – somministrazione di acqua.

CONCLUSIONI dell’Attrice opponente:

1) Revocare, annullare e comunque dichiarare inefficace l’atto di ingiunzione impugnato, dichiarando lo stesso nullo e, in ogni caso, privo di effetto;

2) respingere tutte le domande proposte dall’Opposta perché infondate in fatto ed in diritto;

3) con vittoria di spese di giudizio.

FATTO E DIRITTO

1. Allegazioni delle parti

Dagli atti dimessi risulta quanto segue:

AM. S.R.L. (quale incorporante le società CA.GE. S.P.A., SI. S.P.A., SE.ID. S.R.L. e TA.SE. S.R.L.), in persona del Direttore affari legali, in data 9.09.2011 ha ingiunto ai sensi degli artt. 2 e 3 r.d. 14.04.2010 n. 639 e 228-229 d.lgs. 51/1998 a KH. di pagare in suo favore la sorte di euro 14.170,69, IVA inclusa, oltre interessi al saldo, con avvertimento della facoltà di svolgere opposizione avanti all’A.G., entro 30 giorni dalla notifica, deducendo di avere erogato alla medesima, in forza di contratto (utenza n. …) concluso con la stessa, acqua potabile nello stabile sito in Opera, via (…) e di essere pertanto creditrice per la sorte portata da sette fatture per acqua somministrata e per quote di tariffa per i servizi di fognatura e depurazione, emesse dal 2006 al 2010, come da scritture contabili dimesse; l’ingiunzione risulta portata alla notifica il 13.09.2011 e notificata il 7.10.2011.

KE.HO. S.R.L. ha opposto detta ingiunzione con atto di citazione in opposizione, portato alla notifica il 14.10.2011 e notificato ad AM. in pari data, chiedendo la sospensiva e dichiararsi nulla/inefficace, spese vinte, deducendo: AM. ha ingiunto il pagamento per corrispettivo di somministrazione di acqua potabile, servizi di depurazione e di fognatura; KH. ritiene illegittimo il recupero del credito ex art. 2 r.d. 639/1910; le sette fatture sono state emesse dal 31.12.2005 al 14.05.2010; le fatture nn. … e … del 2010 sono state emesse dopo la comunicazione di disdetta del contratto in data 18.12.2009; la disdetta è stata inviata a seguito della cessione dell’albergo, intervenuta a febbraio 2010, onde il pagamento avrebbe dovuto essere richiesto al cessionario e non a KH; la fattura n. … del 2009 si riferisce al periodo dal 30.09.2008 al 31.12.2008; posto che nel mese di dicembre 2008 l’albergo ha osservato un periodo feriale molto lungo, si contesta l’importo della fattura; idem per la fattura n. … del 2009, relativa al periodo dal 31.07.2009 al 31.10.2009, dato che nel mese di agosto l’albergo non è aperto al pubblico; l’importo preteso non è giustificato. AM. si è tempestivamente costituita ex art. 167 cpc, chiedendo al Tribunale di pronunciare il rigetto dell’opposizione con conferma dell’ingiunzione e, in via subordinata e riconvenzionale, la condanna dell’Opponente a pagare la sorte portata dall’ingiunzione, o la diversa somma di giustizia, spese vinte, deducendo: quanto alla fattura contestata n. … del 2010, la stessa riguarda prestazioni offerte da AM. nel periodo ottobre-dicembre 2009 onde è chiaro che KH è tenuta al pagamento; la fattura n. 359768 del 2010 per euro 243,98 è da considerarsi una bolletta di conguaglio e del resto la stessa Opponente ha affermato che la cessione è avvenuta a febbraio 2010 e la bolletta riguarda il 1 trimestre del 2010; le contestazioni svolte sulle restanti due fatture sono del tutto generiche; i consumi e le tariffe sono stati esposti nel dettaglio nelle fatture azionate e sono corretti, e difatti non sono mai stati contestato da KH; atteso che AM. in base agli artt. 14-16 l. 36/1994 è affidataria dell’erogazione del servizio idrico integrato, il contratto per la fornitura di acqua si estende automaticamente anche ai servizi di depurazione e fognatura.

2. Questione rilevata d’ufficio dal Giudice ex art. 101 cpc in punto di carenza di potere di AM. ad emettere l’ingiunzione fiscale.

Il Giudice, all’udienza del 18.12.2013 ha invitato le parti ai sensi dell’art. 101 cpc al contraddittorio in relazione alla questione della possibile carenza di potere di AM. ad emettere l’ingiunzione di cui agli artt. 2 e 3 r.d. 639/1910.

Le Difese hanno raccolto l’invito, ampiamente dibattendo sull’argomento nelle rispettive memorie conclusionali, sostenendo KH la carenza di potere di AM. in quanto, pur svolgendo un servizio pubblico, si tratta di una società di capitali, e non di un ente pubblico, dovendosi privilegiare un’interpretazione restrittiva degli artt. 2 e 3 r.d. 639/1910; AM. ha sostenuto invece che essa è una società partecipata di terzo livello, cioè una società partecipata interamente -attraverso un’altra società di capitali- da enti pubblici territoriali onde va considerata un ente pubblico ed ha il relativo potere di ingiunzione e recupero credito diretto. In via subordinata, AM. ha evidenziato che il giudizio di opposizione all’ingiunzione ha comunque ad oggetto in ogni caso, anche a prescindere da specifica domanda in tal senso, il merito della pretesa del credito portato dall’ingiunzione. In diritto, il Tribunale osserva quanto segue.

Il regio decreto 14.04.1910, n. 639, rubricato “Approvazione del testo unico delle disposizioni di legge relative alla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato” testualmente prevede all’art. 2: “Il procedimento di coazione comincia con l’ingiunzione, la quale consiste nell’ordine, emesso dal competente ufficio dell’ente creditore, di pagare entro trenta giorni, sotto pena degli atti esecutivi, la somma dovuta. L’ingiunzione è vidimata e resa esecutoria dal tribunale nella cui giurisdizione risiede l’ufficio che la emette, qualunque sia la somma dovuta; ed è notificata, nella forma delle citazioni, da un ufficiale giudiziario addetto alla pretura o da un messo addetto all’Ufficio del giudice di pace……” e all’art. 3: “Entro trenta giorni dalla notificazione dell’ingiunzione, il debitore può contro di questa produrre ricorso od opposizione avanti il giudice di pace o il pretore, o il tribunale del luogo, in cui ha sede l’ufficio emittente, secondo la rispettiva competenza, a norma del codice di procedura civile. L’autorità adita ha facoltà di sospendere il procedimento coattivo…”. L’art. 229 del d.lgs. 19.02.1998 n. 51, rubricato “Norme in materia di istituzione del giudice unico di primo grado”, ha poi sancito: “Il potere del pretore di rendere esecutivi atti emanati da autorità amministrative è soppresso e gli atti sono esecutivi di diritto”.

Ora, il Giudice evidenzia che alla stregua del tenore letterale ed inequivocabile dell’insieme delle disposizioni invocate da AM. risulta con chiarezza che il potere di emettere l’ingiunzione è dalla legge riconosciuto alla sola pubblica amministrazione in senso stretto, intesa come ente amministrativo pubblico, dotato di soggettività pubblicistica. Del resto, in questo senso le disposizioni in parola sono state interpretate, da quarantennale giurisprudenza della Corte di legittimità.

La Corte, in particolare, ha statuito, anche a Sezioni Unite, come si tratti di uno strumento speciale della pubblica amministrazione, utilizzabile per il recupero coatto di spettanze di diritto pubblico e di diritto privato: “Lo speciale procedimento disciplinato dal r.d. 14.04.1910, n. 639 è utilizzabile, da parte della P.A., non solo per le entrate strettamente di diritto pubblico, ma anche per quelle di diritto privato, trovando il suo fondamento nel potere di auto-accertamento della medesima P.A., con il solo limite che il credito in base al quale viene emesso l’ordine di pagare sia certo, liquido ed esigibile, dovendo la sua sussistenza, la sua determinazione quantitativa e le sue condizioni di esigibilità derivare da fonti, da fatti e da parametri obiettivi e predeterminati, rispetto ai quali l’Amministrazione dispone di un mero potere di accertamento, restando affidata al giudice del merito la valutazione, in concreto, dell’esistenza dei suindicati presupposti” (Cass. civ., SSUU, 25.05.2009 n. 11992, sottolineature dell’Estensore).

Nella specie: “L’ingiunzione fiscale, in quanto espressione del potere di auto-accertamento e di autotutela della P.A. ha natura di atto amministrativo” (Cass. civ., sez. 5, 25.05.2007 n. 12263, sottolineatura dell’Estensore).

Ancora, la Corte di legittimità ha chiarito che il giudizio di opposizione all’ingiunzione è un giudizio di accertamento negativo della pretesa creditoria manifestata nell’ingiunzione impugnata (Cass. civ., sez. 3, 11.02.2009 n. 3341) e che l’ingiunzione è un atto idoneo ad introdurre un giudizio sulla debenza o meno della pretesa creditoria, di talché il giudizio di opposizione non è circoscritto alla verifica della legittimità formale dell’ingiunzione ma investe, a prescindere da una domanda espressa in tal senso, il merito della pretesa creditoria: “L’ingiunzione di cui al r.d. 14.04.1910, n. 639, perduta la funzione di precetto e di titolo esecutivo, a seguito dell’art. 130 co. 2, del D.P.R. 28.01.1988, n. 43, ha conservato la residuale funzione di atto impositivo con efficacia accertativa della pretesa erariale, come tale idoneo ad introdurre un giudizio sulla debenza dell’imposta per cui, nel giudizio di opposizione all’ingiunzione, l’Amministrazione, che sul piano dell’onere della prova assume la posizione di attore in senso sostanziale, ove ne chieda la conferma, avanza una domanda consistente nel veder riconosciuto, in tutto o in parte, il diritto di recupero così azionato; ne consegue che la cognizione del giudice non può limitarsi alla verifica dei presupposti formali di validità dell’atto impositivo, ma deve estendersi al merito della pretesa erariale in esso espressa, sulla cui fondatezza egli è comunque tenuto a statuire, anche a prescindere da una specifica richiesta in tal senso, e sulla base degli elementi di prova addotti dall’ente creditore e contrastati dal soggetto ingiunto”. (Cass. civ., sez. 1m 3.11.2011 n. 22792).

In conclusione, alla stregua dei principi di diritto sopra riportati, che si condividono integralmente, siccome AM. S.R.L. non è, all’evidenza, una pubblica amministrazione dal punto di vista soggettivo, pur essendo pacificamente esercente, in regime di concessione, un pubblico servizio, ne deriva che la stessa non ha il potere di emettere ex se ingiunzioni di pagamento a proprio favore per i suoi pretesi crediti: del resto, proprio perché la disposizione di cui agli artt. 2 e 3 r.d. 639/1910 è una disposizione speciale che deroga al meccanismo previsto in via generale dal codice di rito per la tutela del credito non appare ipotizzabile, come sostenuto da KH, un’interpretazione analogica, né estensiva, di tali disposizioni.

L’ingiunzione opposta è, quindi, illegittima, in quanto emessa in totale carenza di potere da un soggetto privatistico.

Per completezza, il Tribunale osserva che l’argomento difensivo sul punto svolto da AM. in comparsa conclusionale non è condivisibile: a sostegno della potestà di emettere ingiunzioni di pagamento, essa ha richiamato la giurisprudenza amministrativa in punto di qualificazione di ente pubblico anche per quei soggetti che, in forma di società per azioni, svolgano funzioni obiettivamente pubblicistiche con capitali di provenienza pubblica, ai fini del controllo contabile e del rispetto delle disposizioni in materia di spesa pubblica: ora, tale principio giurisprudenziale, completamente condivisibile, è però inconferente ai fini della decisione qui in esame essendo evidente che il fatto che una società di capitali partecipata direttamente o indirettamente da pubbliche amministrazioni e finanziata quindi con denaro pubblico, sia qualificata ente pubblico (economico) ed assoggettata al controllo amministrativo e contabile dei suoi atti e determinazioni ed a vincoli di bilancio, è conforme e necessario per il rispetto del principio di pareggio di bilancio, principio di rango costituzionale, ma non è un fatto idoneo a mutare la natura giuridica della soggetto in parola, che è e rimane una società di capitali, e non è una pubblica amministrazione in senso stretto.

Anche il precedente di merito del Tribunale di Milano, invocato da AM. non è conferente, posto che detta pregevole sentenza, emessa nel 2011 in relazione a causa iniziata nel 2006, riconosce a CA.GE. S.P.A. il potere di emettere ingiunzione ex artt. 2-3 r.d. 639/1910 in forza di una specifica previsione contenuta al comma 6 dell’art. 52 del d.lgs 15.12.1996 n. 447, che espressamente attribuiva a Comuni e Province il potere regolamentare di attribuire in via generale agli enti (anche privati, con determinate caratteristiche dettagliatamente previste da quella disposizione) incaricati della riscossione delle entrate, la potestà di emettere ingiunzione ex r.d. 639/1910: orbene, detto comma 6 dell’art. 52 d.lgs 447/1996 è stato abrogato dalla 1. 24.12.2007 n. 244.

Dunque, la sentenza del Tribunale di Milano, invocata da AM. a sostegno della sua tesi, è inconferente, perché emessa in un contesto normativo diverso e, anzi, a ben vedere ulteriormente dimostra l’assunto esposto in questa sentenza, e cioè che – a normativa vigente – l’ingiunzioneed fiscale di cui al rd 639/1910 può essere emessa solo da Pubbliche amministrazioni in senso stretto, e non già da soggetti aventi forma privatistica, quale che ne siano le funzioni svolte e la compagine sociale.

In conclusione, l’ingiunzione opposta è illegittima perché emessa in carenza di potere e della stessa ne va pertanto, dichiarata la nullità, con accoglimento sul punto della spiegata opposizione.

Ciò non preclude, tuttavia, che a seguito della notifica dell’ingiunzione e della successiva opposizione si sia instaurato tra le parti un giudizio che investe anche nel merito la questione della debenza o meno del credito, che sarà esaminata nel paragrafo che segue.

3. Merito della pretesa di AM.

Passando alla disamina del merito, il Tribunale osserva che AM. ha chiesto la condanna di KH. a pagare la sorte di euro 14.170,69, oltre interessi, per corrispettivo di somministrazione di acqua potabile nello stabile di Opera, via (…), e per quota oneri di depurazione e fognatura, in forza di contratto di somministrazione, per gli importi portati da sette fatture, emesse dal 6.06.2006 al 14.05.2010, relative ai consumi dal 31.12.2005 al 2.04.2010, a sostegno producendo il contratto e le sette fatture.

KH ha contestato quattro fatture su sette, nella specie delle ultime due ha dedotto carenza di legittimazione passiva perché emesse dopo che KH ha comunicato a AM. il subentro nel contratto di un terzo, all’uopo producendo richiesta del terzi di subentro nella fornitura di acqua, datata 17.12.2009, sottoscritta da essa e dal terzo subentrante; di due fatture, ha contestato gli importi esorbitanti rispetto ai consumi, assumendo che l’albergo sarebbe stato chiuso nel periodo di consumo esposto nelle fatture.

AM. ha precisato che il subentro del terzo nella fornitura è avvenuto dopo il primo trimestre del 2010 e, quanto ai consumi, ha evidenziato che le fatture riportano oltre alle quantità di acqua erogate ed alle tariffe applicate, anche quote per oneri di fognatura e depurazione, dovute a prescindere dal consumo dell’acqua.

In diritto, il Tribunale osserva che AM. ha proposto un’azione contrattuale di adempimento e il criterio di riparto dell’onere di allegazione e prova di siffatta azione è regolato dagli artt. 1218 e 2697 cc e dal principio di vicinanza della prova, in forza dei quali spetta a chi agisce in adempimento allegare e provare la fonte legale o convenzionale dell’obbligazione asseritamente inadempiuta, nonché allegare l’inadempimento dell’altro contraente totale o parziale e, ciò fatto, spetta al debitore allegare di avere esattamente adempiuto (ex multis: Cass. civ., SS.UU., 30.10.2001 n. 13533).

Il criterio probatorio di cui sopra va -naturalmente- coordinato con il principio dell’onere di contestazione specifica, codificato nel novellato art. 115 cpc, applicabile alla presente controversia, in quanto introdotta dopo il 4.07.2009, in virtù del quale la mancata contestazione specifica di circostanze di fatto produce l’effetto della relevatio ab onere probandi a favore di chi ha allegato il fatto incontestato (ex multis: Cass. civ., sez. 6, 21.08.2012 n. 14594).

Orbene, descritte come sopra le allegazioni, le emergenze probatorie ed i principi di diritto a cui informare la decisione, il Tribunale osserva che nel merito la pretesa creditoria di AM. è risulta fondata in punto di an debeatur e di quantum debeatur e va, pertanto, integralmente accolta per i seguenti motivi.

Innanzi tutto, quanto all’ara debeatur, il Giudice osserva che l’esistenza di un contratto tra le parti è pacifica, essendo stata espressamente ammessa da KH, nonché anche documentale, avendo AM. dimesso in causa il contratto, recante firma non disconosciuta del somministrato (doc. 3 fasc. AM.): è evidente che l’utente è tenuto a pagare il corrispettivo per l’acqua potabile e per i servizi di depurazione e fognatura ricevuti.

Circa il quantum debeatur, il Tribunale osserva che l’Opponente non ha minimamente contestato la debenza di tre fatture su sette, onde in relazione agli importi portati dalle fatture non contestate le somme sono incontestate e quindi dovute, ex art. 115 cpc. Quanto alle quattro fatture contestate, il Tribunale osserva che le sette fatture azionate sono state emesse dal 6.06.2006 al 14.05.2010 e sono relative ai consumi dal 31.12.2005 al 2.04.2010: l’Opponente ha contestato le debenza delle due ultime fatture, relative ai consumi di acqua per il primo trimestre 2010, per carenza di legittimazione passiva, in particolare assumendo che nella fornitura di acqua sia subentrato un terzo al quale andrebbe fatturato il consumo del detto trimestre, ed all’uopo producendo un modulo di subentro, su carta intestata AM.; datato 17.12.2009 e sottoscritto da se e dal terzo doc. 1 fasc. KH).

Il Tribunale sul punto osserva che, come già scritto nell’ordinanza riservata de 1 26.03.2013, non vi è alcuna prova di quando la richiesta di voltura (id est: cessione del contratto) sia stato portata a conoscenza di AM. , di talché l’eccezione di carenza di legittimazione passiva è infondata onde gli importi esposti nelle due fatture emesse per i consumi relativi al primo trimestre del 2010 sono dovuti.

Ancora, KH ha contestato due fatture in quanto a suo avviso esporrebbero consumi non congrui. Sul punto, il Tribunale osserva che tutte le sette fatture azionate recano dettagliata indicazione del periodo di competenza, dei metri cubi di acqua addebitati in acconto e delle tariffe applicate; inoltre, l’ultima bolletta, quella di chiusura, contiene indicazione della lettura del contatore al 20.06.2007 e della lettura di chiusura al 2.04.2010, operando il conguaglio tra i metri cubi di acqua effettivamente consumati e quelli addebitati nelle fatture precedenti (docc. 4-10 fasc. AM.).

Orbene, KH non ha allegato né provato di avere contestato le fatture passive a suo tempo ricevute, e evidentemente registrate in contabilità dalla stessa, né ha preso posizione sulla difesa di AM. in merito al fatto che gli esborsi per depurazione e fognatura sono comunque dovuti anche in assenza di consumi, né ha specificamente contestato i dati di consumo e di lettura del contatore esposti nelle fatture, né ha indicato, quale sarebbe, a suo avviso, la diversa (e corretta) lettura del contatore alla data di inizio o di fine fornitura e quindi quale sarebbe la minore quantità di acqua da pagare.

Non solo: KH ha contestato la congruità dei consumi esposti in alcuni periodi perché asseritamente l’albergo sarebbe stato chiuso in detti periodi ma non ha minimamente offerto alcuna prova atta a confermare, o almeno a fornire una parvenza di verosimiglianza, a quanto da essa affermato in merito all’asserita chiusura dell’albergo, dovendosi sottolineare che KH non solo non ha provato questo fatto, ma neanche si è offerta di provarlo, non avendo dimesso memoria istruttoria.

In conclusione, a fronte di quanto sopra, e considerato che evidentemente anche KH poteva leggere il contatore e comunque KH ha ricevuto le fatture a suo tempo, senza mai contestarle se non dopo la ricezione dell’ingiunzione, emerge con evidenza l’insuperabile genericità delle doglianze di KH, ed il carattere evidentemente dilatorio e pretestuoso della contestazione. In conclusione, in ragione della genericità e della carenza di prova delle doglianze di KH, deve ritenersi che i consumi effettivi di acqua sono stati quelli esposti nel dettaglio nella bolletta di chiusura, onde in definitiva il quantum del credito complessivamente azionato deve ritenersi provato.

La pretesa creditoria di AM. è pertanto fondata e KH va dunque condannata a pagare a favore dell’Opposta la somma portata dall’ingiunzione, oltre interessi legali ex art. 1284 cc come richiesti da AM..

5. Spese del processo

Le spese seguono la soccombenza ex artt. 91 e ss cpc, nella formulazione ratione temporis vigente alla data di proposizione della lite e, cioè, dopo la novella del 2009 e prima della novella del 2014.

Sul punto, la Corte di legittimità ha con massime consolidate sancito il regolamento delle spese processuali vada delibato avuto riguardo al criterio obiettivo della causalità della lite (di cui la soccombenza costituisce espressione): in forza di tale principio chi ha promosso, o proseguito un processo inutile o perso, o ha costretto altri a promuovere o a proseguire un processo ne deve sopportare le conseguenze economiche (Cass. civ., sez. 3, 15.07.2008 n. 19456; Cass. civ., sez. 3, 20.02.2014 n. 4074; Cass. civ., sez. 2, 15.11.2013 n. 25781; Cass. civ., sez 3, 21.10.2009 n. 22381): il criterio della causalità non ha una funzione sanzionatoria, prescindendo dall’elemento soggettivo della colpa del soccombente, rispondendo principalmente ad una funzione indennitaria o ripristinatoria, nel senso che la parte vittoriosa deve essere tenuta indenne delle spese sostenute per l’accertamento del suo buon diritto (o per l’accertamento dell’inesistenza del diritto altrui), pena la vanificazione del principio di rilevanza costituzionale del diritto di difesa in giudizio posto dall’art. 24 Cost.

Orbene, nel caso in esame l’ingiunzione è stata dichiarata illegittima ma è stato accertato il credito di AM. per l’intera somma pretesa: vi è dunque soccombenza parziale reciproca, decisamente prevalente a carico di KH, risultata debitrice e condannata a pagare somme a favore di AM.

In applicazione del principio di causalità, KH va dunque condannata a pagare a favore di AM. i due terzi delle spese della presente causa, con compensazione tra le parti del restante terzo, stante la detta soccombenza parziale reciproca.

Quanto alla liquidazione, le spese di AM., a seguito della sopravvenuta abrogazione delle tariffe professionali ex art. 9 D.L. 24.01.2012, n. 1 e dell’emanazione del d.m. n. 55 del 10.03.2014, in vigore dal 3.04.2014, dette spese si liquidano con applicazione dei detti parametri, atteso che l’attività difensiva in favore di AM. si è esaurita il 22.01.2016 e, quindi, nella vigenza del d.m. 55/2014, in conformità al consolidato principio posto della Corte di Legittimità in tema di liquidazione delle spese del processo in ipotesi di mutamento dei parametri liquidatori in corso di causa (Cass. civ., SS.UU., 12.10.2012 n, 17046). Pertanto, applicati i parametri del d.m. 55/2014, avuto riguardo all’opera prestata ed al valore della causa, desumibile dall’entità delle somme controverse (compresa nello scaglione di valore da euro 5.200,01 ad euro 26.000,00) vanno applicati i parametri medi per le quattro fasi del processo, per complessivi euro 4.835,00 per compenso, da ridursi di un terzo ad euro 3.223,00 in ragione della vista compensazione parziale, oltre al 15% del compenso per rimborso spese generali forfetario, ed oltre accessori, fiscali e previdenziali, se e come dovuti in ragione del regime fiscale di AM.

P.Q.M.

il Giudice, definitivamente pronunciando per quanto di ragione, ogni diversa domanda, istanza, eccezione e difesa disattesa e respinta, così decide:

accoglie

l’opposizione svolta da KE.HO. S.R.L. avverso l’ingiunzione emessa ai sensi degli artt. 2 e 3 r.d. 639/1910 da AM. S.R.L. a carico di KE.HO. S.R.L.; per l’effetto,

dichiara

la nullità della detta ingiunzione, in quanto emessa da privato non legittimato ad emettere ingiunzione ex artt. 2 e 3 rd 639/1910; altresì,

accoglie

la domanda, svolta in via riconvenzionale subordinata da AM. S.R.L. contro KE.HO. S.R.L.; per l’effetto,

condanna

KE.HO. S.R.L. a pagare a favore di AM. S.R.L. la somma di euro 14.170,69 per sorte, oltre interessi legali ex art. 1284 dalla scadenza delle fatture azionate al saldo effettivo; letti ed applicati gli artt. 91 e ss cpc,

condanna

KE.HO. S.R.L a pagare a favore di AM. SRL la somma di euro 3.223,00, per

compenso, oltre 15% del compenso per rimborso spese generali forfetarie ex art. 2 d.m. 55 del 10.03.2014, oltre IVA e CPA, se e come dovute, a titolo di refusione dei due terzi delle spese del processo, compensato tra le parti il restante terzo.

Sentenza provvisoriamente esecutiva quanto alle statuizioni di condanna.

Così deciso in Milano, l’1 febbraio 2016.

Depositata in Cancelleria l’1 febbraio 2016.

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2 Commenti

  1. Sembra di capire che il ragionamento dei giudici di Milano sia applicabile a tutte le aziende concessionarie di servizi pubblici se rivestono forme societarie di diritto privato.

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