Bonus disoccupati, aziende e lavoratori a rischio revoca
News
10 Feb 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Bonus disoccupati, aziende e lavoratori a rischio revoca

Sgravio per l’assunzione di disoccupati: le situazioni in cui l’Inps può procedere alla revoca ed a chiedere la restituzione di quanto illegittimamente erogato.

 

Il Bonus per l’assunzione di disoccupati, previsto dalla Legge di Stabilità 2015 [1], ha determinato sicuramente dei risultati positivi in termini di occupazione, ma ha anche comportato un notevole stanziamento di denaro da parte delle casse pubbliche: proprio per limitare la spesa pubblica, l’Inps è corsa ai ripari, con la previsione di numerosi controlli sulla spettanza del beneficio. Stanno, difatti, per partire un gran numero di ispezioni programmate, volte ad accertare gli eventuali abusi delle agevolazioni ed a revocare i bonus illegittimamente concessi: questo, in quanto i controlli preventivi, sulla spettanza del bonus, non sono a 360 gradi, ma vertono soltanto su alcuni elementi.

 

Ma quali sono le situazioni in cui il lavoratore non ha diritto al bonus per l’assunzione? Vediamo i principali casi di esclusione dall’incentivo, assieme alle ipotesi nelle quali la spettanza è incerta.

 

 

Bonus disoccupati: come funziona

In primo luogo, ricordiamo brevemente in cosa consiste il bonus per l’assunzione di disoccupati. Si tratta di un incentivo, pari a un massimo di:

 

8.060 euro annui, per ogni dipendente assunto a tempo indeterminato nel 2015;

3.250 euro annui, per ogni dipendente assunto a tempo indeterminato nel 2016 (in base alle previsioni della Legge di stabilità 2016 [2]).

 

L’incentivo spetta per 3 anni, nel primo caso, e per 2 anni, nella seconda ipotesi, e consiste in uno sgravio dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (pari al 100% dei contributi, nel primo caso, ed al 40%, nel secondo caso).

 

Per fruire dello sgravio, il dipendente non deve aver avuto rapporti di lavoro a tempo indeterminato nei 6 mesi precedenti l’assunzione (sono dunque fatti salvi i contratti a termine, le collaborazioni ed i rapporti di lavoro autonomo, ed altre forme di lavoro non stabile).

 

 

Bonus disoccupati: le aziende escluse

La legge esclude la spettanza del bonus qualora l’azienda:

 

– non sia in possesso del Durc (cioè non risulti in regola con gli adempimenti contributivi previdenziali);

– non rispetti le leggi fondamentali in materia di lavoro;

– non rispetti le previsioni dei contratti collettivi;

– abbia in corso delle integrazioni salariali (a meno che le nuove assunzioni non siano volte ad acquisire nuove professionalità rispetto ai lavoratori che percepiscono ammortizzatori sociali).

 

Se l’azienda è in possesso del Durc (documento unico di regolarità contributiva) al momento dell’assunzione, e successivamente lo perde, non ha diritto agli sgravi relativamente ai periodi in cui non è sanata l’irregolarità contributiva, anche se relativamente al solo Durc interno ( i cosiddetti periodi di “semaforo rosso”).

 

Se il mancato rispetto della normativa in materia di lavoro o degli accordi collettivi è accertato successivamente alla concessione dello sgravio, il bonus è revocato, e si devono restituire le somme illegittimamente erogate.

 

 

Bonus disoccupati: quali lavoratori sono esclusi

La Legge istitutiva del Bonus esclude i seguenti lavoratori:

 

– lavoratori aventi un contratto a tempo indeterminato nei 6 mesi precedenti l’assunzione;

– lavoratori che hanno già fruito del bonus (che può essere concesso solo una volta nella vita lavorativa);

apprendisti;

– lavoratori con contratto a tempo indeterminato all’estero;

– lavoratori a chiamata.

 

La normativa, poi, pone un’altra condizione, relativa ai dipendenti per cui risulti un contratto di lavoro a tempo indeterminato nell’ultimo trimestre del 2014: essi, difatti, sono esclusi dal beneficio, qualora tale rapporto sia stato stipulato con lo stesso datore richiedente il bonus, o con una società diversa facente capo allo stesso soggetto (anche per interposta persona), o controllata, o collegata.

 

La finalità dell’incentivo, in effetti, è quella di promuovere l’occupazione stabile: detta finalità non si realizza laddove un dipendente, già a tempo indeterminato, sia licenziato per poi essere riassunto con le stesse modalità, in quanto la sua occupazione era già stabile; non rileva il fatto che la ditta sia differente, laddove i soggetti responsabili coincidano, anche parzialmente.

 

 

Bonus disoccupati: casi particolari

 

Vi sono poi dei casi che hanno dato luogo a dubbi, in merito alla spettanza dell’agevolazione:

 

assunzione del socio: la legge non prevede esclusioni dallo sgravio per il dipendente che sia contemporaneamente socio della stessa azienda; tuttavia, il rapporto di lavoro subordinato si considera incompatibile con la carica di socio amministratore unico, e di presidente del consiglio d’amministrazione: pertanto, non essendo configurabile un rapporto alle dipendenze per questi soggetti, non si ha, logicamente, diritto allo sgravio;

 

– lavoratore Co.co.co. o Partita Iva: il lavoratore con contratto parasubordinato o di lavoro autonomo, non configurando un rapporto a tempo indeterminato nei 6 mesi precedenti, dà pieno diritto all’agevolazione, laddove il lavoratore sia assunto successivamente a tempo indeterminato; la spettanza è stata anche confermata da una recente circolare del Ministero del lavoro, in merito ai casi di sanatoria delle collaborazioni;

 

somministrazione: anche le assunzioni di lavoratori in somministrazione godono dello sgravio, ma solo se l’assunzione, da parte dell’agenzia per il lavoro, avviene a tempo indeterminato, a prescindere dalla durata delle missioni presso uno o più utilizzatori;

 

cambio appalto e trasferimento d’azienda: nel caso di cambi d’appalto o trasferimento d’azienda ( o di ramo d’azienda, o di fusione per incorporazione), è stato recentemente chiarito che il dipendente continui ad aver diritto al bonus, che passa alla ditta subentrante.

 

 

Bonus disoccupati: chi rischia la revoca?

Qualora l‘azienda, o il lavoratore, si trovino in uno dei casi di non spettanza del bonus, l’Inps può, in qualsiasi momento, accertare l’illegittimità dell’agevolazione, revocandola, e domandare la restituzione di quanto erogato, maggiorato degli oneri accessori.

 

In base a un recente comunicato dell’Istituto, però, vi sono alcuni soggetti a maggior rischio ispezione:

 

– dipendenti con contratto a tempo indeterminato presso lo stesso datore, antecedentemente ai 6 mesi che precedono l’assunzione agevolata;

– lavoratori che, antecedentemente ai 6 mesi che precedono l’assunzione agevolata, risultavano assunti presso un’azienda dello stesso settore produttivo;

– aziende in cassa integrazione straordinaria.

 

In questi casi, gli ispettori dell’Inps verificheranno:

 

– l’effettività dell’interruzione del rapporto per almeno 6 mesi (nella prima ipotesi);

– l’assenza di collegamenti societari tra diverse aziende (nella seconda ipotesi);

-l’assunzione di nuovi lavoratori per mansioni differenti rispetto a quelle dei dipendenti in cassa integrazione straordinaria (nella terza ipotesi).

 

Nel caso in cui l’Inps riscontri un’elusione della normativa, le conseguenze saranno le medesime, rispetto ai casi di non spettanza del bonus: revoca dell’agevolazione e restituzione di tutti gli importi erogati, assieme a sanzioni e interessi.


[1] Art.1, Co. 118-122, L. 190/2014.

[2] L. 208/2015.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti