Ingiuria e danneggiamento: come ottenere giustizia senza fare causa
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10 Feb 2016
 
L'autore
Andrea Iurato
 


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Ingiuria e danneggiamento: come ottenere giustizia senza fare causa

Chi non può chiedere al giudice il risarcimento dei danni per ingiuria o danneggiamento perché costa troppo o non ha le prove può cercare un accordo con il colpevole con l’aiuto della polizia.

 

Dopo la depenalizzazione chi ha subito un’ingiuria o un danneggiamento è costretto a fare causa al colpevole per ottenere il risarcimento del danno. Chi non vuole sostenere le spese per la causa o non ha prove sufficienti può rivolgerti alla polizia per cercare un accordo con il colpevole.

 

Non si tratta di una nuova legge, ma di una vecchissima norma risalente al 1940 [1] che prevede che l’Autorità di pubblica sicurezza attraverso i propri ufficiali, cioè gli ufficiali di Polizia di Stato, dei Carabinieri e delle altre forze dell’ordine, su richiesta delle parti deve tentare la bonaria composizione dei dissidi privati.

 

Con il passare del tempo questo compito delle forze dell’ordine è stato quasi dimenticato e sono davvero pochi quelli che si rivolgono alla polizia per trovare un accordo con il proprio contendente. La recente depenalizzazione di molti reati, fra i quali alcuni molto comuni ad esempio nei dissidi tra condomini o vicini, come l’ingiuria o il danneggiamento, potrebbe però ridare una qualche utilità a questa vecchia legge.

 

Infatti, chi viene offeso o si vede rigata l’auto parcheggiata nel cortile condominiale per chiedere il risarcimento del danno subito è costretto a fare causa al colpevole, dovendo sostenere ingenti spese legali e andando incontro alla difficoltà di trovare altre prove al di fuori della propria testimonianza, che nel processo civile non ha valore.

 

La vecchia legge, invece, permette alla vittima di rivolgersi alla polizia per tentare una conciliazione con il colpevole e, in caso di successo, consentirà di evitare la causa.

La conciliazione può essere vantaggiosa anche per il colpevole, che a fronte del pagamento di una somma per risarcire il danno potrà evitare il rischio di subire anche la nuova sanzione pecuniaria e il rimborso delle spese legali del vincitore della causa.

 

Tentare la conciliazione è molto semplice: basterà recarsi presso un commissariato di Polizia o stazione dei Carabinieri e lì presentare il proprio problema tramite un esposto, scritto od orale.

Il funzionario di polizia convocherà entrambe le parti, spiegherà chi ha torto e chi ha ragione secondo la legge e aiuterà i litiganti a trovare un accordo, proponendo delle possibili soluzioni.

 

Il funzionario di polizia potrà redigere un verbale in cui si dà conto delle rispettive posizioni, della proposta di conciliazione e degli eventuali impegni presi da ciascuna parte.

Il verbale firmato da tutti gli intervenuti avrà valore legale di scrittura privata autenticata: ciò significa che se una delle due parti non adempie agli obblighi assunti (ad esempio non paga la somma promessa a titolo di risarcimento), l’altra potrà fare causa e ottenere che il giudice ordini al contendente di adempiere.

Anche l’eventuale confessione, se verbalizzata, potrà essere usata in giudizio per provare la colpevolezza del proprio contendente.

 

Un altro rischio di questa procedura è che il funzionario di polizia si accorga che il fatto raccontato dalle parti integra un reato procedibile d’ufficio, come ad esempio nel caso del danneggiamento di un’auto parcheggiata sulla pubblica via. In questo caso la polizia sarà costretta denunciare il colpevole, che dovrà quindi subire un procedimento penale.

 

In caso di conciliazione occorre quindi fare molta attenzione a quello che si dice e agli impegni che si prendono, specialmente da parte del colpevole dell’illecito.

Per quanto riguarda gli uffici di polizia, invece, il rischio sarà quello di subire una vera e propria invasione di litiganti da mettere d’accordo.


[1] T.U. n. 773/1931, art. 1; R.D. n. 635/1940 artt. 5, 6.

Autore immagine: 123rf com

 


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