Notifica: se l’indirizzo è errato c’è decadenza
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11 Feb 2016
 
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Redazione
 


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Notifica: se l’indirizzo è errato c’è decadenza

Il notificante deve accertarsi dell’assenza di mutamenti riguardanti il domicilio dell’avvocato di controparte al fine di identificare correttamente il luogo della notificazione con la conseguenza che ricade sullo stesso notificante, il rischio dell’eventuale esito negativo della notificazione. 

 

Guai a sbagliare indirizzo in una notifica che deve essere effettuata entro termini perentori: difatti, la decorrenza di tale termine non consente di ritenere il successivo tentativo di notifica come una prosecuzione del primo non andato a buon fine. Così, per esempio, se l’avvocato deve notificare un atto di impugnazione al collega di controparte e non si accorge che, nel frattempo, l’indirizzo di studio di quest’ultimo è cambiato, non può reiterare la notifica quando ormai i termini sono scaduti. È quanto ribadito dalla Cassazione [1] con una sentenza pubblicata ieri, che riprende un indirizzo ormai consolidato.

 

 

La vicenda

Un avvocato, nel notificare il ricorso per Cassazione alla controparte, spediva l’atto allo studio del collega avversario il quale, tuttavia, nelle more del giudizio di secondo grado, aveva cambiato indirizzo. Così, ritornata indietro la notifica per irreperibilità del destinatario, il legale tentava una seconda notifica quando ormai, tuttavia, i termini erano scaduti. Il suo ricorso, pertanto, veniva dichiarato improcedibile.

 

 

I due tentativi di notifica sono tra loro autonomi

È vero – ricorda la Cassazione – che la notifica di un atto processuale si intende perfezionata, per il notificante, nel momento in cui questi consegna l’atto all’ufficiale giudiziario, ed è pertanto a questo momento che bisogna far riferimento per verificare se i termini sono stati rispettati o meno; e ciò perché non si possono addebitare sul notificante eventuali ritardi o disservizi del servizio postale. Ma è anche vero che tale principio è operativo solo nell’ipotesi in cui l’errore nella notifica sia addebitabile all’ufficiale giudiziario o al postino e non già invece, a responsabilità del notificante il quale abbia, ad esempio, commesso un errore nell’indicazione dell’esatto indirizzo del destinatario.

 

Con la conseguenza che, se il notificante è decaduto dai termini sarà inutile tentare una seconda notifica, non potendo quest’ultima, per quanto immediatamente eseguita, sanare l’avvenuto decorso dei termini.

 

Se, invece, i termini non sono spirati, il notificante farà bene ad attivarsi immediatamente con un secondo tentativo di spedizione, evitando di attendere l’udienza e chiedere, al giudice, un nuovo termine per la notifica stessa (leggi sul punto “Notifica infruttuosa: meglio attivarsi subito senza istanze al giudice”).

 

 

Errori sull’indirizzo o trasferimento del destinatario

Concludendo: eventuali errori commessi dal notificante nello scrivere l’indirizzo del destinatario sulla busta della notifica, oppure il mutamento di indirizzo di quest’ultimo, sebbene correttamente comunicato al Consiglio dell’Ordine, comporta lo slittamento del rischio del decorso dei termini sul notificante.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 10 dicembre 2015 – 10 febbraio 2016, n. 2640
Presidente Piccialli – Relatore Orilia

Svolgimento del processo

Con atto notificato il 4.8.1999 C.C. convenne in giudizio, davanti al Tribunale di Bassano del Grappa i vicini C.M. e B.P. per ottenere la condanna all’arretramento di una porzione di fabbricato realizzata a distanza illegale dal confine.
Il Tribunale adito, con sentenza 19.1.2004, disattendendo le eccezioni dei convenuti accolse la domanda e la Corte d’Appello di Venezia, adita dai soccombenti, confermò la decisione di primo grado con sentenza 9.3.2010.
C.M. e B.P. ricorrono per cassazione con quattro motivi.
Resiste C.C. con controricorso deducendo, preliminarmente, l’inammissibilità dell’impugnazione per decadenza ex art. 327 cpc.

Motivi della decisione

Preliminarmente – ed in via del tutto assorbente rispetto ad ogni altra questione – va dichiarata l’inammissibilità del ricorso per intempestività della sua proposizione con riferimento all’osservanza del termine c.d. lungo stabilito dall’art. 327 del codice di civile (“ratione temporis” applicabile nella specie, ovvero con riferimento al disposto antecedente alla modifica sopravvenuta

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[1] Cass. sent. n. 2640/16 del 10.02.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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