Il pagamento dell’indebito
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12 Feb 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Il pagamento dell’indebito

Indebito oggettivo e soggettivo, azione di ripetizione e obbligo di restituzione.

 

Il pagamento dell’indebito (artt. 2033-2040) è atto con cui taluno esegue un pagamento non dovuto. Esso dà luogo ad un’obbligazione di restituzione. La prestazione, in particolare, può consistere nel versamento di una somma di danaro, nella dazione di una cosa, nella restituzione per equivalente (come nel caso di adempimento di un’obbligazione di fare non dovuta).

 

 

Indebito oggettivo e indebito soggettivo (artt. 2033 e 2036)

Si ha indebito oggettivo (ex re), quando il solvens (chi paga) paga un debito che assolutamente non esiste oppure paga un debito cui è tenuto, ma ad una persona che non ha diritto a ricevere il pagamento (indebito ex persona creditoris): in entrambi i casi dunque, il credito non esiste.

Si ha, invece, indebito soggettivo (ex persona debitoris) quando il solvens, che non è debitore, paga ad un creditore quanto a costui è dovuto da un terzo. In questo caso il credito dell’accipiens esiste, ma chi paga non è il debitore.

 

 

L’azione di ripetizione dell’indebito («condictio indebiti»)

È una specie dell’azione di restituzione intesa a ottenere la restituzione in natura di quanto è stato dato o la corresponsione dell’equivalente.

 

L’azione, cui è legittimato il solvens, si prescrive nel termine ordinario di dieci anni.

 

Il suo valido esperimento è subordinato ad alcuni requisiti:

 

— nell’indebito oggettivo, per la restituzione è necessario e sufficiente che il solvens fornisca la prova di aver pagato un debito, senza esservi tenuto, a chi non ha alcun credito, o di aver pagato, essendovi obbligato, a chi non ha diritto al pagamento di cui si tratta;

 

— nell’indebito soggettivo, per la restituzione la legge (art. 2036) richiede che il solvens abbia pagato in base a un errore scusabile, cioè non dipendente da omissione di diligenza, anche in grado minimo.

 

L’obbligo della restituzione viene meno:

 

—  se, in caso di indebito soggettivo, l’accipiens, a seguito del pagamento, si è privato in buona fede del titolo o delle garanzie del credito (art. 2036); in questo caso, però, è concessa al solvens (non debitore) la surrogazione nei diritti che il creditore vantava verso il debitore effettivo, per cui potrà agire verso quest’ultimo (lo stesso rimedio spetterà al solvens nell’ipotesi in cui non potrebbe esperire azione di ripetizione avendo effettuato un pagamento per errore inescusabile);

 

—  in seguito a prescrizione per il decorso di dieci anni;

 

—  quando la prestazione non dovuta costituiva, anche da parte del solvens, offesa al buon costume (art. 2035).

 

 

Il contenuto dell’obbligo di restituzione

La disciplina dettata negli artt. 2037 e 2038 riguarda l’indebito oggettivo e soggettivo nei casi di datio di cosa determinata:

 

— se l’accipiens (colui che ha ricevuto il pagamento) è in buona fede (i concetti di buona e mala fede si ricavano dal dettato dell’art. 1147), è tenuto a restituire, oltre all’indebito in sé considerato, anche i frutti e gli interessi moratori dal giorno della domanda giudiziale di restituzione (art. 2033);

 

se l’accipiens è in mala fede, deve, oltre all’indebito, i frutti e gli interessi moratori dal giorno del pagamento ricevuto;

 

se l’accipiens è un’incapace è tenuto alla restituzione soltanto nei limiti in cui ciò che ha ricevuto sia stato rivolto in suo vantaggio o arricchimento (art. 2039).

 

La persona alla quale viene restituito l’indebito ha gli obblighi tipici del proprietario reintegrato nel possesso, pertanto deve rimborsare il corrispettivo delle spese e dei miglioramenti a norma degli artt. 1149-1152 (art. 2040). L’accipiens da parte sua avrà diritto di ritenzione (per ottenere i rimborsi di cui sopra) se era in buona fede.

 

 

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