La gestione di affari altrui
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12 Feb 2016
 
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La gestione di affari altrui

Caratteri generali della gestione di affari, requisiti ed effetti, azioni nascenti dalla gestione di affari, gestione rappresentativa e gestione semplice.

 

 

Nozione e natura giuridica

Si ha gestione di affari (cd. negotiorum gestio, artt. 2028-2032), quando un soggetto (gestore) assume spontaneamente, cioè senza esservi obbligato, e senza averne avuto incarico dall’interessato (dominus), l’amministrazione di uno o più affari patrimoniali altrui. A tale fatto la legge, concorrendo alcuni requisiti, ricollega il sorgere di obbligazioni sia a carico del gestore sia a carico del dominus.

Oggetto della gestione può essere qualsiasi attività giuridica o materiale. Contrariamente a quanto ritenuto dalla giurisprudenza, la dottrina prevalente (BIANCA, GAZZONI) ritiene che il gestore possa compiere anche atti di straordinaria amministrazione, purché siano utili e rivestano un carattere di urgenza.

Tale soluzione si considera imposta dal fondamento dell’istituto; e infatti, con la previsione della gestione di affari il legislatore contempera due opposte esigenze:

– la necessità di salvaguardare da influenze altrui la sfera patrimoniale dei singoli;

– la necessità di tener conto di quelle situazioni in cui l’ingerenza dei terzi risponda ad uno spirito di umana solidarietà e ad un criterio di utilità sociale.

Nel dibattito sulla natura giuridica dell’istituto la teoria più diffusa configura la gestione di affari come un fatto giuridico, dal quale la legge fa discendere determinati effetti, il più importante dei quali è l’obbligo di continuare la gestione.

 

 

Requisiti della gestione di affari:

– l’impedimento dell’interessato (absentia domini): è necessario e sufficiente che l’interessato non sia in grado di provvedere al proprio interesse (art. 2028);

– la gestione deve essere utilmente iniziata (utiliter coeptum); l’utilità si valuta obiettivamente, riferendosi alla valutazione che avrebbe fatto il dominus, con la diligenza del buon padre di famiglia, al momento in cui ha intrapreso l’affare (art. 2031);

– la mancanza di un divieto alla gestione da parte del dominus (prohibitio domini) (art. 2031, co. 2);

– la spontaneità dell’intervento del gestore nella sfera giuridica altrui (art. 2028), in assenza di qualsiasi vincolo negoziale o legale; tale requisito si rinviene non solo quando l’interessato è nell’impossibilità materiale di provvedere alla cura dei propri affari, ma anche quando lo stesso non rifiuta, espressamente o tacitamente, tale ingerenza da parte del negotiorum gestor (ad es., sussiste gestione d’affari nell’amministrazione di un asse ereditario, da parte di un terzo, con l’assenso tacito degli eredi) (Cass. 9269/2009);

– la consapevolezza dell’alienità dell’affare (animus aliena negotia gerendi): il gestore, cioè, deve avere l’intenzione di amministrare affari altrui; se, invece, egli credeva di trattare un affare proprio (es.: ha riparato la cosa credendo che fosse propria), non potrà giovarsi delle norme sulla gestione di affari altrui, bensì solo di quelle sull’arricchimento senza causa, a lui meno favorevoli (art. 2028);

– la liceità dell’affare;

– la capacità di agire del gestore (art. 2029): con ciò si è voluto impedire che le obbligazioni ex lege andassero a gravare su un soggetto incapace.

 

L’incapacità comporta l’automatica inefficacia della gestione. Tuttavia, in considerazione della circostanza che tale inefficacia è prevista per tutelare il gestore, si ritiene (BIANCA) che a favore di questi rimangano fermi gli effetti a lui favorevoli.

 

 

Effetti della gestione

La gestione di affari produce effetti:

 

– nei confronti del gestore, il quale ha l’obbligo di continuare la gestione intra-presa finché l’interessato non sia in condizione di provvedervi da sé, ed è sot-toposto a tutti gli obblighi del mandatario (diligenza del buon padre di famiglia, obbligo di rendiconto etc.);

 

– nei confronti del dominus, il quale deve adempiere, nei confronti dei terzi, gli obblighi che gli derivano dai negozi compiuti dal gestore e deve tenere indenne il gestore dalle obbligazioni che questi ha assunto in nome proprio.

 

Quando il gestore dichiara di agire in nome e per conto dell’interessato si ha gestione rappre-sentativa (vedi infra) e gli effetti della stessa si avvicinano a quelli della rappresentanza.

Si pensi al caso in cui Tizio, senza aver ricevuto alcun incarico, fa eseguire l’urgente riparazione di un fabbricato di grande valore di proprietà di Caio, il quale si trova all’estero per lavoro. Se Tizio, nel commissionare i lavori, ha specificato che la casa era di proprietà di Caio e di assumere le obbligazioni in nome di quest’ultimo, l’impresa che ha realizzato i lavori, che hanno evitato il perimento dell’immobile, deve rivolgersi per il pagamento direttamente a Caio.

Se l’interessato ratifica l’operato del gestore, la gestione è produttiva dei suoi ef-fetti anche in mancanza dei presupposti legali.

Questa disciplina non si applica, però, quando il gestore ha agito nonostante il divieto del dominus, a meno che la proibizione sia contraria alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume. In tal caso, la gestione dell’affare si configura come un intervento del terzo che si sostituisce a un soggetto inadempiente ad un dovere giuridico di ordine pubblico, e tutela un interesse (questa è l’utilitas) che trascende quello dell’obbligato (GAZZONI).

 

 

Le azioni nascenti dalla gestione di affari

Le azioni che ciascuna parte può esperire a tutela dei propri diritti sono:

 

– l’actio negotiorum gestorum directa, che spetta al dominus per ottenere l’adempimento delle obbligazioni del gestore;

– l’actio negotiorum gestorum contraria, che spetta, invece, al gestore per ottenere l’adempimento delle obbligazioni del dominus.

 

Gestione «rappresentativa» e gestione «semplice»

 La gestione rappresentativa è quella vera e propria di cui si è parlato finora: il gestore agisce in nome e per conto del dominus e gli effetti della gestione si avvicinano a quelli della rappresentanza.

La gestione semplice ricorre quando il gestore agisce in nome proprio nell’interesse altrui; in tal caso, il dominus potrà far suoi gli effetti della gestione con una ratifica: infatti, sorge soltanto un rapporto interno di indennizzo fra gestore e dominus, mentre, verso il terzo, risponde soltanto il gestore.

 

L’istituto della gestione di affari si differenzia da:

 

– la promessa del fatto del terzo, in quanto in questo caso nessuna influenza si ha nella sfera giuridica del terzo;

 

– il mandato, poiché in questo caso l’interposizione avviene in forza di contratto;

 

– il contratto a favore di terzo, si tratta di un negozio e non di un atto unilaterale, e inoltre, perché mentre nel contratto a favore del terzo la prestazione deve essere fatta al terzo, nella gestione il terzo deve eseguirla a favore del gestore.

 

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