Separazione: con l’assegnazione della casa chi paga le tasse?
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11 Feb 2016
 
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Separazione: con l’assegnazione della casa chi paga le tasse?

Imposta sugli immobili: quale coniuge deve versare la tassa nel caso in cui la casa coniugale venga assegnata alla moglie che vi vive coi bambini?

 

Dopo la separazione, uno dei più ricorrenti dubbi che assalgono i coniugi è a chi spetti pagare l’imposta sulla casa quando questa venga assegnata alla moglie (perché collocataria dei figli). Insomma, nel caso in cui la casa sia di proprietà esclusiva del marito o sia in comproprietà con la moglie, ma solo quest’ultima vi viva, chi deve versare l’imposta?

 

I chiarimenti sono stati forniti a più riprese da circolari del Ministero dell’Economia e dalla giurisprudenza. Si distingue a seconda dei casi:
immobile di proprietà di entrambi gli ex coniugi: l’imposta sulla casa (attualmente la TASI) è dovuta da entrambi in base alla percentuale di proprietà (con l’aliquota e la detrazione, eventualmente prevista, per l’abitazione principale);
immobile di proprietà esclusiva dell’ex coniuge non assegnatario: la TASI va ripartita fra gli ex coniugi secondo le regole ordinarie previste in caso di locazione e comodato (quota variabile dal 10 al 30% a carico dell’assegnatario).
Se la casa assegnata è in locazione (es. casa in locazione abitata dai coniugi prima della separazione, poi assegnata dal Giudice ad uno di essi), la TASI va calcolata secondo le regole ordinarie.

 

 

L’assegnazione della casa alla moglie non libera il marito proprietario

Con una sentenza pubblicata ieri [1], la Cassazione ha chiarito che, nell’ipotesi in cui la casa sia cointestata ai due coniugi, l’assegnazione della stessa alla moglie, a seguito di separazione, non esonera il marito dal versamento dell’imposta sugli immobili per metà dell’importo.

 

La Corte ricorda che l’assegnazione dell’immobile alla moglie rappresenta un diritto assolutamente atipico di godimento. Un diritto, cioè, che non fa sorgere una proprietà o altro diritto reale. Il marito di fatto, con il provvedimento di assegnazione, non perde la titolarità giuridica dell’immobile ma non ne ha solo, per un determinato periodo, la materiale disponibilità. Il che implica che egli debba continuare a pagare l’imposta, per la metà di sua proprietà, al pari dell’ipotesi in cui, nell’abitazione, dovesse vivere un inquilino.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 17 novembre 2015 – 10 febbraio 2016, n. 2675
Presidente Petti – Relatore Frasca

Svolgimento del processo

p.1. Nel dicembre del 2006 T.V. , coniuge separata di G.F.P. , chiedeva al Giudice di Pace di Roma ed otteneva il 15 gennaio 2007 un decreto ingiuntivo per somme corrispondenti alla quota di pertinenza del marito di quanto corrisposto a titolo di I.C.I. per gli anni 2000, 2001, 2002, 2003, 2004 e 2005, nonché per il primo semestre dell’anno 2006, in relazione all’appartamento di via (omissis) .
Tale appartamento, già destinato a casa coniugale, le era stato assegnato nel procedimento di separazione personale fra coniugi con ordinanza presidenziale del settembre 1999, poi confermata dal Tribunale di Roma con sentenza del luglio 2004.
Il decreto ingiuntivo veniva opposto dal G. ed il Giudice di Pace, con sentenza del gennaio 2007 accoglieva l’opposizione.
p.2. La sentenza veniva appellata dalla T. dinanzi al Tribunale di Roma, che, con sentenza del 25 febbraio 2012, in riforma della sentenza del primo giudice rigettava l’opposizione al decreto ingiuntivo e compensava per metà le spese giudiziali dei due gradi, ponendo l’altra metà a carico del G. .
p.3. Contro questa sentenza ha proposto ricorso per

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[1] Cass. sent. n. 2675/2016 del 10.02.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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