L’ingiustificato arricchimento
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12 Feb 2016
 
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L’ingiustificato arricchimento

Definizione e presupposti dell’ingiustificato arricchimento e della relativa azione.

L’arricchimento senza causa si ha in tutti i casi in cui taluno converte in proprio profitto un bene altrui, o si avvantaggia di un’attività altrui, con altrui danno, senza alcuna ragione che giustifichi il profitto o il vantaggio: sono, ad es., da rimborsare a titolo di arricchimento senza causa le spese sostenute per ospitare una persona smarrita e temporaneamente priva di memoria.

 

In tal caso per TRABUCCHI l’ordinamento non tende ad evitare un generico arricchimento di chicchessia, ma un impoverimento di un soggetto in relazione ad un profitto altrui.

 

Effetto dell’arricchimento senza causa è l’attribuzione a favore del depauperato di un’azione diretta a ottenere la restituzione (o l’indennizzo) dall’arricchito (art. 2041).

 

I presupposti dell’arricchimento senza causa sono:

— l’arricchimento di un soggetto, che può consistere sia in un incremento patrimoniale sia in un risparmio di spesa;

 

— la diminuzione patrimoniale (depauperamento) di un altro soggetto;

 

— il nesso causale tra diminuzione patrimoniale e arricchimento (il secondo deve essere una rigorosa conseguenza del primo);

 

— l’assenza di giusta causa nell’arricchimento e nella diminuzione patrimoniale.

 

L’esperibilità dell’azione di arricchimento senza causa è subordinata al presupposto che l’incremento e la correlativa diminuzione del patrimonio dipendano da un unico fatto costitutivo, e conseguentemente va esclusa tutte le volte in cui il soggetto arricchito sia diverso da quello con il quale colui che compie la prestazione ha un rapporto diretto; in tali ipotesi, l’eventuale arricchimento costituisce soltanto un effetto indiretto o riflesso della prestazione eseguita, sicché viene meno il nesso di causalità tra l’impoverimento di un soggetto e l’arricchimento dell’altro, con conseguente venire meno del fondamento dell’invocato indennizzo (Trib. Cagliari 27-2-2009).

 

Oggetto della richiesta e misura dell’indennizzo

L’azione concessa al depauperato presenta i seguenti caratteri:

 

—  è generale, «perché i fatti che la possono legittimare sono atipici e potenzialmente illimitati» (GAZZONI);

 

—  è sussidiaria, in quanto deve ritenersi esclusa se il danneggiato, secondo una valutazione da compiersi in astratto, prescindendo, quindi, dalla previsione del suo esito, possa esercitare un’altra azione per farsi indennizzare il pregiudizio subìto (Cass. 25461/2010). Pertanto, l’azione in questione deve ritenersi inammissibile anche nell’ipotesi in cui chi la eserciti disponeva di un’azione che si è prescritta o in relazione alla quale si è verificata una decadenza.

 

 

L’oggetto della richiesta del danneggiato varia a seconda che l’arricchimento sia avvenuto o meno con la prestazione di una cosa determinata:

 

—  nel primo caso (prestazione di cosa determinata) oggetto della richiesta sarà la restituzione della cosa (art. 2041, co. 2);

 

—  nel secondo caso sarà un indennizzo. Tale indennizzo è commisurato al vantaggio ottenuto (che ancora sussiste nel patrimonio dell’arricchito al momento della domanda) entro il limite massimo della correlativa diminuzione patrimoniale e corrisponderà alla somma minore tra l’impoverimento da lui ricevuto e il corrispondente arricchimento ottenuto da altra persona (TRABUCCHI).

 

Se, invece, l’arricchito è in mala fede cade il limite anzidetto ed egli va incontro ad una piena responsabilità da atto illecito per i danni, oltre il limite del proprio arricchimento.

 

L’azione di arricchimento nei confronti della P.A.

L’azione generale di arricchimento nei confronti della p.a. presuppone, oltre al fatto materiale dell’esecuzione di una prestazione economicamente vantaggiosa per l’ente pubblico, anche il riconoscimento dell’utilità della stessa da parte dell’ente, il quale può avvenire anche in modo implicito, cioè mediante l’utilizzazione dell’opera o della prestazione secondo una destinazione oggettivamente rilevabile ed equivalente, nel risultato, a un esplicito riconoscimento di utilità, posta in essere senza il rispetto delle prescritte formalità da parte di detto organo, ovvero in comportamenti di quest’ultimo dai quali si desuma inequivocabilmente un giudizio positivo circa il vantaggio dell’opera o della prestazione ricevuta dall’ente rappresentato (Cass. 3322/2010).

 

Se l’azione di indebito arricchimento nei confronti della p.a. è esercitata da un professionista che ha svolto la propria attività senza un valido contratto d’opera professionale, l’indennità prevista dall’art. 2041 c.c. va liquidata nei limiti della diminuzione patrimoniale subita dall’esecutore della prestazione resa in virtù del contratto invalido, con esclusione di quanto lo stesso avrebbe percepito se il rapporto negoziale fosse stato valido ed efficace; pertanto, ai fini della determinazione dell’indennizzo dovuto al professionista, la parcella, ancorché vistata dall’ordine professionale, non può essere assunta come parametro di riferimento, non trattandosi di corrispettivo per prestazioni professionali ma dell’individuazione di una somma che va liquidata, in forza delle risultanze processuali, se ed in quanto si sia verificato un vantaggio patrimoniale a favore della p.a., con correlativa perdita patrimoniale della controparte (Cass. 3905/2010).

 

 

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