Guida in stato di ebbrezza, condanna per lo sforamento minimo
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12 Feb 2016
 
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Guida in stato di ebbrezza, condanna per lo sforamento minimo

Alcoltest: la mancata omologazione del macchinario non invalida la prova se la difesa dell’imputato non dimostra l’inattendibilità.

 

In caso di contestazione del reato di guida in stato di ebbrezza, anche se il tasso alcolico presente nel conducente sfora di pochissimo il limite consentito dalla legge (nel caso di 0,)02, il giudice non può assolvere l’imputato. È quanto stabilito dalla Cassazione con una recente sentenza [1] che, così, contraddice quanto, invece, ha stabilito, in passato, qualche giudice di primo grado (uno tra tutti il tribunale di Napoli).

 

Il giudice, chiamato a valutare la richiesta di emissione del decreto penale di condanna, può deliberare il proscioglimento “solo quando risulti evidente la prova dell’innocenza dell’imputato, o risulti evidente che non possono essere acquisite prove della sua colpevolezza”; pertanto non si può prosciogliere l’automobilista trovato con il tasso alcolico anche di poco sopra il limite basandosi solo su una valutazione di opportunità sul proficuo esercizio dell’azione penale o sulla inoffensività della condotta” [2].

 

Secondo invece il ragionamento del giudice delle indagini preliminari, favorevole al proscioglimento, siccome l’indagato aveva un tasso alcolemico di poco superiore alla soglia penale di 0,80 (con un superamento di 0,05 e 0,02 nelle due prove) non si poteva essere certi del suo effettivo stato di alterazione. Del resto, per il Gip, lo sforamento poteva anche essere frutto della “ineliminabile imprecisione” dell’alcoltest, lo strumento che – come noto – serve ad accertare la misura del tasso alcolico nel sangue del conducente. Inoltre il Gip faceva presente che il Dm 196/1990 nel dettagliare le procedure di accertamento avrebbe stabilito una soglia di tolleranza del 4% per concentrazioni tra 0,40 e 1m/g.

 

In ultimo, tra le contestazioni sollevate dal conducente vi era la mancata omologazione dello strumento.

 

Tali ragionamenti, però, vengono rigettati dalla Cassazione. Riguardo alla contestazione della mancata omologazione dell’alcoltest o del mancato deposito della documentazione attestante la regolarità dell’etilometro [3], la Corte ricorda che si tratta di eccezioni da sole insufficienti a far annullare l’illecito: resta infatti sempre onere dell’automobilista dimostrare il vizio dell’accertamento del tasso alcolico, per via di difetti dell’alcoltest o di errore di metodologia nell’esecuzione.

Inoltre con riferimento ai decimali risultanti dalla misurazione, prosegue la sentenza, il codice della strada [4] non prevede in alcun punto che non se ne debba tener conto [5].

 

Infine, conclude la sentenza, la normativa di settore ha specificato l’obbligatorietà, per gli agenti di polizia, di effettuare almeno due verifiche ad intervallo di cinque minuti “e, tra i risultati ottenuti, di considerare rilevante quello col valore inferiore e che i due accertamenti non possono essere sostituiti dalla combinazione di un accertamento tecnico con un controllo sintomatico”.


[1] Cass. sent. n. 5690/2016 dell’11.02.2016.

[2] Cass. sent. n. 3914/2013.

[3] Cass. sent. n. 42084/2011.

[4] Art. 186 cod. str.

[5] Cass. sent. n. 4967/2013.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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