Equitalia: vietata l’opposizione all’esecuzione contro la cartella
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12 Feb 2016
 
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Equitalia: vietata l’opposizione all’esecuzione contro la cartella

L’estratto di ruolo di Equitalia è prova; inoltre “l’opposizione al pignoramento di Equitalia può avvenire solo se si contesta la pignorabilità dei beni”: il tribunale di Cagliari e la pronuncia che salva tutti gli errori di Equitalia.

 

 

Impossibile difendersi contro il pignoramento di Equitalia se la cartella di pagamento non è mai stata notificata: il contribuente deve sempre soccombere. È questa la paradossale conseguenza che si intuisce leggendo una discutibile decisione emessa ieri dal Tribunale di Cagliari [1].

 

 

Un contribuente riceve un pignoramento da parte di Equitalia, pignoramento che avviene nelle forme ordinarie, ossia con udienza davanti al giudice dell’esecuzione. Equitalia, a sostegno delle proprie pretese, non produce alcuna cartella se non un estratto di ruolo “autenticato” da sé stessa.

Il contribuente si oppone sostenendo di non aver mai ricevuto alcuna notifica delle cartelle di pagamento e che molte di queste risultano ormai prescritte. Equitalia, a sua volta, non fornisce alcuna prova contraria, limitandosi a depositare una serie di fotocopie, peraltro, in molti dei casi, insufficienti a dimostrare l’esatta notifica e/o il deposito alla casa Comunale. Le fotocopie, infatti, si riferiscono ad altri documenti che nulla hanno a che fare con le cartelle per le quali è stato intrapreso il pignoramento. Ma per il giudice [1] tutto questo è regolare. In particolare nel provvedimento vengono sostenuti tre principi quantomeno discutibili… Eccoli.

 

 

L’estratto di ruolo fa piena prova

Secondo il Tribunale è regolare, innanzitutto, la prova fornita dall’estratto di ruolo. Nel provvedimento, il magistrato sostiene che la copia della parte del ruolo relativa al contribuente, munita della dichiarazione di conformità all’originale resa da Equitalia, costituisce prova certa del credito.

Dimentica, però, il giudice che i dipendenti dell’Agente della Riscossione non hanno la qualifica di pubblici ufficiali (come invece viene sostenuto nell’ordinanza) e che l’incapacità di questi di autenticare qualsiasi documento è stata già messa in evidenza dall’unanime giurisprudenza di tutta Italia.

Dimentica altresì il giudice che, anche secondo la Cassazione [2] l’estratto di ruolo non è prova. Equitalia, al contrario, è tenuta ad esibire a dimostrazione della correttezza del proprio credito: 1) la ricevuta di ritorno della raccomandata a.r. con cui è stata notificata la cartella di pagamento oppure della relata di notifica; 2) la copia della cartella di pagamento.

 

 

Contro le imposte sui redditi non si può sollevare opposizione all’esecuzione

Contro i ruoli a carattere tributario “l’opposizione all’esecuzione è inammissibile”: si legge nell’ordinanza che le opposizioni contro il merito del tributo [3] non sono mai ammesse, se non per contestare la pignorabilità dei beni.

Così ragionando, però, si arriva alla paradossale conseguenza secondo cui ad Equitalia converrebbe sempre avviare il pignoramento senza prima notificare alcuna cartella visto che, stando alla tesi sostenuta dal tribunale di Cagliari [1], non sarebbe possibile contestare il merito della pretesa. Equitalia si potrebbe così mettere al sicuro da ogni contestazione sul “è dovuto o non è dovuto” semplicemente avviando subito il pignoramento, senza prima far sapere nulla al presunto debitore.

 

 

La cartella mai notificata deve essere contestata entro 20 giorni dalla notifica (inesistente)

Il terzo e assurdo concetto sostenuto dal tribunale di Cagliari [1] è che “il debitore non può dolersi della illegittimità della notifica delle cartelle poiché tale censura deve essere fatta valere [4] entro 20 giorni dalla notifica”, notifica che però – il giudice lo dimentica – non c’è mai stata.

 

In sintesi, secondo il giudice [1]:

 

– contro le cartelle mai notificate non è mai possibile sollevare un’opposizione sul merito del tributo;

 

– l’unica opposizione possibile contro le cartelle mai notificate deve essere sollevata entro 20 giorni dalla notifica (quale notifica? N.d.r.);

 

– l’unica opposizione possibile contro le cartelle per imposte sui redditi è solo sulla pignorabilità dei beni: tutti gli altri tipi di vizi, invece, si sanano automaticamente.

 

 

La condanna alle spese

Non contento di tutto ciò, il giudice condanna il ricorrente alle spese processuali (ben 3.500 euro) per aver richiesto solo la sospensiva del procedimento, mentre il giudizio di merito deve ancora iniziare.


[1] Trib. Cagliari, dott. Stefano Greco, ord. del 10.02.2016.

[2] la Cassazione e la giurisprudenza di merito affermano l’inidoneità dell’estratto di ruolo a provare il contenuto della cartella di pagamento (Cass. sent. n. 16929/2012, n. 154967/2010, CTP Bari sent. n. 27/09/2013). Difatti l’estratto di ruolo non prova la notifica della cartella per due ordini di motivi:

– poiché l’estratto, in quanto tale, è meramente riproduttivo di una o più parti della cartella, eliminate a discrezione della parte attestatrice, che però se ne vuole avvalere in giudizio.

– poiché l’estratto è dichiarato conforme dallo stesso concessionario il quale non ha potestà di autenticazione di atti dallo stesso formati.

Sempre sulla negazione di valenza probatoria dell’estratto di ruolo in merito al credito e alla notifica, si veda anche la pronuncia della CTR di Milano secondo cui, in sede giudiziaria, il principio dell’onere della prova impone ad Equitalia di esibire il titolo su cui si basa il proprio credito e cioè la cartella esattoriale con tutte le attestazioni dell’avvenuta notifica della stessa. Non è sufficiente, dunque, il semplice estratto di ruolo in quanto “esso è un semplice atto interno di parte a cui la legge non conferisce alcuna valenza di veridicità” (CTR Milano sent. n. 63/14/13).

Come ripetutamente affermato dalla Cassazione e dalla giurisprudenza di merito, Equitalia è tenuta ad esibire, a riprova del rispetto della sequenza procedimentale prodromica all’esecuzione forzata: a) la ricevuta di ritorno della raccomandata con la quale è stata notificata la cartella di pagamento ovvero la relata di notifica; b) la copia della cartella di pagamento. Solo in tal modo, il Concessionario può dare piena prova sia del contenuto che della notifica della cartella (CTP Genova sentenza n. 11/01/2012 del 2005; CTP Parma sentenza n. 15/07/2010 e 40/01/2010, TAR Calabria sentenza n. 301 del 2009).

Difatti, ai fini della prova del contenuto dell’atto presuntivamente inviato (nel caso di specie, cartella di pagamento), è necessario depositare in giudizio tanto le cartelle stesse quanto le relative relate di notifica. D’altronde, in caso di contestazione, è onere di chi pretende che dalla ricezione di un atto derivino determinati effetti giuridici dimostrarne il reale contenuto (Cass. 10021/2005).

[3] Art. 615 cod. proc. civ.

[4] Art. 617 cod. proc. civ.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
12 Feb 2016 Cavallotti Maurizio

Vergognoso. Questo giudice non capisce un cavolo né di procedura né di riscossione esattoriale. Facciamo da anni cause contro Equitalia e non ho mai letto qualcosa del genere. Una vergogna per l’Italia. Il Csm dovrebbe mandare a casa persone così.

 
12 Feb 2016 povera italia

NON HO PAROLE, ALLIBITO!!!!

 
12 Feb 2016 Romina

“La Legge per Tutti”, ma che si fa in questi casi? si può denunciare un giudice così? Oltre all’appello cosa si può fare? Io intanto condivido questo articolo. E’ giusto che la cosa arrivi al Presidente del Tribunale di Cagliari