Come si valuta il danno
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13 Feb 2016
 
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Come si valuta il danno

Il giudice deve valutare il danno patrimoniale e non patrimoniale seguendo regole determinate: vediamo quali.

 

Il risarcimento dovuto al danneggiato è determinato dal giudice secondo regole comuni alla responsabilità contrattuale.

 

In particolare:

 

— il risarcimento deve comprendere sia la perdita subita (danno emergente) sia il mancato guadagno (lucro cessante) (art. 1223). Il lucro cessante è valutato dal giudice con equo apprezzamento delle circostanze del caso (art. 2056, co. 2);

 

— se il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare, è liquidato dal giudice con valutazione equitativa (art. 1226);

 

— se il fatto colposo del danneggiato ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l’entità delle conseguenze che ne sono derivate (art. 1227, co. 1). Il risarcimento è escluso per i danni che il danneggiato avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza (art. 1227, co. 2);

 

— limite alla entità del danno risarcibile è rappresentato dalla cd. compensatio lucri cum damno, istituto relativo alle ipotesi in cui il fatto produttivo di danno sia al contempo produttivo di un vantaggio nella sfera giuridica del danneggiato.

 

 

In questi casi, sempre che il fatto produttivo del danno e del vantaggio sia unico e sempre che ricorra un unico nesso di causalità tra il fatto e le conseguenze sia positive che negative, il danno risarcibile deve essere decurtato del vantaggio.

 

Si ricordi, infine, che se il fatto dannoso è imputabile a più persone, tutte sono obbligate in solido al risarcimento del danno (art. 2055).

 

La valutazione del danno non patrimoniale, nei diversi aspetti di cui tale categoria si compone (danno biologico, danno morale e danno esistenziale), deve essere effettuata applicando criteri che consentano la maggiore approssimazione possibile al risarcimento integrale, tenendo conto delle caratteristiche specifiche della lesione (personalizzazione del danno) Ciò non significa che il giudice debba sempre e comunque aumentare i valori risultanti dalle eventuali tabelle adottate dall’ufficio giudiziario cui appartiene. Tale variazione è necessaria soltanto in presenza di situazioni di fatto che si discostino in modo apprezzabile da quelle ordinarie. Questo aspetto assume particolare importanza in caso di danni arrecati a soggetti particolarmente vulnerabili, quali ad esempio i minori e i disabili.

 

 

Le tabelle milanesi e la giurisprudenza romana ribelle

Le tabelle sul risarcimento del danno non patrimoniale elaborate dal tribunale di Milano sono quelle maggiormente applicate dalle corti di merito e, pertanto, sono le più idonee a essere assunte come parametro generale di valutazione dell’entità del risarcimento, con l’apporto dei necessari e opportuni correttivi ai fini della menzionata personalizzazione del danno. In altri termini, le tabelle di Milano hanno assunto, nel tempo, una vocazione nazionale, in quanto contengono parametri di valutazione del danno idonei, più di altre tabelle, a tradurre in concreto l’attività equitativa del giudice nella determinazione del danno e a evitare (o quantomeno ridurre), al di là delle diversità delle condizioni economiche e sociali dei diversi contesti territoriali, ingiustificate disparità di trattamento (Cass. 14402/2011).

 

Il tribunale di Roma, tuttavia, rifiuta l’utilizzo incondizionato delle tabelle milanesi, ritenendo che, ai fini del risarcimento del danno non patrimoniale derivante dalla lesione dell’integrità psicofisica, il giudice non è tenuto a utilizzare sempre e comunque le tabelle milanesi ma ha soltanto l’obbligo di procedere, utilizzando anche altre tabelle, a una liquidazione che non sia gravemente difforme dai parametri milanesi (Trib. Roma 25-10-2011).

 

 

Danni diretti e indiretti

Il danno risarcibile è quello che costituisce conseguenza immediata e diretta del fatto illecito (arg. ex art. 1223).

Peraltro, secondo la giurisprudenza prevalente, anche il danno indiretto deve considerarsi risarcibile quando esso si collega alla condotta illecita «secondo il corso ordinario delle cose», cioè in base ad un nesso di causalità regolare.

 

 

Danni presenti e futuri

Il danno, per essere risarcibile, deve essere attuale, cioè certo ed effettivo al momento della pretesa al risarcimento.

 

Sono tuttavia risarcibili anche i danni che si proiettano nel futuro, cioè quelle conseguenze dannose che non si sono verificate al momento dell’illecito, sia contrattuale che extracontrattuale, ma che appare verosimile e probabile che si verificheranno in futuro.

 

In questo ambito rientra la problematica della cd. perdita di chance, cioè di occasioni favorevoli che non fanno acquisire immediatamente una posizione di vantaggio al titolare, ma gli danno la possibilità di acquistarla in futuro.

 

Sul punto la giurisprudenza appare oscillante, sebbene in alcune recenti sentenze abbia riconosciuto la risarcibilità del danno derivante al lavoratore dalla sua illegittima esclusione dalla partecipazione ad un concorso ove questa determini la perdita della possibilità di conseguire il superamento del concorso; tale possibilità deve essere provata dal lavoratore e valutata secondo un criterio di verosimiglianza della probabilità di superamento della selezione, superiore alle probabilità di evento sfavorevole (CIAN-TRABUCCHI).

 

Riconducibile alla tematica dei danni futuri sono i cd. danni permanenti, relativi cioè ad una lesione dell’integrità fisica che determini una certa inabilità al lavoro protratta nel tempo. Il giudizio relativo alla liquidazione del danno risarcibile non è equitativo, ma si basa su parametri tabellari.

 

 

 

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