Legge Pinto: danno da eccessiva durata del processo
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13 Feb 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Legge Pinto: danno da eccessiva durata del processo

Quando si può chiedere il risarcimento del danno da eccessiva durata del processo?

 

Chi ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale per l’eccessiva durata del processo ha diritto a un’equa riparazione (art. 2 L. 89/2001).

 

Nell’accertare la violazione il giudice valuta la complessità del caso, l’oggetto del procedimento, il comportamento delle parti e del giudice durante il procedimento, nonché quello di ogni altro soggetto chiamato a concorrervi o a contribuire alla sua definizione.

 

Si considera rispettato il termine ragionevole se il processo non eccede la durata di tre anni in primo grado, di due anni in secondo grado e di un anno nel giudizio di legittimità. Si considera comunque rispettato il termine ragionevole se il giudizio viene definito in modo irrevocabile in un tempo non superiore a sei anni.

 

L’art. 2bis L. 89/2001, inserito dal D.L. 83/2012, aggiunge che il giudice liquida a titolo di equa riparazione una somma di denaro, non inferiore a 500 euro e non superiore a 1.500 euro, per ciascun anno, o frazione di anno superiore a sei mesi, che eccede il termine ragionevole di durata del processo.

 

L’indennizzo è determinato a norma dell’art. 2056 c.c., tenendo conto:

 

−   dell’esito del processo nel quale si è verificata la violazione del termine ragionevole di durata del processo;

−   del comportamento del giudice e delle parti;

−   della natura degli interessi coinvolti;

−   del valore e della rilevanza della causa, valutati anche in relazione alle condizioni personali della parte.

 

La misura dell’indennizzo non può in ogni caso essere superiore al valore della causa o, se inferiore, a quello del diritto accertato dal giudice.

 

 

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