Rumori del vicino di condominio: come farlo smettere
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14 Feb 2016
 
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Redazione
 


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Rumori del vicino di condominio: come farlo smettere

Normale tollerabilità: quando le pareti sono correttamente isolate è necessario avviare la causa in tribunale se neanche la diffida legale o la richiesta bonaria dell’amministratore sortiscono effetti.

 

Quanto nell’appartamento si sentono troppi rumori, le cause possono essere solo due: o il vicino è maleducato, oppure le pareri dell’edificio non sono ben isolate. Riguardo a quest’ultima causa, la normativa sull’isolamento acustico [1] stabilisce alcuni parametri per definire il limite sotto il quale la parete si può dire non a regola: 50 dB (decibel) per le pareti che separano i diversi appartamenti tra loro (i muri, cioè, orizzontali); 64 dB per i pavimenti che separano, in senso verticale, gli appartamenti; 40 dB per l’isolamento della facciata dell’edificio rispetto ai rumori esterni della strada; 35 dB per gli impianti idrosanitari e gli scarichi degli appartamenti vicini, ascensori e autoclavi.

Se sentite ogni singola parola del vostro vicino, quando questi parla con tono pacato, è chiaro che il problema è uno scarso isolamento acustico e, in tale ipotesi, la causa andrà effettuata al costruttore se non sono passati 10 anni dall’ultimazione dell’immobile. Un isolamento corretto dovrebbe consentire di non sentire nulla del vociare dei vicini. Sempre che questi, come detto, rispettino i crismi dell’educazione.

 

 

Rumori che superano la normale tollerabilità

Quando invece i rumori derivano da oggetti strisciati sul pavimento, da impianti non correttamente funzionanti (si pensi al condizionatore o allo scaldabagno), dallo stereo o dalla tv ad alto volume, o infine dagli schiamazzi notturni (feste, ecc.), allora non entrano più in gioco i decibel ma un concetto più vago: la normale tollerabilità. Se la soglia dei rumori, infatti, viene ritenuta “intollerabile”, allora la causa può essere fatta contro il vicino rumoroso. Si tratta di un’azione civile volta a ottenere il risarcimento del danno. Scatta invece il reato di disturbo della quiete delle persone se, ad essere disturbato, non è solo il singolo vicino o il dirimpettaio, ma un numero indeterminabile di persone (si pensi alla molestia arrecata a tutto il quartiere da un altoparlante, installato dal bar, che diffonda musica). Se l’azione civile si inizia con un atto di citazione notificato dall’avvocato, quella penale richiede invece una semplice denuncia sporta da uno dei soggetti danneggiati alla più vicina stazione dei Carabinieri o depositata presso la Procura della Repubblica.

 

Sia l’azione civile che quella penale presuppongono, comunque, che il rumore abbia superato la normale tollerabilità: la valutazione può essere fatta dal giudice. Ma come fa il magistrato a valutare qualcosa che, ovviamente, è difficile che si verifichi in corso di causa? Potrà ricorrere ai testimoni. Di questo ci occuperemo tra breve.

 

 

Come far smettere i rumori senza causa

Per far cessare i rumori del vicino potrebbe essere, a volte, sufficiente la semplice diffida dell’avvocato. Inutile coinvolgere l’amministratore di condominio, poiché questi non è deputato alle liti tra condomini, salvo che sia stato violato il regolamento condominiale. L’amministratore, tuttavia, potrebbe intervenire in via “ufficiosa”, al di là dei propri poteri, svolgendo un ruolo da paciere e tentando di porre rimedio al litigio.

Inutile anche segnalare l’accaduto al sindaco. Come detto, i Carabinieri intervengono solo quando vi siano gli estremi del reato, ossia quando il disturbo è tale da arrecare pregiudizio non a pochi appartamenti.

 

 

La causa in tribunale per far smettere i rumori del vicino

Se neanche la lettera dell’avvocato dovesse sortire effetti, l’unica soluzione resta la causa civile. Eventualmente si può valutare anche un ricorso in via d’urgenza che, sebbene non consenta di ottenere il risarcimento del danno (come invece la causa ordinaria) garantisce quantomeno tempi più celeri. In tal caso, comunque, una volta ottenuta l’ordinanza con l’ordine di cessazione dei rumori, si potrebbe sempre ricorrere, in un momento successivo, al giudizio per il risarcimento del danno.

 

 

La prova dei rumori del vicino

Come si diceva prima, uno dei problemi che potrebbe sorgere in corso di causa è dimostrare che il vicino è stato rumoroso. Di certo una perizia potrebbe fare poco: il consulente dovrebbe piazzarsi giorno e notte nella casa del danneggiato e attendere che il vicino sia così sciocco, a causa ormai iniziata, dal ripetere le condotte illecite.

Così il giudice può servirsi dei testimoni. In questa cornice, ci si può servire di chiunque: parenti, amici che sono stati ospiti, persino il coniuge. Se l’amministratore ha avuto personale contezza dei rumori potrebbe testimoniare (ma è difficile che lo farà, preferendo sempre assumere un comportamento neutrale ed estraneo alle liti personali).

 

A riguardo, la Cassazione ha chiarito, con una recente sentenza [2], che il superamento della normale tollerabilità dei rumori provenienti da un appartamento può essere testimoniato anche dagli altri condomini, senza necessità di nominare un consulente tecnico d’ufficio. La deposizione, peraltro, non è invalidata dal fatto che i testi abbiano presentato un esposto in Questura in relazione allo stesso problema. Infatti, l’unica cosa che rileva, al fine di escludere un’incompatibilità a testimoniare (circostanza che scatta quando il teste ha un interesse diretto alla causa), è che le loro abitazioni siano poste in una posizione diversa da quello in cui vive chi lamenta il fastidio.

 

La Cassazione, nel confermare le pronunce di merito, ha stabilito che l’entità dei rumori e il superamento del limite della normale tollerabilità può essere “oggetto di deposizione testimoniale”, spettando poi al giudice valutare l’attendibilità e la congruità delle dichiarazioni rese. Quanto poi alla presunta incapacità a testimoniare il collegio di legittimità ha chiarito che l’interesse che può determinare l’esclusione dalla lista testi sussiste solo nel caso in cui gli appartamenti abitati da chi depone si trovino nella medesima posizione di quello dell’attrice, così come irrilevante deve ritenersi la presentazione dell’esposto in Questura.

 

 

Quanto chiedere per il risarcimento del danno?

Secondo la sentenza della Cassazione richiamata sopra, il danno si presume sempre esistente: non c’è quindi bisogno di dimostrare di aver passato notti insonni, di aver subito stress e di non aver potuto lavorare con pienezza di energie. Né è necessario procurarsi certificati medici. Qualora vengano accertati i rumori superiori alla normale tollerabilità l’esistenza del danno si presume sempre. In tal caso il giudice quantificherà la somma secondo quanto più giusto gli apparirà nel caso concreto (è la cosiddetta valutazione in via equitativa).

È chiaro, però, che se il condomino ha subito un ulteriore danno (si pensi al soggetto che soffre di fibrillazioni o al malato sottoposto a cure salvavita che non ha potuto riposare peggiorando il proprio quadro clinico), e tale danno è documentabile, potrà chiedere un risarcimento aggiuntivo.


[1] DPCM n. 5/12/1997.

[2] Cass. sent. n. 2864/16.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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